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Proporzionale puro, Zingaretti come l’ultimo dei moicani dice no: capibastone Pd, M5S, LeU e Renzi tutti d’accordo

di Peppe Papa

Combatterò contro ogni ipotesi di proporzionale puro che frammenti ancora di più il sistema”, parola di Nicola Zingaretti, segretario del Pd. Lo ha affermato ieri al “Festival delle città”, la kermesse organizzata a Roma dall’Huffington post dal 1 a 4 ottobre, intervistato da Corrado Formigli, e chissà quanto condivisa dal suo stesso partito e dagli alleati di governo. Tutti orientati, dopo il taglio concordato dei parlamentari che andrà in scena la prossima settimana con il voto definitivo della Camera, a un sistema proporzionale che più puro non si può.

La strada è tracciata, ripensamenti non sembrano possibili, a meno che non sia cambiato qualcosa in casa dem. I capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci hanno siglato qualche settimana fa con il rappresentante dei 5Stelle, Andra De Giorgis al tavolo del programma tra i due partiti, un accordo in tal senso blindato giustificando la decisione come necessaria per garantire, a fronte del taglio di deputati e senatori, la massima rappresentanza di piccole regioni e partiti minori.

L’orientamento per il proporzionale non lo abbiamo messo nero su bianco nel documento di programma, ma sta nel patto” spiegava alcuni giorni fa Delrio, tutto sta nel farlo digerire. Non sono pochi quelli nel Pd che masticano amaro per la rinuncia forzata alla vocazione maggioritaria, uno dei pilastri fondativi del partito, contro cui non appaiono in grado di opporre argomentazioni valide all’inevitabile ritorno al vecchio sistema elettorale in vigore nella prima Repubblica.

Non c’è scampo, il premier Conte lo ha annunciato inequivocabilmente nel suo discorso sul programma a proposito del taglio dei parlamentari: “Questa riforma dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, anche favorendo l’accesso democratico alle formazioni minori e assicurando, nello stesso tempo, il pluralismo politico e il pluralismo territoriale”.

Tutti d’accordo nella maggioranza, dai 5Steelle a LeU, da Italia viva al Partito democratico, applausi convinti, anche se Zingaretti prova a giocare la parte dell’ultimo dei moicani per tacitare i malumori interni, fingendo di tenere duro.

Sa bene, infatti, che per cambiare pelle al partito tenendolo unito e allargato a sinistra, derenzizzarlo definitivamente, non c’è niente di meglio di un bel proporzionale puro che assecondi gli appetiti delle numerose sue correnti interne.

Capibastone all’opera, che è quanto di più soddisfacente ha espresso il Pd negli ultimi anni, tanti voti e presenza capillare sul territorio, questo il piano di battaglia per i prossimi mesi. Si vedrà quanto tempo durerà il governo, cosa farà Renzi, quali posizioni assumeranno i Cinque stelle nel prossimo futuro, quel che conta è farsi trovare pronti.   

1 Comment

  1. Bertocco Vittorio ha detto:

    Politicamente sarà anche necessario, ma oggettivamente è un passo indietro che non garantisce governabilità. Per cgi ha vissuto l’epoca dei “governi balneari”, una vera jattura. Bisogna anche dire che il maggioritario, qui, ha perso. Ma avrei tenuto duro.

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