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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) E il Pd finisce nel ‘secondo forno’ rosolato come un pollo

di Gaetano Piscopo

Impressioni di settembre (…il sole tra la nebbia filtra già il giorno come sempre sarà)

Con tutto ciò che è avvenuto nel periodo di agosto nel fare delle riflessioni sulle vicende politiche mi è venuta in mente la canzone della Premiata Forneria Marconi più come segno di speranza che come orizzonte certo. Il sole che filtra tra la nebbia è sicuramente rappresentato dal suicidio politico di Salvini.

Una lunga campagna elettorale leghista a partire dal loro insediamento nel governo giallo-verde ci aveva mostrato il volto di una destra determinata a prevaricare ogni forma di democrazia mettendo sotto pressione gli alleati pentastellati fino ad asservirli ai propri scopi.

Salvini ha fatto tutto da solo, ha conquistato la scena, ha costretto i 5 stelle a votare i propri provvedimenti, ha ottenuto i maggiori consensi alle europee grazie ad una sfilza di slogan reiterati che fanno ancora presa e alla fine cosciente dell’impossibilità di mantenere le promesse fatte e da inserire nella prossima manovra finanziaria ha staccato la spina. Tutto è molto chiaro visto che ha deciso di farlo subito dopo aver incassato due successi, il decreto sicurezza e la votazione sulla TAV.

Salvini è stato vittima del suo delirio di onnipotenza e con la sua azione in un solo colpo ci ha fatto scoprire un Di Maio (suo fedele alleato) in grande difficoltà e un Conte che prova a vestire i panni dello statista salvatore della Patria. Tutto un grande bluff.

Dopo il discorso fatto al Senato da Conte si apre una nuova fase ancora più incredibile di prima. Un’alleanza tra due forze che si sono mostrate antagoniste su molte tematiche e che se ne sono date di santa ragione.

PD e 5 Stelle hanno inscenato negli ultimi 10 anni una continua battaglia a colpi di mortificazioni che hanno costruito un profondo odio tra le basi dei due partiti.

Eppure fino a 10 giorni fa i sondaggi vedevano un costante calo della Lega e la crescita dei consensi per il PD al punto da immaginare un possibile recupero del centro sinistra a discapito anche dei 5 Stelle. Il trend si è invertito dal momento stesso che è iniziata la trattativa di governo.

Non nasce un governo a tempo per mettere in sicurezza i conti e magari con la riduzione dei parlamentari approvare anche una riforma elettorale appropriata. Si annuncia un’alleanza politica per la legislatura e oltre.

L’alleanza tra sostenitori della democrazia diretta rappresentata da una piattaforma online privata (poco più di 100.000,00 iscritti) e chi sostiene la democrazia rappresentativa che quando deve decidere il proprio assetto porta a votare qualche milione di persone.

Una sintesi tra ex movimentisti antisistema che hanno assaporato la gestione del potere e chi ha una lunga tradizione di governo seppure con una storia travagliata di partito. L’unione tra i teorizzatori della decrescita felice e chi si batte per la crescita e il progresso.

Un’operazione trasformista fatta senza un percorso di decantazione e che rischia di far implodere il Partito Democratico che dovrà fare i conti con tutte le sue contraddizioni iniziate con una fusione tra due culture e due tradizioni diverse che non hanno mai trovato una comune sintesi.

Chi esce rafforzato da questa ultima evoluzione? Da una parte è il Movimento 5 Stelle che con la sua politica dei due forni ha prima “cotto” la Lega e ora si appresta a “rosolare” a fuoco lento il PD che ha assunto il ruolo del pollo. Dall’altra Renzi che esaurita la sua spinta di rottamatore e perso il controllo del partito non poteva permettersi di andare subito alle elezioni ma aveva bisogno di tempo e che imponendo questa soluzione si è scelto anche la migliore postazione, quella dell’impallinatore

Ora restiamo ai fatti: Conte scioglie la riserva e propone la nuova squadra. Il dato più significativo è che al PD non viene concesso né il vice premier tantomeno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. In compenso ha il ministero dell’Economia e delle Finanze che se da una parte dovrà assolvere al difficile compito di proporre una finanziaria riparatrice dall’altra godrà del compito di proporre tutte le nomine alla direzione dei diversi Enti in scadenza per il prossimo marzo 2020.

Dario Franceschini da sempre fautore del dialogo con i pentastellati ottiene di essere il capodelegazione del PD e il ministero dei Beni Culturali (alla faccia di Renzi che ne ha descritto i sui fallimenti politici). Altro smacco per Renzi fautore di questa nuova avventura è la nomina ministeriale di Speranza suo storico contestatore.

Ovviamente Luigi Di Maio esperto e navigato politico è stato incaricato di rappresentare l’Italia all’estero.

Permettetemi di sorridere per mascherare la rabbia. Mi sembra veramente di assistere alla trama di un giallo che fa intravedere tanti sospettati in attesa di scoprire il vero colpevole. 

Se la politica è l’arte dell’impossibile la realtà potrebbe essere diversa dal racconto che ci stanno profilando da troppi giorni e io rimango ancora più scettico di prima.

Un plauso alla coerenza di Carlo Calenda, che gli intellettuali di sinistra hanno sempre bollato come inconsistente derivato della borghesia romana, e che a me pare abbia mantenuto una posizione lineare e conseguente.

Ho l’impressione che nel PD siamo passati dalla smania di perdere alla “sindrome di Stoccolma”.

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