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Il flop della campagna abbonamenti del Napoli ha nome e cognome: Aurelio De Laurentiis, altro che scuse!

Finito il mercato e tutte le bufale sparate per tutta l’estate, l’argomento del giorno è il flop della campagna abbonamenti al San Paolo, sempre molto indigesta a chi come De Laurentiis preferirebbe addirittura abolirla, come del resto fu abolita lo scorso anno, perchè la teoria del vulcanico presidente in materia di contratti, quindi anche quelli con i tifosi, prevede unicamente vantaggi e postille che ne regolano il rapporto pro domo sua. Probabilmente De Laurentiis ritiene una sorta di zappa sui piedi l’istituto dell’abbonamento, perchè dover fissare un prezzo scontato per tutte le partite di campionato, proprio non gli è andata mai giù. Preferirebbe fissare di volta in volta il costo del biglietto, cercando di trarne il massimo guadagno a seconda dell’esigenza, quindi alzando i prezzi del triplo nelle partite di cartello e dimezzandoli nelle partite contro squadre minori per riempire comunque lo stadio, senza dover dar conto a nessuno e soprattutto non avvantaggiare gli abbonati che pagherebbero la metà del prezzo di un biglietto nei big match, oppure non dover subire reclami o addirittura cause di risarcimento in caso di forti sconti a chi compra il biglietto, suscitando l’ira dei fedelissimi abbonati che si ritrovano ad aver pagato di più di chi compra il singolo biglietto. Per questi ed altri motivi De Laurentiis preferirebbe massima libertà di azione, ma avendo subito grandi critiche per aver abolito la tradizionale campagna abbonamenti per un anno, deve averlo costretto, su consiglio del settore marketing, ad accettare suo malgrado un calo di prezzi altissimo a chi si tessera, di circa il 35% immaginandosi di fare il pieno tessere, per poi alzare il prezzo del singolo biglietto addirittura del triplo se non oltre per tutti gli altri e compensare lo sconto agli abbonati. Sembrerebbe un ragionamento tortuoso ma rispecchia del tutto lo stile di De Laurentiis, sempre molto attento a ogni aspetto quando si tratta di soldi. Evidentemente il personaggio deve ritenersi un fine stratega commerciale e per certi versi lo è pure perchè spesso gli è andata anche di lusso grazie alla buona stella, ma stavolta non deve aver fatto conto sulla forte antipatia che ormai chiaramente suscita nella maggioranza dei tifosi azzurri indispettiti proprio per questa sua spiccata volontà di sfruttarne la passione a suo unico vantaggio in modo palesemente furbesco. Inoltre, i tifosi sono stufi di subire sermoni, se non addirittura offese, quando il presidente ad una cospicua parte di essi gli da del “drogati” e “pezzottari” o quando rinfaccia ai più recalcitranti ed esigenti gli anni bui delle passate gestioni, rinnegando la storia o addirittura i successi del periodo d’oro del vecchio Napoli. Infine, quello che più odia il tifoso medio del Napoli è quando lo si illude facilmente promettendo mare e monti senza tener fede alla promesse facendo leva sulla passione, e ancor di più quando per eccesso contrario, gli si dice che vincere uno scudetto non è l’obiettivo principale del club. I veri tifosi amano la chiarezza, la trasparenza, in tal caso non avrebbero problemi se anche si lottasse per la retrocessione o fare campionati di mezza classifica, l’importante per loro è che i calciatori in campo diano tutto oltre i propri limiti e che la società a sua volta faccia tutto quello che è nelle proprie possibilità per soddisfarne le aspettative. Poi è chiaro tutti i tifosi al mondo desiderano vincere qualcosa prima o poi. Evidentemente tutto questo non accade da decdenni e per di più ciò che trovano più odioso e inaccettabile è questa lunga fila di cortigiani di De Laurentiis fra operatori mediatici, giornalisti, opinionisti e adetti ai lavori che fanno da cassa di risonanza alle teorie presidenziali volte a plagiare i tifosi in una sorta di lavaggio del cervello, offendendo la loro intelligenza, o anche per provocare una selezione naturale fra supporter, spaccando il tifo a metà mettendoli gli uni contro gli altri all’interno della stessa fazione con lo scopo di emarginare una parte del tifo più critico, quello che De Laurenrtiis ritiene inaccettabile. Per il presidente l’ideale sarebbe uno stadio da ventimila posti, lo ha sempre detto. Uno stadio adatto solo ad un certo tipo di pubblico, quello che si può permettere di pagare molto o quanto meno che sia inquadrato come tifoso ideale. Questo lo si capisce già da come si è proceduto nel settore della stampa nella distribuzione degli accrediti, praticamente si accettano solo giornalisti allineati alle filosofie societarie, pena la decisione unilaterale di rifiutare l’accredito, in barba a tutte le regole del diritto di cronaca e alla libertà di stampa e di opinione. Sarà per questo che a parte alcuni giornalisti dipendenti di testate importanti a cui non si può negare in nessun modo l’accredito, tutti gli altri , la maggioranza dei giornalisti accreditati appartenenti ad una miriade di siti web, o tv e radio locali, sono in qualche modo obbligati o quanto meno sollecitati tacitamente a stare dalla parte della società, condividerne ed esaltarne l’opera, altrimenti niente stadio, fuori dal centro di Castelvolturno e da tutte le conferenze stampa organizzate ad invito . Ora si vorrebbe usare la stessa politica di fidelizzazione utilizzata per gli operatori della stampa anche con i tifosi, e portare allo stadio solo quelli che non criticano, non contestano, che paghino e tifino a prescindere. Però stavolta gli dice male a De Laurentiis, perchè se pensava che la maggioranza dei tifosi fossero quelli allineati alle politiche societarie si è sbagliato di grosso, questo lo dimostra sopratutto il flop della campagna abbonamenti, che non ha precedenti nella storia di tutti i Napoli del passato, per cui comincia a far paura questo boicottaggio sempre più numeroso. Se un tempo, i tifosi del Napoli arrivavano ad un massimo di 70 mila abbonati e nel recente passato ad un minimo di 20 mila tessere persino in Serie C , oggi con i prezzi calati sensibilmente, con una squadra che gioca sempre per le vette massime della classifica, con uno stadio più bello e accogliente, avere neanche 10 mila abbonati significa che il 70/80% dei tifosi sono totalmente contro questo tipo di gestione societaria. Tornerà utile l’orrendo colore pixellato dei sediolini per mascherare i vuoti, perchè ce ne saranno eccome. Ed è veramente insopportabile in questi giorni sentire le filippiche petulanti di questi eserciti di guardie giurate della Filmauro, rappresentate dalla maggioranza dei giornalisti locali e una minima parte di quelli nazionali che catechizzano i tifosi del Napoli che hanno deciso di disertare lo stadio, soprattutto quelli che non si abbonano, declassandoli nella categoria dei tifosotti e non di veri tifosi doc, arrogando a se stessi il diritto di distribuire patenti del tifoso. Ma evidentemente in questo senso non deve essere stata educativa nemmeno quella norma demenziale della “tessera del tifoso” anch’essa complice della desertificazione degli stadi e a Napoli in particolar modo, poi il resto lo ha fatto l’avversione per De Laurentiis e un’altra serie di fattori inerenti al problema. Ad ogni modo i tifosi del Napoli come i tifosi e gli appassionati di tutto il mondo hanno tutto il diritto di recarsi o non recarsi in uno stadio e sono assolutamente liberi di esercitare questo diritto alle loro condizioni di clienti , come accade in tutti gli altri settori della vita nel rapporto fornitore cliente, dove non ci sono discriminanze, selezioni, inutili e dannose offese che si ritorcono solo contro al fornitore che notoriamente utilizzerebbe il concetto che “il cliente ha sempre ragione”. Ma addirittura pretendere che i tifosi portino soldi senza fiatare, obbligandoli alle tessere del tifoso, a tutte le restrizioni come fare lunghissime file per acquistare un tagliando, o presso gli ingressi esibendo documenti, perquisizioni, sequestri di oggetti, bottigliette di acqua, bandiere e magari non aver nemmeno il proprio posto assicurato, tutto questo non solo nel 2019 non più è tollerabile, ma figuriamoci quando dover pure giustificare tutto questo a qualche demente di giornalista per dimostrare di essere dei tifosi doc. Inoltre, quando questi soldatini societari che fanno sermoni ai tifosi asserendo che non ci sono più scuse per non abbonarsi, devono mettersi in testa una sola cosa, che nessuno fra i tifosi deve deve delle scuse a chicchessia ed è del tutto libero esercitare il proprio diritto di scelta, e soprattutto non deve delle scuse a certuni giornalisti che allo stadio, sia in casa, che fuori ci vanno gratis e spesso non per fare il proprio lavoro di servizio pubblico, ma per vedere la partita non nella veste di cronista imparziale, ma di fazioso, perdipi mangiando gratis ai buffet offerti dagli sponsor e magari anche con le spese di viaggio, vitto e alloggio nelle partite in trasferta tutte pagate. Il dovere di un giornalista è informare non catechizzare, è di servire il pubblico dei tifosi, non il proprietario del Napoli, per cui se proprio condividessero tutto l’operato della società, sono liberissimi, ma perlomeno si astenessero dal giudicare in malo mod cohi la pensa diversamente, perchè inevitabilmente sarebbe reciproco lo scontro e la divisione, e questa spaccatura all’interno della stessa fazione sarà sempre più profonda, danneggiando in primis il bene comune: il NAPOLI!

Pippo Trio

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