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M5S in rivolta: Salvini pronto ad accogliere i dissidenti, governo a rischio

di Peppe Papa

Nel M5S scoppia la rivolta e a rimetterci rischia di essere il governo che al Senato potrebbe vedere scemare la sua già esigua maggioranza.

Ed è proprio a Palazzo Madama che è andata in scena la fronda contro il capo politico, Luigi Di Maio nel corso dell’assemblea dei senatori grillini convocata per eleggere il nuovo capogruppo. L’appuntamento, invece, si è rivelato come l’occasione per aprire un vero e proprio processo al ministro degli Esteri e i vertici del Movimento scaturito in un documento, sottoscritto da una settantina di loro, con la richiesta di rivedere i poteri del capo politico, modificare lo statuto e addirittura la destituzione del leader sostituito da un direttorio.

L’iniziativa, ovviamente, è stata immediatamente bloccata dagli uomini fedeli a Di Maio ed è scoppiata la bagarre, urla, qualche spintone, alla fine il documento non è uscito fuori. Scampato pericolo per ora, ma la frattura si è aperta, la resa dei conti è solo rinviata.

Sta di fatto che tra smentite di prassi e dichiarazioni al veleno di alcuni dei presenti si è inserito perfido Matteo Salvini che in mattinata, a Radio Radicale, ad una domanda dei conduttori sulla possibilità di qualche passaggio dei Cinque stelle nelle fila della Lega ha risposto sicuro: “Vi posso dire che nei prossimi giorni da casa 5 Stelle arriveranno sorprese. Mettetevi nei panni di chi fino a ieri ha fatto una battaglia a quelli che vedeva come corrotti e oggi gli viene imposto di allearsi con quelli. Come se a me imponessero di allearmi con Renzi e con la Boschi domani mattina…”.

Solo “ricostruzioni fantasiose della stampa” hanno sminuito dal gruppo parlamentare pentastellato del Senato. “Nessun attacco a Luigi Di Maio” dunque, ma solo un normale processo democratico nel rispetto delle regole interne che “è stato strumentalizzato ad arte per portare un attacco al Movimento 5 stelle e al suo leader”.

Sarà. Intanto, è fuori discussione che sono parecchi i delusi, quelli che avevano sperato di entrare nella squadra di governo in seguito al cambio di rotta e che invece sono rimasti nuovamente ai margini, così come sono molti coloro che sanno di essere al loro ultimo giro e che in un eventuale passaggio alla Lega intravedono la possibilità di conservare lo scranno anche in futuro.

Luigi Paragone, sodale dell’altro trombato eccellente, Alessandro Di Battista, sulla sua pagina Facebook ha lanciato l’allarme, tenendo vivo il dissenso, con un lapidario “se ci leghiamo al Pd non avremo più la faccia pulita”. Mentre il pasionario, Michele  Giarrusso è andato giù duro contro il ‘cerchio magico’ dell’ex vice premier. “Se penso che Di Maio abbia troppo poteri? – si è chiesto in lungo post anche lui su Fb – Sì, dovrebbe lasciare tutti gli incarichi”. “Non vedo quale esperienza possa vantare agli Esteri – ha poi aggiunto più tardi all’Adnkronos – e grazie a lui abbiamo perso 6 milioni di voti, oltre a diventare minoranza nel consiglio dei ministri”.

Comunque il dissenso, nonostante il tentativo di dissimularlo, resta e fa paura, per la prima volta tra i corridoi di velluto del Senato hanno cominciato a circolare insistenti minacce di astensione al momento del voto in Aula, molto dipenderà da come andrà a finire la partita dei capigruppo che i rivoltosi vorrebbero nella loro disponibilità. Ma non solo. Secondo alcuni il M5S dovrebbe dotarsi di segretari regionali e comunali, anche loro eletti e non scelti dal capo, in tal senso pare sia pronta una raccolta di firme e il coinvolgimento diretto di Beppe Grillo “se non dovesse arrivare il sostegno necessario dei parlamentari” alla richiesta.

Insomma, lo smottamento sembra inarrestabile, Andrea Crippa vice segretario del Carroccio ha confermato: “Ci sono dialoghi in corso tra noi e parlamentari del Movimento, con una decina di loro siamo in una fase avanzata di confronto”. “L’elevato” per il momento è restato muto e di espulsioni non si parla più come ai bei tempi. Be’, è tutto un altro M5S, non c’è dubbio. Benvenuti nella “casta”.

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