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I deliri di onnipotenza di Salvini, disinnescati da un grande Conte, che da ‘testa di legno’, si eleva a nuovo statista del prossimo governo

L’estate, il suo caldo e in particolare le due settimane centrali intorno a Ferragosto ancora una volta si dimostrano fatali. Accade di tutto in questo periodo, fra processioni e fuochi di artificio in onore della Madonna Assunta nelle centinaia di amene località turistiche, purtroppo si alternano disgrazie un pò in ogni dove, e chissà per quale misterioso motivo Ferragosto incide così tanto nel rapporto fra la vita e la morte e i destini delle persone che fra mare, monti consumano le loro agognate vacanze fra un eccesso e l’altro. Stavolta tocca eccedere persino ad un importante esponente del governo di un Paese sempre più allo sbando a causa di un totale vuoto di potere a causa di una classe dirigente sempre più incapace che rende la nostra Italia lo Stato più fermo fra quelli dell’Unione Europea. Ma stavolta, seppure incautamente, a dare la scossa a questa stagnazione politica è bastata una giornata in spiaggia fra moto di mare, dj e mojiti di un esaltato arruffapopolo di ultima generazione politica, tal Matteo Salvini, che inebriato dai populistici consensi conquistati dal suo razzismo imperante mascherato da falso patriottismo, argomento che da sempre fagocita il peggior amor patrio di una nazione che degrada progressivamente a tal punto, che Salvini si è sentito in diritto di poter staccare la spina ad un governo che lui stesso ha forzato per potervici entrare, alleandosi dopo le elezioni con l’emergente e vincente partito di Grillo, tradendo la sua stessa coalizione e Berlusconi, il quale si è cresciuta questa serpe in seno che al momento giusto gli ha voltato le spalle all’indomani del voto, pur di occupare le stanze del potere di quella città che i suoi compagni di merende un tempo chiamavano Roma ladrona. Ebbene il buon Matteo a Roma ladrona come si dice a Napoli, vi ‘ è entrato di secco e si è messo di chiatto’. Deve essere tutta colpa del nome, quello ultimamente più in voga fra i quarantenni rampanti delle ultime stagioni politiche nazionali, e analogamente al suo omonimo di precedente governo, quest’altro Matteo dovrà aver immaginato fra i fumi dell’alcol di aver raggiunto una popolarità tale da fargli decidere di personalizzare a suo vantaggio il consenso e imporre ad una nazione che dal 9 agosto 2019 in poi si dovrà fare a modo suo. Noi italiani siamo un popolo strano, controverso, quasi da sempre dominato, si adora l’uomo forte, se ne ha un bisogno viscerale e a turno ogni volta che si presenta il personaggio politico in grado di incarnare e rappresentare una parvenza di personalità tale da potervicisi affidare ecco che emergono personaggi che in qualche modo sanno parlare alla pancia e al cuore degli italiani ma non alla mente, spesso offuscata da bevande alcoliche, notti di sesso e megalomanie varie. Senza voler citare la storia peggiore per non cadere nel pecoreccio patetico, rifacciamoci agli ultimi venti/trenta anni, dove personaggi come Craxi, per non dire di tutta la precedente nomenklatura democristiana fra le varie correnti della vecchia Dc, poi i vari Di Pietro, Berlusconi, Bossi, e prima di Salvini, Renzi, tutti in qualche modo hanno saputo affascinare e solleticare il consenso plebiscitario della gente, che non vedeva l’ora di potersi affidare anima e corpo nelle promesse elettorali di questi pseudo rivoluzionari moderati fra cattofascisti e cattocomunisti che hanno saputo cavalcare ognuno nel proprio periodo di gloria questo vacuo ma prestigioso bel paese, godendosi tutti, indistintamente i privilegi che il potere elargisce a piene mani, grazie ad una popolazione molto facile a farsi abbindolare e ad accettare di essere vessati oltremodo addirittura idolatrando questi furbastri e la loro dolce vita alla guida del Paese. Inutile stare qui a ripercorrere le vergognose storiacce della prima e seconda Republica, costellate da vari scandali, corruzioni e canonici ‘magna magna’ a cui tutti paertecipano alle spalle di un popolo che a sua volta si adegua allo stile italico fottendo il prossimo a sua volta. A nostro modo analizziamo in parte quest’ultima vicenda politica emersa a cavallo di ferragosto quando un bel dì dal cielo terso, l’onorevole, nonchè Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, fra una scorazzata a bordo di una moto di mare gentilmente concessagli delle forze di publica sicurezza, una consolle in spiaggia sparando cazzate e musica a palla, qualche abbondante sorso di cocktail superalcolici tanto in voga fra i giovani italiani, palestrati, ipertatuati, superabbronzati e omnipresenti fra un social e i più famosi lidi balneari italiani, quando improvvisamente questo pittoresco personaggio padano decide in un momento di delirio di onnipotenza che è venuto il suo giorno di gloria, mandando a puttane in un attimo tutto il lavoro fatto con i propri alleati di governo, a suo dire colpevoli a torto o a ragione di non sottostare ai suoi frequenti e assolutistici diktat formulandogli a suo dire troppi no. Ebbene, detto fatto e il buon Matteo decide che essendo l’Italia totalmente ai suoi piedi, cestinare immediatamente questo Governo e rifarne un altro i cui pieni poteri reclama esortando al voto immediato, manco si trattasse di votare al’amministratore del condominio e nemmeno in quel caso sarebbe facile. E’ talmente ridicola e pretestuosa, per quanto grave l’operazione demolizione del governo, che lui stesso tardivamente e goffamente pensa a rimediare all’errore con altri errori di comunicazione che probabilmente gli hanno fatto perdere la faccia e di conseguenza una buona parte del consenso che pure era stato capace di conquistarsi a furia di post e dirette facebook conditi da trasformismi vari indossando all’occorrenza e da consumato influencer , divise militari in questa operazione di marketing dell’uomo che non deve chiedere mai, al punto che quella parte della nazione più superficiale, ma desiderosa come sempre di essere rappresentata da un vero dominatore, improvvisamente si è come risvegliata dal sogno, e dagli applausi e i consensi che gli elargivano in tutto lo stivale, improvvisamente gli applausi si sono trasformati in fischi, pernacchie e urlacci fino a fargli abbandonare questi tour che lo vedevano come il nuovo guru della politica italiana. Ormai il dado è tratto, malgrado i pentimenti masherati dalla solita prosopopea il buon Matteo Salvini deve essersi reso conto che lui stesso si è andato ad infilzare come un pollo nello spiedo del Parlamento ed ha scelto proprio il periodo peggiore per farlo, disturbando colleghi e italiani dalle proprie sacre vacanze per creare questo casino in modo infantile, per un capriccio, come un qualsiasi adoloscente ‘scassacazzi’ riesce naturalmente a creare ad ogni suo comportamento. Il vero prolema è che non si ha a che fare con un adolescente, ma con uno che ancora oggi amministra la sicurezza, e non solo, di una nazione europea importante per quanto decaduta. Stiamo parlando di uno che ha tradito il suo principale alleato pur di governare e che poi ancora una volta ha tradito i suoi nuovi alleati, i veri vincitori delle elezioni, che lo hanno accolto loro malgrado. Salvini in questo periodo di governo comunedeve essersi convinto, così come appariva a tutti, di essersi mangiato a colazione il suo collega Di Maio inesperto, dalla faccia pulita, la qual cosa deve avergli provocato un’indigestione che lo ha portato a sbracare . Ebbene, fortunatamente non è andata come il vangelo secondo Matteo Salvini pretendeva, allo stesso modo come in passato non è andata come il Vangelo dell’altro Matteo, Renzi, avrebbe preteso. le personalizzazioni in politica se non ti chiami Adolf o Benito non sono mai vincenti ammesso che lo siano mai state. In tutto questo delirio di onnipotenza emerge finalmente netta la personalità moderata ma ferma del premier professionista Conte, mortificato fino a ieri nel ruolo di testa di legno di una coalizione di governo forzata, come spesso accade a causa delle nostre leggi elettorali che prevedono questi inciuci di cui poi non bisognerà meravigliarsi o lamentarsene dal momento che tutti le hanno volute. Ora se queste regole produranno l’ennesimo inciucio perchè il Movimento cinque stelle da vincitori delle passate elezioni una volta traditi dai propri alleati, avranno tutto il diritto di formare un nuovo accordo politico per governare, o di sondare una nuova maggioranza che abbia in primis i numeri per farlo, perchè non è che bisogna andare alle elezioni a dogni tempesta in un bicchiere di Mojito. Elezioni, che tra l’altro costano un occhio della testa al Paese, e che spesso non producono risultati diversi da queste incerte e controverse coalizioni, per cui meglio abbandonare la mela marcia e cercare di salvare capre e cavoli per salvare il Paese dall’ennesima crisi di potere. Nessuno ha chiesto a Salvini di fare la rivoluzione, ma se questi pensasse di avere tutti i numeri per farla e allora che ci provi pure invece di piagnucolare a chiedere di votare, perchè non è che ogni giorno della nostra vita dobbiamo andare a votare, anche perchè nella migliore delle ipotesi già quando accade ogni quattro anni non è che la gente sia così vogliosa di recarsi alle urne, come dimostra l’astinenza crescente di volta in volta, figuriamoci se si dovesse votare ad ogni capricetto del Matteo di turno… Ora speriamo tuttim che passi questo periodo ferragostano, che i suoi fisiologici danni ha già procurato e speriamo di non affrontare il canonico autunno caldo, altro must di cui faremmo volentieri a meno auspicando che sia emersa veramente una nuova e sincera figura di statista nelle vesti di Conte, distintosi in questa fase politica come il più credibile fra i tanti che ambirebero a sostituirlo, Auguriamici che un accordo di sostanza e serietà fosse possibile nell’ipotetica nuova coalizione, perchè se dovessero ancora una volta privilegiare i propri interessi di partito o assicurarsi le poltrone da occupare anzichè preoccuparsi dei veri problemi della nazione e allora sarà sempre la stessa solfa, perchè volendo applicare alla politica la regola della proprietà commutativa sappiamo tutti che pur cambiando o invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia eil risultato che ne scaturirà sarà purtroppo sempre contrassegnato con il segno meno, tutto il resto sono chiacchiere.

Pit

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