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Non c’è bel gioco che tenga, nel calcio il dogma è che si vince solo con i top player

Nel mondo del calcio parlato per antonomasia si fanno un sacco di chiacchiere, si scrivono fiumi di parole per non dire nulla, si cercano le più strane alchimie teoriche per spiegare, raccontare il calcio a miliardi di appassionati con argomenti più o meno accattivanti, spesso banali e intrisi di luoghi comuni con parole come “bel gioco”, “tattica”, “motivazioni”, “fase difensiva, offensiva”, “sistemi, formule e principi di gioco”, ma come nei risultati in qualsiasi settore, senza materia prima di qualità, l’eccellenza non si produce mai. Sicuramente con la bravura e l’applicazione di certuni protagonisti fra allenatori capaci e calciatori duttili si può lavorare sul famoso concetto di “gioco di squadra” come decantano allenatori alla Sacchi, Sarri, Guardiola e altri prima di loro come Kovacs e Michels con il grande Ajax, ma quella squadra seppur organizzatissima, senza top player come Crujff ed altri non avrebbe mai vinto nulla, come del resto non vinse nulla a livello di squadra nazionale, perchè altri avevano più top player. Nessuno nega che il calcio sia uno sport di squadra, sarebbe assurdo asserirlo, perché chiaramente nel calcio in campo si gioca pur sempre in undici, nell’arco di una partita fino ad usarne quattordici ed ognuno deve collaborare con l’altro, ma è evidente che se nelle rose delle squadre non si riesce ad amalgamare e mixare forza fisica, fantasia, esperienza, personalità e classe sopraffina nell’undici titolare, e nei primi rincalzi, puntando solo sul gioco e le motivazionie non sui solisti , pensando così di sopperire alla mancanza di grandoi solisti e magari sognare anche di poterla avere vinta, ci si illude e predicando tali teorie si illudono anche i propri tifosi. Il calcio è molto semplice, perché è lo sport che fra tutti somiglia di più alla vita e chiunque saprà come può essere dura la vit, a dove già è tanto riuscire a sopravvivere restando in buona salute, figuriamoci emergere e stagliarsi sugli altri, perché non basta essere bravi, talvolta fortunati, aiutati per avere successo, perchè prima di tutto servono talento, qualità, e senza queste doti anche un successo momentaneo può risultare effimero, illusorio fino al ridimensionamento del tutto. Poi chiaramente nella vita come nel calcio non è che obbligatoriamente bisogna vincere, quello dipende dagli obiettivi, che ognuno si pone, dalle scelte, dagli avversari, perché si può vivere felicemente o dignitosamente anche di cose semplici e di partecipazione , accontentandosi di quello che la vita elargisce ed è nelle proprie possibilità , ma se gli obiettivi sono più alti e allora bisogna curare ogni aspetto al massimo delle possibilità e talvolta neanche basta. Al contrario, se si puntasse al massimo con il minimo sforzo, colpevolmente, pur avendone le possibilità, e magari qualche volta venisse pure bene illudendosi che ce la si possa fare comunque a battere gli altri con i propri limitati mezzi , utilizzando strategie, , furbate da fenomeni da baraccone al mercato , può anche accadere eccezionalmente di farla franca, ma alla lunga i risultati, intesi come vittorie saranno sempre miseri. Per una volta non facciamola lunghissima, e riguardo al Napoli e al calcio in generale, gli ultimi eventi calcistici in Europa hanno dimostrato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, che per vincere, quando c’è veramente da vincere, una squadra potrà farlo solo ed esclusivamente se si ha in squadra quel mix di cui parlavamo qualche rigo fa, ma soprattutto avere qualità nei ruoli più determinanti a fare gol, quindi solo se si hanno quel tipo di calciatori che oggi chiamiamo “top player”, i quali quand’anche i propri compagni steccassero partita e l’allenatore le sue strategie tattiche e di gioco, da soli e in ogni momento della partita sono in grado di risolvere da soli il risultato. Chi dice che i Top player non sono necessari per vincere, deve commentare altri sport, perchè non capisce l’essenza del gioco calcio, quello di dover fare gol. Non sarà mica un caso che in Champions, come nei campionati nazionali, le partite si vincono soprattutto quando si fanno più gol degli altri e a farli sono quasi sempre gli stessi? Chi sono poi veramente questi top player? Da sempre sono considerati tali i grandi numeri 9 e i grandi numeri 10 e anche quando qualcuno ha teorizzato che si potesse fare a meno di questi ruoli, “per non dare punti di riferimento agli avversari”, alla fine sono sempre questo tipo di calciatori mascherati in altri ruoli a fare la differenza. Per quelli come noi che hanno superato la cinquantina, quante volte sin dagli anni settanta avremmo sentito dai radiocronisti profferire sempre la solita frase, “gol di Riva su passaggio di Rivera”, “Boniek su passaggio di Platini” o viceversae sono stati sempre questi grandi numero 10 a cominciare da Pelè e poi tipo i Rivera, Platini, Totti, Baggio, Del Piero che oltre a fare assist vincevano anche le classifiche dei cannonieri e talvolta il Pallone d’oro. Non è mica un caso che a vincere tali trofei sono questo tipo di calciatori e non i mediani, i difensori e i portieri? Perchè questa è la vera essenza del calcio, “sua maestà il gol” e chi fornisce il pallone a chi deve tradurlo in rete. Ieri sera e l’altro, si è giocato il terzo turno della Champions, un fase a gironi ancora interlocutoria ma già indicativa per capirne la gerarchie dei gironi. Ebbene, in questo turno al di là delle prestazioni, sono andati a segno per lo più i famosi top player, quelli presenti nelle maggiori squadre europee che si giocheranno il titolo perché hanno segnato e risolto le partite tutti insieme appassionatamente i vari Higuain, Ronaldo, Lewandosky, Icardi, Suarez, poi i futuri top player Zivech, Van de Beek, Gnabry e il giovane Haland, che stranamente il Salisburgo ha tenuto in panchina per larga parte del match pur essendo il capocannoniere del torneo, e infatti con la sua entrata in campo il Salisburgo sugella la rimonta clamorosa facendo tre gol al Liverpool, non alla squadra del dopolavoro. Questo per dire come è evidente il dato su chi veramente fa la differenza in campo, perché anche ieri sera emerge questa ineluttabile verità che ad avere spesso la meglio, anche sul bel gioco e le motivazioni è sempre e solo la qualità di certi attaccanti. Poi è chiaro che a parità di valori tecnici in campo la differenza la facciano altri aspetti come quelli motivazionali, di forma fisica, di tattica e strategie degli allenatori, ma comunque a vincerla devono poi badarci i calciatori più forti. Quante partite ha fatto vincere Messi al Barcellona? Vogliamo parlare dei due unici scudetti del Napoli? Non è il caso, altrimenti ci tacciano di essere pateticamente nostalgici. Resta il fatto però che il Barcellona ieri ha vinto una partita immeritatamente dal punto di vista del gioco, perché l’Inter almeno per due terzi della partita è sembrata più squadra ed è stato solo grazie a Messi e Suarez che alla fine l’ha spuntata la squadra catalana. Puntare sul bel gioco, sull’applicazione fisica e tattica, sulle motivazioni va benissimo, ma devono farlo soprattutto chi è sulla carta più scarso di qualità per non soccombere del tutto, mentre spesso in queste partite i più forti le sottovalutano, giocandole con meno stimoli e talvolta si può venir sorpresi come ha dimostrato per ben due anni il Napoli con il Liverpool battendolo per due volte in casa e poi pareggiare con squadre alla portata come Stella Rossa e Genk e alla fine come sempre capita è il Liverpool con i suoi top che va avanti fino a vincere il titolo. Anche ieri sera il Liverpool già scottato dal Napoli stava per essere sorpreso dal Salisburgo, la stessa squadra azzurra messa sotto pressione dal dal Genk, probabilmente ritenuto una pura formalità, poi il Barcellona dall’Inter, ma mentre Liverpool e Barcellona hanno calciatori che possono decidere da soli di vincere comunque , il Napoli ha comunque impattato perché non avendo quel tipo di calciatori non è riuscito a tradurre in rete le tante occasioni comunque prodotte, malgrado un gioco lento arruffone e macchinoso, e pur giocandola senza grande concentrazione e motivazioni poteva tranquillamente vincere per la maggiore qualità dei suoi attaccanti che però non si è rivelata in questa occasione. Insomma per chiuderla qui, siccome noi crediamo al contrario di tanti, che il calcio sia una scienza esatta, la proporzione matematica è che: “top player stanno a vittorie, come bel gioco e tutto il resto stanno a chi arriva secondo terzo o quarto”, e se a Napoli, perché è questo il contesto e la squadra che ci stanno più a cuore, ci si ostina a non capirlo difendendendo l’indifendibile, saranno sempre illusi dai risultati effimeri e da temporanee soddisfazioni sportive, e i tifosi, soprattutto da chi gli racconta il contrario e cioè che si può vincere anche facendo a meno dei top player. E se finora con le buone prestazioni e una opportunistica politica del bilancio il Napoli è riuscitp a galleggiare fra l’illusione di una vittoria e i secondi posti quando con partecipazioni più che dignitose in Champions, alimentando la speranza che prima o poi si riesca a coronare il sogno, potrebbe anche essere una realtà accettabile, ma se si comincia pure a giocare male per aver fatto il solito mercato al risparmio, confuso e inadeguato e allora la profonda delusione è dietro l’angolo, a meno che alcuni dei calciatori presi fra Lozano, Elmas ed altri non si rivelino nell’immediato dei veri top player, ed Ancelotti da grande allenatore li faccia sbocciare, ma abiamo più di qualche dubbio in proposito. Diversamente e più realisticamente stavolta ci si prepari al peggio, perché senza almeno un paio di top player , e figuriamoci anche senza gioco, motivazioni, stimoli e tutto il resto, crollerà anche tutto il fumoso castello di sabbia costruito nella pineta di Castelvolturno in estate e fra le montagne del Trentino. Chiaramente nessuno se lo augura, siamo pur sempre solo ad ottobre e teoricamente ancora in corsa per tutto seppur già con qualche ritardo, ma i dogmi e i principi del calcio restano, sono impietosi e ci dicono che non possiamo fare a meno di rilevare queste grandi verità di volta in volta che il calcio sentenzia. Poi per carità, ognuno creda in ciò che più gli pare, quanto a miracoli, sogni e quant’altro, perché talvolta anche nel calcio come nella vita tutto può accadere, ma si trascende nell’estorerico, perchè questi sono eventi più unici che rari, non controllabili e dovuti a tutta una serie di casualità inspiegabili. Quindi, il consiglio è quello di attenersi umilmente alla realtà dei fatti, molto più comprensibile a noi terreni, poi ognuno faccia come gli pare, salvo inutili e tardive critiche e vittimismi e polemiche che lasciano il tempo che trovano.

Pippo Trio

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