Nel Pd tutti contro tutti, De Luca ‘balla da solo’: riconferma a rischio
Agosto 7, 2019
Cosa significa, adesso? E’ tutta questione di tempo
Agosto 9, 2019

Crisi sotto l’ombrellone: se a Salvini riesce il bluff, non ci resta che piangere

di Gennaro Prisco

Ombrelloni e voto. Mare e schede elettorali. Lidi e Lega. Pizze di maccheroni e idromassaggi leghisti. Tour per Patrizia con la 127 blu dello Stato e su e giù per la penisola.

Ma qualcosa non sta andando per il verso giusto, Giuseppe Conte, il primo ministro, non ha accolto l’invito a farsi da parte che il  Capitano gli ha portato fin sulla sua scrivania a Palazzo Ghigi.

E’ lì, la sorpresa: “sfiduciami in parlamento, in quella sede devi spiegare il perché hai deciso di mandare in crisi il governo e strappare il contratto”.

Il Capitano si è infuriato. Ha avvertito, come fa un bambino dinanzi ad un diniego di un suo capriccio, che il babbo si era rotto di passare come un serviente.

Eppure, Giuseppe Conte glielo aveva già fatto capire che non si sarebbe fatto da parte senza reagire. Lo aveva fatto presentandosi al posto suo in parlamento per rispondere alle richieste di chiarimenti degli affari della Lega con l’entourage di Putin.

Il Capitano sa  che oggi è il tempo della raccolta piena, domani non si sa. Basta una grandinata di rubli russi, o l’aumento dell’Iva, o che l’opposizione trovi la strada per organizzarsi e mobilitarsi per sconfiggerlo alle urna.

Che figo Salvini. Un vero maschio. Erotica pancia italiana che ha messo fine alla prova costume. Tanto mare e tanto sole e tanta bava con un solo obiettivo: comandare.

Vinceremo, in marcia su Roma, camerati leghisti, popolo frustrato tocca a noi governare il Paese. Correremo da soli e siano benedetti quelli che hanno sconfitto Matteo Renzi sulla riforma costituzionale.

Tocca a noi ed io sarò il premier e la madonna degli hamburger benedirà le mie soste negli autogrill e nei resort.

Ma Giuseppe Conte ha detto no. Si va in parlamento, e lì il partito di maggioranza ha bruciato i consensi, come paglia seccata, vedrà materializzare il fallimento del capo politico, di quel Di Maio che in nome del governo ha buttato a mare umanità e onestà.

Il Capitano sa che in suo favore stiamo al passaparola, come lo fu per i Cinque Stelle nel 2018 e per Matteo Renzi nel 2014.

Al voto, al voto e l’autunno prossimo i leghisti nazionali difenderanno i loro miseri interessi e vedranno ladri ovunque e spareranno a vista, e faranno ohh a ogni crimine domestico.

In mancanza di una risposta popolare alternativa di segno opposto, che manco si vede da lontano, il mare d’estate sta per offrire alla Lega l’onda perfetta che consegnerà il Paese nelle mani, non di Giancarlo Giorgetti, come alcuni pensano, ma dell’ex frontman che si è proclamato Capo.

Capitano, mio capitano, come è affilata la spada di Alberto da Giussano. L’unica cosa a non essere mai cambiata in tutti questi anni di grandi trasformazione di un partito nato lombardo e finito sovranista nazionale. 

Non è più il giovanotto nullafacente del “Pranzo è servito”. Adesso è un nullafacente pop. Appalusi e grigliate. Spiaggia e voto. Ha deciso: sotto le stelle d’estate il trash politico. Contratto di governo stracciato. Fine del Movimento del “vaffa” e fine pure di ogni opposizione organizzata.

Se gli riesce il bluff, non ci resta che piangere. E ciò che si affermerà sarà una prassi di  governo autoritario con il pieno controllo del parlamento. E l’Italia sarà regionalizzata e ognuno farà come gli pare e l’unità della nazione finirà per perdere il tacco. Perché il tacco viene dopo la suola veneta di Zaia.

Povero Presidente Mattarella, è toccato a lui l’eredità di un Paese che ha deciso di farsi del male, di regredire come tessuto sociale nel suo complesso.     

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, viene eletto nel 2015. Dopo che l’anno prima per l’impossibilità di accordo viene rieletto il Presidente uscente Giorgio Napolitano.

Al governo del Paese c’è Matteo Renzi, terminerà il suo mandato nel 2016, dopo la sconfitta referendaria. Gli succederà Paolo Gentiloni e nel 2018 a fine legislatura il voto consegnerà, senza il mandato degli elettori, il governo nelle mani della Lega che ha vinto le elezioni doppiato dai Cinque Stelle, ma con una capacità di imporre l’agenda politica individuando negli immigrati i nemici, declinando le paure dovute alla sicurezza a questo fenomeno, facendo approvare dai Cinque Stelle leggi disumane che prevedono che sono da ritenersi dei criminali chi aiuta gli altri e degli eroi chi spara al ladro, o ai fantasmi che abitano la mente di una società in cui i morti si stanno mangiando i vivi.

Dunque, presto si voterà per rinnovare il parlamento. I sondaggi ci dicono che la Lega e Fratelli d’Italia hanno la maggioranze in entrambe le camere. Ci dice che i Cinque Stelle stanno squagliandosi, vengono dati al 14%. Ci dice che Berlusconi è definitivamente tramontato. Ci dice che il Pd è in crescita, ma che non ha alcuna attrazione. Diciamo che cresce per mancanza di offerte diverse.

Ecco, ai nastri di partenza si andrà così con l’incognita di cosa farà Giuseppe Conte, a cui i sondaggi attribuiscono il 10% dei consensi e che potrebbe essere la sorpresa che non ti aspetti e rianimare il Movimento Cinque Stelle con l’uscita di scena di Luigi Di Maio.

Ciò che è certo che per l’Italia vivrà nei prossimi mesi una corsa contro il tempo e chi vuole fermare l’avanzata trionfale della Lega non può fare finta di niente, dovrà scegliere, se è il caso, anche il male minore che poi tanto minore non è se si tratta di rimettere al centro del proprio agire politico la Repubblica e dare valore alla Carta Costituzionale che non riconosce i Primi, i Secondi e i Terzi ma l’insieme degli italiani, indipendentemente da come la pensano, come cittadini uguali dinanzi ai Diritti e ai Doveri.

Ciò che gli antileghisti o antifascisti non possono fare è rintanarsi sull’Aventino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *