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Salvini ringhia, Meloni segue a ruota e Berlusconi prova a rilanciarsi: centro destra senza bussola

di Peppe Papa

Frastornato, dopo la brutta botta rimediata questa estate, Matteo Salvini prova a riprendere il filo del ‘discorso’, darsi una strategia, degli obiettivi, cercando di far tesoro degli errori commessi. Anche se l’operazione, legata più alla buona volontà che a una profonda convinzione, sembra non funzionare.

A Giancarlo Giorgetti – racconta, infatti, un parlamentare del Carroccio – Matteo avrebbe chiesto di riformare la Lega, di profilarla con una sagoma più istituzionale, più realista, ma io non ho ancora capito né cosa voglia dire né soprattutto cosa dovrebbe fare Giorgetti. E penso che non l’abbia capito nemmeno lui, visto che non sta facendo niente”.

E c’è da capirlo se il Capitano, dopo aver realizzato l’entità del danno procurato a sé stesso e al partito, ha ricominciato esattamente da dove era rimasto: soliti modi rudi, stessi slogan, stessa aggressività e tanta improvvisazione.

Cosa che gli riesce bene, ma il problema è come a finire” stigmatizzano senza farsi sentire i più dubbiosi tra le truppe padane. Ma Salvini è fatto così, prendere o lasciare. Resta un movimentista, uno che agisce d’impeto, capace di arrivare alla pancia delle persone, cavalcarne gli istinti animali. Uno così non ha tempo per pensare al domani, avere in mente una idea di futuro per il Paese. E’ sempre in campagna elettorale anche se sta al governo, come ha ampiamente dimostrato, e agogna al potere assoluto pur non sapendo che farsene.

Non incide e questo non ha nessuna utilità per i milioni di elettori del Nord che rappresentano la base sociale leghista, pragmatica e efficientista. Gli sghèi prima di tutto che, in 14 mesi di presa del Palazzo, non si sono visti. Un problema pure per gli alleati, o presunti tali, del centrodestra confusi nella mischia che gli ruota intorno.

Un senso di disorientamento si avverte in Forza Italia, nonostante Berlusconi si ostini a tenere alto l’umore di quel che è rimasto del suo esercito una volta invincibile e al centro della scena, reso evidente dal documento dei parlamentari azzurri dove si è espressa l’urgenza che il partito resti legato ai valori di liberalismo e popolarismo europeo del centrodestra italiano.

Salvo poi che gran parte di loro già graviti ormai nell’orbita salviniana. Per ora il cavallo vincente. Significativo l’apporto forzista alla mozione della Lega nelle regioni a guida centrodestra per promuovere il referendum elettorale per il maggioritario in primavera. L’indicazione all’astensione espressa dai vertici si è trasformata, in men che non si dica, in un via libera contrario alle intenzioni ed è stata approvata in Sardegna, Veneto, Lombardia e tra qualche giorno anche in Liguria, Piemonte e Friuli.

Segue a ruota Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, cui non sembra vero avere agguantato Fi nei sondaggi e trovarsi in una coalizione guidata da un forte leader di destra che più di destra non si può, con la prospettiva un giorno di ritrovarsi al potere. Sbraita, inveisce, fa il verso a Salvini agitando le piazze contro l’immigrazione, le tasse, la tolleranza zero su tutto e il “furto di democrazia inflitto agli italiani”. Chiede insistentemente il voto, sapendo che per ora è tempo perso, ma serve a farsi notare.

Il voto come una panacea, anche se non c’è alcuno straccio di programma comune del fronte e nessun Capo capace eventualmente di rappresentarlo.

Non è chiaro ad esempio il rapporto che lo schieramento dovrebbe assumere nei confronti dell’Europa, né quale idea condivisa ci sia su temi come l’istruzione, il fisco, la riforma della magistratura. Niente di niente per ora, tranne le parole del Cavaliere a fotografare la situazione: “Siamo stati noi a far entrare nel governo Lega e fascisti, li abbiamo legittimati noi, li abbiamo costituzionalizzati noi. Il centrodestra lo abbiamo inventato noi e ne siamo il cervello, il cuore e la spina dorsale, siamo obbligati a stare nel centrodestra, se loro non avessero noi sarebbero una destra estremista incapace di vincere e governare”.

Impossibile sapere fino a che punto ci crede, tuttavia serve a tenere sulla corda i soci del cartello che farebbero bene, tronfi dei successi demoscopici, a non sottovalutarlo e darlo per finito.

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