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L’OPINIONE (di Umberto Minopoli) Governo Pd-M5S, avverata la profezia di D’Alema con la benedizione di Travaglio

di Umberto Minopoli

Sì di Rousseau, c’è il nuovo governo“, titola il Corsera. Che colossale nemesi e deriva. La “straordinaria manovra tattica” (che qualcuno si intesta) di evitare il voto (il cui risultato sarebbe stato, nella peggiore delle ipotesi, la liquidazione M5S e il Pd secondo partito e guida dell’alternativa alla Lega) si è risolta nella profezia di D’Alema di un anno fa: “Se cade il governo Conte ne verrà uno peggiore, di destra con Berlusconi, a meno che il Pd non si allei con i 5Stelle”.

E’, puntualmente, avvenuto. Se Conte è il nuovo Badoglio, il Togliatti resta D’Alema (non altri). E il mantra del ribaltone è stato, per un anno, quello di Travaglio: “Signori del Pd sono i 5Stelle il nuovo partito centrale e polo anti-Salvini, mostro fascista. Che occorre sostituire col Pd nel governo retto dai 5Stelle”.

Che hanno solo cambiato la loro impresentabile guida politica. Con uno più presentabile scelto dal ‘capo supremo’. E’ la strategia di D’Alema e Travaglio (santificata da Beppe Grillo) quella che si è realizzata. Chapeau.

Per un anno i riformisti avevano opposto un’altra narrazione: i populismi sono due (non uno); nei disastri del governo populista, i 5Stelle non hanno meno colpe di Salvini. Anzi: sullo stato dell’economia ne hanno di più; se cade per fallimento il Conte1 si va al voto (impegno solennemente ribadito, all’unanimità dalla Direzione del Pd, fino a solo un mese fa); non ci saranno nuove maggioranze in questa legislatura. Aggiungevano i riformisti: un sano confronto elettorale, contro i fallimenti dei due populismi, può essere vincente se il Pd ci va con una alleanza larga e “repubblicana”.

Tutto rimangiato. E con l’argomento più banale, opportunista, trasformista, ‘scilipotiano’, mediocre e irridente: la situazione è cambiata (in un mese?). E giù con la retorica: c’è un populismo peggiore da abbattere, “Parigi val bene una messa”. E la messa è: non un incontro tattico e temporaneo con i 5Stelle, ma il patto strategico (vedrete che, da domani, si estenderà a regioni, comuni ed elezioni locali).

E’ la linea di D’Alema e Travaglio, inutilmente combattuta per un anno. E, con un bilancio insultante per il Pd. Esso ottiene il ruolo di portatore di voti e sostituto della Lega (che Zingaretti, giustamente, avversava). I 5Stelle ottengono tutto il resto: la piena riabilitazione; il riconoscimento di forza centrale della politica italiana; la guida solitaria del governo con il loro nuovo leader, Conte. Incoronato come statista, alla guida di un governo più tecnico che politico e che oscura, ormai, tutti gli aspiranti leaders del Pd.

I Cinque Stelle, non altri, hanno realizzato un capolavoro politico: liquidare il fastidioso Salvini e prendersi le mani libere. E il totale controllo del governo. Gli elettori, già ci sono i segni, percepiranno e li premieranno. In sole 3 settimane i 5S sono stati riabilitati ed emendati di ogni colpa, hanno messo il loro timbro sul programma di governo (uno sciocchezzaio buonista e demagogico, che non dice la verità al paese e lo illude con il ‘Libro Cuore‘, senza indicare una sola riforma ); hanno santificato il loro timbro sul programma sottoponendo lo sciocchezzaio al plebiscito della loro base. Tenendo per un giorno il paese (si fa per dire) in ansia; hanno consacrato il loro rito della democrazia diretta (a mio modesto avviso più pericoloso dei rosari di Salvini): mentre si bolla come pericolo il voto di 40 milioni di italiani si consacra come “nuova democrazia” quello di 80mila seguaci, che fanno nascere il governo dell’Italia con un clic su una piattaforme oscura e privata.

E con gli applausi di chi, fino a ieri, la definiva fascismo 2.0. Il Pd è scomparso: non esiste come contrappeso nel governo, non ha avuto alcun peso in un programma farlocco; non ha peso alcuno nella leadership del governo. Ora siamo in mano a Conte. Se il governo farà bene , e ce lo dobbiamo augurare per l’Italia e i nostri figli ovviamente, i 5S e Conte saranno consacrati. In ogni caso l’Italia è in un nuovo bipolarismo. Ma il polo contro la destra è guidato da Conte, Grillo e M5S. La Primavera del riformismo 2013-2017 è archiviata. Il futuro ci riserva la legge proporzionale e le alleanze ballerine.
Un grazie ai grandi tattici di questa triste deriva.

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