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Inter favorita per lo scudetto, la Juventus non è quella di Allegri e il Napoli si è fatto fuori da solo a causa di un mercato confuso

Nostro malgrado nell’analisi a bocce ferme di questo nuovo Campionato di Serie A ci fa male constatare che il Napoli non ha dato segni di svolta alla grande rifondazione cominciata magistralmente con Benitez anni fache pur con un Cavani in meno ha saputo rivoltare come un calzino quella splendida squadra che già con Mazzarri più volte si era avvicinata alla massima vetta del campionato. Della squadra di Walter Mazzarri oggi rimane solo Insigne, che a quell’epoca non era altro che un comprimario, mentre invece di quel gruppo di Benitez oggi restano in pochi, dopo essere stata per ben sei anni lo zoccolo duro di una squadra alla quale bastavano pochi innesti, ma di un certo spessore per completare l’opera di internazionalizzazione cominciata con il tecnico spagnolo e che avrebbe dovuto finalmente approdare fra le squadre vincenti in Italia e in Europa. Invece, come sempre con De Laurentiis i progetti si interrrompono sul più bello è capiato sia con Mazzarri, poi con Benitez e pure con Sarri negli anni che si sono susseguiti a quelli dello spagnolo, malgrado il Napoli avesse mantenuto quell’ossatura di squadra, man mano con il passare degli anni ha dilapidato quel capitale tecnico di calciatori con la partenza in ordine sparso di Quagliarella, Lavezzi, Cavani, Reina, Higuain, Albiol, Hamsik, Jorginho, Zapata e altri. Di quella rosa di Benitez oggi restano solo un Ghoulam in difficoltosa ripresa dai due infortuni, poi Koulibaly, Callejon, Insigne, Mertens e nessun altro, e oggi non tutti fra questi possono dirsi certi del posto da titolare in squadra. Aver dato via elementi così importanti piano piano si sta rivelando un’involuzione perchè a quelli non solo non si aggiunsero poche altre pedine per completare la squadra e la rosa, ma li si sono sostituiti con una dozzina di calciatori non tutti all’altezza dei predecessori. Higuain su tutti non è mai stato sostituito a dovere, e oggi il Pipita sarebbe stato ancora di grande aiuto al settore offensivo del Napoli, ma anche l’esperienza e il carisma di Reina manca tantissimo, nonostante il Napoli oggi avesse una terna di portieri di tutto rispetto che prima non aveva. In difesa, ad Albiol e Koulibaly ricordiamo benissimo che Benitez avrebbe voluto aggiungere un giocatore alla Mascherano utile a collegare il reparto arretrato e quello di centrocampo e invece è arrivato Allan che come incontrista e recuperatore di palloni non ha nulla da invidiare a nessuno, ma di certo non aveva e non ha la personalità e il carisma di un Mascherano. Con Benitez sarebbe probabilmente rimasto Duvan Zapata ed oggi ci ritroveremmo una coppia di attacco come Higuain e il colombiano potendo dire in tutta tranquillità di avere l’attacco più forte d’Italia. Sicuramente se Benitez avesse proseguito negli anni altri sarebbero stati individuati dalla sua grande conoscenza del mercato internazionale, per coprire eventuali lacune e chiaramente gli altri non avrebero dovuto essere i Lopez e i De Guzman che Benitez prese solo come terze scelte per le solite esigenze di budget, ma avrebbe sicuramente saputo individuare i profili giusti come vi è riuscito in soli due anni prendendo Ghoulam, Koulibaly e Jorginho. Ora è inutile piangere sul latte versato, dopo Sarri, che con l’aiuto dei senatori di Benitez ha saputo mantenere quel livello di squadra, pur fallendo tutti i nome del mercato con quella mezza dozzina di calciatori provenienti da Empoli, Pavoletti i Grassi e i Regini e infatti con quella squadra solo con Benitez si riuscì a vincere qualcosae sfiorare l’Europa League. Poi è arrivato Ancelotti, che pronti via ha saputo subito far dimenticare Sarri, facendo prendere al mercato soprattutto Fabian Ruiz rinforzando il reparto centrale del campo e integratosi subito con la vecchia squadra e aver dato nuova energia per proseguire quanto meno il cammino della squadra di Sarri collaudata nel gioco. Il crocevia che poi ha cambiato il cammino del Napoli di Ancelotti, che nella prima parte di stagione ha fatto sognare in Europa e fatto ben sperare nel campionato, è stata la sconfitta di Liverpool e la conseguente sconfitta a Milano con l’Inter a Natale, due momenti cruciali che devono aver distrutto tutti i sogni di rivincita del vecchio gruppo ormai demotivato. Ed ecco che Hamsik decide di voler andare via, che Allan pensa di fare lo stesso allettato dalle sirene parigine, ma pure Insigne ormai svogliato e distratto pensava alle proposte che gli avrebbe sicuramente portato Raiola per la prossima stagione, e poi come mazzata finale, l’infortunio di Albiol che chiaramente non poteva essere sostituito adeguatamente nè da Maksimovic, figuriamoci dal giovane Luperto, da Chiriches che però era afflitto da una spalla in disordine che si infortunava sempre. A centrocampo perso Hamsik, non si prese nessuno al mercato di gennaio per sostituirlo, anzi addirittura partì in prestito anche Rog e il Napoli si ritrovava con due centrocampisti in meno, e in rosa il solo Diawarà, che poi a sua volta si infortunò e tra le riserve vi erano ormai solo esterni e trequartisti in quantità industriale non di certo centrocampisti. Inutile dire che con le partenze di Hamsik e Rog e poi a seguire gli infortuni di Albiol e Diawarà, furono determinanti, infatti coincisero con un calo verticale del rendimento della squadra allontanandosi sempre più dalla Juventus in campionato e incapaci di andare fino in fondo in Europa League. Praticamente si stava chiudendo un ciclo cadendo comunque in piedi, perchè comunque il Napoli arrivava buon secondo e quindi con la solita Champions conquistata in netto anticipo, la qual cosa era la situazione ideale per far progettare ad Ancelotti la sua vera squadra, che avrebbe dovuto ridisegnare a seconda delle sue chiarissime idee. Era evidente che Ancelotti avrebbe cominciato la rivoluzione sarriana a partire dai terzini esterni, perchè sia Hisay, che Mario Rui non sono mai stati nelle grazie di Ancelotti e al loro posto si erano già individuati dei profili, uno su tutti Trippier. Inoltre, Ancelotti avrebbe voluto giocare concalciatori top dalla tre quarti in su che aumentassero la qualità nella zona più produttiva di una squadra di calcio, a cominciare da Lozano che avrebbe dovuto sostituire Insigne ormai anch’egli alla fine del suo ciclo napoletano, per una serie di incomprensioni sia con il tecnico che con il pubblico di casa, e pur arrivando l’annunciatissimo Lozano, per mancanza di offerte che soddisfassero le aspettative economiche sempre altissime di De Laurentiis è rimasto anche Insigne, affollando quel reparto oltre il dovuto senza tener conto delle problematiche di spogliatoio che la concorrenza spietata potrebbe creare. Inoltre Ancelotti avrebbe voluto James nel ruolo di classico numero dieci come lo fu il suo Kakà al MIlan che avrebbe dovuto innescare una grande punta come poteva essere ai tempi del brasiliano Shevscenko e adesso come avrebbe dovuto essere Icardi. Il tecnico di Reggiolo pur di allestire un reparto offensivo del genere avrebbe rinunciato a prendere un forte centrocampista, soprattutto perchè confortato dalla conferma di Allan e da una coppia di centrali forti come Manolas e Koulibaly che gli avrebbero permesso di rischiare di completare il reparto con due interni di grande qualità come Fabian Ruiz e Zielisnsky a loro volta però più votati all’attacco che non ha ripiegare, fondando nell’aiuto di Callejon a coprire in fase difensiva. Ma tutto questo con il vantaggio di avere un super attacco scegliendo di volta in volta con calciatori del calibro di Lozano, James Rodriguez e Icardi, Mertens e Younes, dando per scontato che qualora si fossero fatti quei grandi acquisti sarebero partiti sia Insigne che Milik oltre che Verdi e Ounas, e si sarebbero tranquillamente trovate le risorse economiche per i nuovi grandi ingaggi. Ma il mercato non è come al fantacalcio, è già difficile per antonomasia se poi vi si aggiungono le paturnie e lo stile cavilloso di De Laurentiis sempre pronto a sfidare chiunque per trattare a suo vantaggio qualsiasi trattativa, ecco che si è perso tempo e non si è riusciti ad allestire la squadra che siamo sicuri Ancelotti avrebbe avuto in mente da lungo tempo. Ed ecco che si pretendeva la luna per dare via i pur richiesti Hisay, Mario Rui, per non dire di Insigne, poi c’era l’esigenza numerica e per fare cassa di vendere tanti di quei calciatori di ritorno, tipo Inglese, Grassi, Sepe, Tutino ed altri decine fra giovani ed esuberi, quali pure Verdi e Ounas, e si è perso tempo per potersi concentrare al meglio sulla squadra titolare. Forse qualcuno, Ancelotti compreso avrà pensato che male che andava si sarebbero mantenuti i vecchi big e così è stato, malgrado l’acquisto di Lozano, e quello di Manolas che però vedeva partire in modo troppo leggero Albiol che era un altro cardine di questa squadrada ormai cinque e passa anni. In tutto questo James non è arrivato e Icardi nemmeno l’ombra, per giunta vendendo agli ultimi sussulti di mewrcato anche Chiriches che era l’unico dietro a poter surrogare la partenza di Albiol, e poi a tre minuti dalla chiusura del mercato si è venduto pure Verdi che avrebbe potuto essere la vera alternativa tattica e nel ruolo che avrebbe dovuto essere di James Rodriguez. In più gli esterni sono rimasti praticamente gli stessi dello scorso anno più ugual Di Lorenzo ma con un Ghoulam ancora incognita e un centrocampo rinforzato solo dal bravissimo ma giovanissimo Elmas, che comunque non compensa il numero di centrocampisti rispetto alla rosa dello scorso anno conta almeno due unità in meno, fra cui un giocatore importante come Hamsik che per più di dieci anni era un pilastro di questa squadra. Per tutti questi motivi, Ancelotti ancora una volta, come in passato i suoi predecessori, ma anche grazie alla sua passiva complicità aziendalista, si ritrova una squadra incompleta, sicuramente indebolita a centrocampo e con varie incognite di convivenza sia sugli esterni bassi che su quelli alti, con un centravanti in parte sfiduciato dalle trattive per Icardi come Milik e con vari malcontenti diffusi dovuti alla concorrenza altissima fra Insigne, Mertens Lozano e Younes e per motivi diversi anche dai contratti di Callejon e Mertens ormai in scadenza e senza nessuna voglia da parte del club di rinnovare. Se queste dovessero essere le premesse per immaginarsi di poter contrastare una corazzata come la Juventus e una fortissima Inter rinnovata soprattutto a livello dirigenziale, sinceramente noi non ci scommetteremmo un centesimo di euro. Tuttavia il calcio non si gioca sulla carta e con le nostre precoci considerazioni, perchè come sempre sarà il campo a sentenziare, non di certo gli opinionisti per quanto potessero azzeccarci. Fra i vari discorsi e guardando in casa di altri non è che poi fossero tutte rose e fiori, perchè la Juventus ha determinato con il nuovo tecnico un cambio epocale nella sua cultura fondando nella discontinuità del progetto tecnico tattico, perchè sostituire un allenatore così vincente e collaudato per il mondo Juve, con il quale averci vinto 5 scudetti consecuitivi sostituendolo con l’esatto opposto qualche problematica inevitabilmente la procurerà, al di là del valore intrinseco di Sarri. Ma le difficolta maggiori, cos’ come il Napoli anche per la Juventus che sicuramente si è rinforzata più dgli azzurri saranno sempre sotto il profilo della gestione delle risorse umane e che i galli a cantare e le prime donne sia nella Juve in grande e propzionalmente nel Napoli sono in enorme quantità, e come spesso accade nel calcio, quando c’è troppa concorrenza le cose non filano mai per il verso giusto, ma c’è anche da dire che la qualità e la quantità è talmente tale che troviamo difficile immaginarci qualche altra squadra italiana e forse anche in Europa ad essere superiore alla Juventus come pure per il Napoli seconda solo ai bianconeri e forse ai nerazzurri di Milano. A tal propositi quindi all’Inter, l’arrivo di Marotta e poi di Conte scuola Juventus farebbe presagire grande voglia di riscatto e vendetta verso il loro ex club, che potrebbe risultare essere determinante per le grande motivazioni di rivalsae quindi utili per la vittoria finale, ma come ben sappiamo anche a Milano è una piazza assai difficile e non è che nel recente passato si sia vissuto anni tranquilli. Tuttavia per dare la svolta magari stavolta sarà stata fatta la scelta giusta con Marotta e Conte che insieme a Zhang hanno ultimato quella rivoluzione a dir loro necessaria, mandando via in modo deciso i tre perni della squadra precedente che pur aveva fatto bene. Via Icardi, Perisic e Nainggolan, sostituiti più che adeguatamente con Lukaku, Sanchez, Barella, Sensi, Godin ed altri completando una squadra che già come era poteva considerarsi grande, e con la tenacia e la grinta di Conte che non amiamo particolarmente come tecnico può tuttavia centrare da subito l’obiettivo ottenendo sin dal suo arrivo tutto quello che desiderava in termini di mercato. Chiaramente la nostra è un’opinione dettata da questi primi elementi a disposizione, ma sappiamo tutti molto bene che poi il campionato è lungo e bisognerà far conto anche sulle altre componenti, fattori ed episodi che riusciranno a delineare con più precisione il risultato finale e siamo tutti curiosi di vedere come evolverà e si concluderà questa stagione appena iniziata da dove evinciamo la nostra griglia di partenza, che poi casualmente è esattamente quella che indica la classifica dopo due giornate e quindi l’Inter su tutte, poi la Juventus e dietro una grande lotta fra Napoli, Atalanta, Milan, Torino Lazio e Roma. Dovessimo indovinare ci dispiacerebbe per il nostro amato Napoli, ma è pur difficile alla seconda di campionato indovinare il pronostico finale in ordine, sarebbe quasi come indovinare un terno al lotto, e speriamo vivamente di sbagliarci, soprattutto sul Napoli. Comunque sia, chi vivrà vedrà, e statene certi che ne vedremo veramente delle belle…

Pippo Trio

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