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Cosa significa, adesso? E’ tutta questione di tempo

di Umberto Minopoli

Einsteinismi. Quanto dura un attimo? Che significa contestualità? Noi possiamo parlare di attimo o contestualità quando di un evento possiamo dichiarare: è accaduto “adesso”. Cosa è l’adesso di un evento? Se esso accade nello stesso luogo e allo stesso tempo che l’osservatore rileva. Quando possiamo dire che un evento “accade” proprio ora? Quando noi ne abbiamo informazione. In due modi: un segnale (elettromagnetico), partito dall’evento, raggiunge i nostri occhi ( cioè, lo vediamo accadere); oppure il segnale (l’Informazione dell’evento) ci raggiunge (sempre come segnale elettromagnetico) per vie indirette (telefono, radio, o tv ad esempio).

Non c’è altro modo di dire di un evento: “è accaduto adesso, proprio ora”. Ecco la contestualità. Possiamo definire, dunque, “l’adesso”, il presente, come quella frazione del tempo che dura un istante: il tempo, infinitamente breve, che un segnale impiega, alla velocità della luce (300.000 km/s) per viaggiare dall’evento ai nostri occhi (orecchie, o altri sensi).

Neppure l’istante è istantaneo. Anche una cosa che vediamo accadere adesso ha una durata: il tempo che il segnale di luce (elettromagnetico) impiega per raggiungerci. Qui sulla Terra, alla velocità della luce, un segnale impiega pochissimi nanosecondi (miliardesimi di secondi ) per raggiungerci. Per questo abbiamo l’impressione che “adesso sia adesso, proprio ora” e che non abbia una durata ( in realtà dura nanosecondi). Niente è veramente contestuale. Ogni volta che di una cosa diciamo “accade adesso”, in realtà è gà accaduta e sta nel passato (di pochi nanosecondi). Perché la luce (il segnale) ha una velocità finita, non infinita e istantanea.

Quando si tratta di nanosecondi di intervallo possiamo trascurarlo: il nanosecondo è così impercettibile e breve che possiamo, tranquillamente, definirlo “adesso”. Dunque: il presente, l’adesso, è quella frazione del tempo che ha una durata “quasi” istantanea, di nanosecondi. E poi svanisce nel “passato”.

Daccordo? Sembra scontato, palese, ovvio che sia così. Invece è falso. E’ un’illusione. Basta ragionarci un po’ e ci accorgiamo che l’adesso, il “proprio ora” (l’istantaneità, il presente indiscutibile, la contestualità) non esiste. E’ una chimera. Vale solo sulla terra (o in qualunque posto in cui io e voi siamo legati da un tempo luce, trascurabile, di pochi nanosecondi). Appena questo tempo luce si allunga, il presente istantaneo svanisce, non esiste più. Ciò accade appena esco dalla nostra atmosfera ed entro nello “spazio”: l’adesso di un evento che accade sulla terra, se io stessi sulla luna durerebbe non più un trascurabile nanosecondo, ma un secondo e mezzo (il tempo di un segnale per andare dalla terra a me sulla luna); su Marte durerebbe tre minuti, sul sole otto minuti, sulla stella più vicina, Proxima Centauri, 4 anni e mezzo, nella Galassia di Andromeda…2 milioni e mezzo di anni.

Dove finisce, con questi tempi, l’adesso, la contestualità? E’ proprio vero ciò che dice Einstein: “il tempo, unico ed uguale per tutti, non esiste”. Il tempo si dilata, ha durate diverse a seconda di dove sei e come ti muovi. Esempio: cosa c’è di più contestuale di una telefonata? Una domanda che ottiene (in un nanosecondo) una risposta? Esiste qualcosa che più di questo si possa chiamare presente, “proprio ora”, attimo, contestualità?

Pensateci non esiste: il presente, l’attimo, la contestualità è il tempo che passa tra una domanda ed una risposta. Sulla terra è un nanosecodo. Ma se sto su Marte è di sei ore (tra domanda e risposta). Nella galassia di Andromeda due milioni e mezzo di anni. Tanto durerebbe l’attimo, l’adesso! Questi intervalli di tempo sono una sorta di presente dilatato”. Non ci sarà mai possibilità, ci dice Einstein, di accorciare questi intervalli di tempo. E’ legge di natura (la velocità della luce non può essere battuta).

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