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De Laurentiis fuori dal Napoli entro due anni, si cominci a preparare l’alternativa

La nostra sensazione è che il ciclo di questa gestione del Napoli post fallimento stia per esaurirsi definitivamente, e i presupposti per lasciare il club li ha creati De Laurentiis stesso dopo 16 lunghi anni di continua crescita sportiva e soprattutto economica della società azzurra. Ormai il Napoli targato Filmauro ha compiuto la sua mission, perchè è ormai chiaro a tutti, soprattutto a De Laurentiis, che senza scudetto o vittoria di un trofeo internazionale, il potere attrattivo e l’appeal mediatico diminuirà e questo club difficilmente potrà cointinuare senza investimenti importanti in tutti i settori societari. E’ finito il tempo dei complimenti per essere stati in questi anni il club rivelazione, quello dalla C alla Champions, degli eterni secondi, terzi e quarti posti, ormai tutto questo è roba vecchia, scontata, acquisita. Oggi il Napoli è un club anche grazie al lavoro di De Laurentiis che ha tutte le caratteristiche giuste per diventare definitivamente uno dei club più grandi al mondo, paradossalmente però, è anche il club che in sostanza non ha nulla per esserlo. Il Napoli versione De Laurentiis diversamente dal 100% dei grandi club e del 90% di qualsiasi club di calcio del pianeta, non ha una sede di rappresentanza in proporzione al prestigio che gli compete. Non ha un centro sportivo di proprietà, praticamente è come non avesse lo stadio, perchè ad oggi ancora non ha firmato nemmeno un convenzione con l’ente comunale proprietario dell’impianto comunale. La SSC Napoli è una Società per Azioni, che fattura diverse centinaia di milioni all’anno solo grazie alle risorse che il calcio moderno elargisce in termini di market pool televisivo e sponsoristico, praticamente pronti via ad ogni inizio stagione il Napoli incassa senza nemmeno ancora cominciare 70/80 milioni di diritti tv grazie al suo bacino d’utenza, poi almeno 50 ad ogni fine stagione conclusasi con la partecipazione in Champions della stagione successiva, quindi ad ogni fine estate il Napoli incassa 120 milioni circa e la stagione non è nemmeno cominciata. Poi inizia la campagna abbonamenti e seppure in questi ultimi due anni si stia rivelando un flop annunciato, alla fine della stagione fra abbonamenti e sbigliettamento non si incassano meno di circa 20 milioni, perchè c’è da considerare riguardo allo stadio, che oltre ai biglietti si incassano royalties sulle decine di bouvette disseminate per l’impianto, oltre ad una cospicua quota dai proventi pubblicitar. Sommando il tutto ne scaturisce un fatturato quasi certo di circa 150 milioni annui senza aver nemmeno iniziato. A tutto questo vanno aggiunte un’altra serie di cospicue entrate provenienti dagli sponsor, dal marketing e dal calciomercato dove si raccolgono mediamente, più o meno, altri 100 milioni. Insomma, la SSC Napoli è un club che da cinque anni a questa parte fattura mediamente 250 milioni in entrate, con costi fra ingaggi e gestione che non superano i 150 milioni considerando un massimo di 120 milioni fra ingaggi e stipendi e una trentina per le spese di gestione, volendo considerare che parte di queste spese sono coperte dalle forniture senza costi di svariati sponsor tecnici e commerciali. Milione più milione meno ogni anno De Laurentiis blinda un tesoretto di circa 100 milioni ascritto a bilancio come riserve di cassa. L’artifizio contabile, se così si può dire, presumiamo venga usato per non far risultare in utile il bilancio e non pagarci tasse che si possono tranquillamente evitare e rendere più forte e solido il club da un punto di vista economico , che poi viene scaricato e ricaricato puntualmente ad ogni esercizio con altre alchimie contabili sicuramente legittime, ma alquanto mascherate dalle tante possibilità tecniche a disposizione che un commercialista oculato riesce a sfruttare pur attenendosi alle leggi in vigore, affinchèpoter nel modo migliore far quadrare conti e guadagni, ottimizzando tutto il volume di affari. Non vogliamo dilungarci più di tanto a discutere la materia perchè non è di nostra competenza, essendo appunto una materia tecnicamente molto complessa, ma sicuramente sappiamo far di conto, quello semplice, e pur considerando l’aspetto fiscale assai oneroso, le cifre fra entrate ed uscite sono più o meno quelle citate e se si evince che entrano mediamente 250 milioni all’anno e ne escono per costi mediamente 150, vi è un plus di 100 milioni da circa 5 anni, il che vorrebbe dire che De Laurentiis e il Napoli al netto di un guadagno legittimo dell’imprenditore su 500 milioni di plus in cinque anni, avrebbe potuto investire per strutture, per l’organizzazione, per la prima squadra e per il, settore giovanile almeno 400 milioni in un lustro. Oggi il Napoli si sarebbe potutto permettere sede, stadio e centro di proprietà, o quanto meno se non ancora lo stadio, almeno la sede e il centro, poi rinforzare il management, il settore giovanile e prendere almeno un top player all’anno integrandone uno per ogni stagione alla buonissima squadra già esistente. Praticamente in cinque anni si sarebbe potuto avere delle proprietà immobiliari, una grande squadra con almeno tre o quattro top player e un settore giovanile produttivo, il che avrebbe potuto non solo traghettare il Napoli veramente fra i grandi club europei, e non solo per risultati sportivi, ma anche per organizzazione e strutture all’avanguardia e quindi conseguetemente acquisire un valore economico e finanziario di almeno il doppio di quanto valga oggi. Tutto questo però non è avvenuto! De Laurentiis ha preferito trarre maggior guadagno immediato per se e per la famiglia, male che vada il suo è pur stato un grandissimo affare perchè a fronte di un investimento di 30 milioni per prendere il club dal fallimento e farlo crescere nel tempo fatturando in 16 anni quasi 2 miliardi di euro che gli avranno comunque permesso di guadagnarne al netto dei costi almeno un terzo, quindi all’incirca 700 milioni in tutta la sua gestione e almeno la metà potrà ricavarne qualora decidesse di vendere il Napoli che così destrutturato come è, vale circa 350/400 milioni, ma se si fosse investito parte degli utili ricavati in questi anni, sarebbe valso almeno il doppio quindi sotto al miliardo di euro. Se per assurda ipotesi De Laurentiis lasciasse oggi, non sol,o non lascerebbe nulla in termini di strutture e organizzazione, ma lui alla fine avrebbe comunque guadagnato almeno 1 miliardo di euro cessione compresa, oltre ad aver accresciuto evidentemente il valore e l’iimagine della sua azienda nonchè della sua persona, per cui potrebbe sentirsi enormemente soddisfatto. Non capita sempre nel mondo del calcio uscirne ricch,i e lui sin da oggi possiamo ben dire che vi è riuscito alla grande. Certo con un pò più di lungimiranza, competenza e volontà avrebbe potuto completare l’opera con degli investimenti importanti, che visto il trend avrebbero sicuramente recato altri vantaggi, oltre al merito di aver costruito un grande club di calcio. Come già detto però evidentemente De Laurentiis ha preferito non rischiare, data anche l’età non più verde e avrà voluto andare sul sicuro guadagnando comunque bene, senza complicarsi la vita con gli investimenti onerosi che poi sarebbero rimasti al club e ai napoletani, anche se da una cessione societaria ci avrebbe tratto sicuramente più vantaggi, lasciando anche un’impronta determinante nella storia del già glorioso club. Per tutti questi motivi e per il fatto che non siano stati fatti ulteriori investimenti che avrebbero dato la svolta a club e squadra pensiamo che ormai la gestione De Laurentiis, vuoi anche per il rapporto conflittuale con gran parte del tifo napoletano, giusto per usare dei termini cinematografici, sia ai titoli di coda, perchè la fase di stallo dei suoi sempre più faticosi tesoretti contestatigli dai tifosi non solo non cresceranno, ma rischieranno in qualche annata storta di poter addirittura diminuire e siccome non farà parte del suo stile ricapitalizzare nè tantomeno indebitarsi, siamo ragionevolmente certi che stia pensando che più di questo non potrà più ricavarne, sia da un punto di vista sportivo, che è già stato un mezzo miracolo, che dal punto di vista economico che invece è stato il vero miracolo, salvaguardando la continuità familiare utilizzando gli stessi concetti di impresa e di crescita in una città come Bari che ha ancora ampi marginoi di crescita e quindi per il ricco ma laborioso e oculato guadagno per la sua azienda familiare. Non resta che aspettare i risultati sportivi e quindi economici della stagione per capire come e quando evolverà la sua uscita dal club. Perdonate la sicumera delle nostre ipotesi, ma noi ne siamo se non certi quanto meno fortemente persuasi che è così che andrà. In tal caso sarebbe ora che Napoli e i tifosi comincino a prepararsi per un’alternativa migliorativa del club più amato da decine di milioni di napoletani nel mondo, perchè che lo prenda un altro presidente che vorrà trarci il massimo del guadagno solo per se stesso, tanto varrebbe che restasse De Laurentiis. Ma se si ambisse ad essere un vero grande club vincente, e allora toccherà in qualche modo darsi da fare e prendersi delle responsabilità ognuno nel suo piccolo. Per come la vediamo noi l’unica strada è un moderno azionariato misto governato da figure giuridiche di garanzia e che apra ai grandi sponsor, coinvolgendo, qualora fosse possibile, il patrocinio morale degli organi istituzionali di Regione Campania e Comune di Napoli. Ripetiamo, comunque andrà la stagione agonistica bisognerebbe cominciare a pensarci, noi in quello che in tanti vedranno come un delirio, lo stiamo già facendo.

Pippo Trio

1 Comment

  1. Danilo De Francesco ha detto:

    ADL potrebbe investire con l’aiuto di soci in uno stadio nuovo senza eliminare l’attuale San Paolo ma riqualificandolo internamente esternamente e ovviamente l’ area urbana che lo circonda. Io credo che sarebbe economicamente un tornaconto economico non indifferente . Questo se il San Paolo fosse in vendita. In ogni caso sempre con l’aiuto di soci si potrebbe riqualificare l’area di bagnoli li sul mare , si potrebbe fare un centro turistico sportivo S.S.C. N. Con grandi introiti .

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