Le sirene di Renzi: Polverini lascia il gruppo di Fi e passa al Misto, in dieci alla Camera pronti a seguirla
Ottobre 3, 2019
ECONOMIA L’Italia e lo sviluppo sostenibile: indietro su povertà, ambiente e energia
Ottobre 4, 2019

Ancelotti ammetta con se stesso di aver sbagliato ad avallare mercato e progetto

Nessuno è perfetto, anche uno dei più grandi allenatori di calcio al mondo può cadere nell’errore di valutazione e credere di essere invincibile accettando quel che gli passa il convento e riuscire ugualmente a uscirne vincitore. Ancelotti venendo ad allenare a Napoli deve aver sottovalutato il compito perché lui che ha sempre allenato in club di grande prestigio e ricchezza, deve aver pensato che la sua sfida ultima nelle squadre di club era riportare alla vittoria una squadra che non vince da più di trent’anni a suggello di una carriera luminosa, diventando definitivamente il più grande di tutti e dopo Maradona, essere lui per questa città l’ultimo dei suoi eroi calcistici. Ma forse non è neanche così, non stiamo parlando di un personaggio dall’ego ipertrofico alla Mourinho o Ibrahimovic, Ancelotti è sicuramente più umile e con i piedi ben piantati in terra, le sue origini contadine non gli permetterebbero tali megalomanie e voli pindarici, tuttavia anche lui deve aver peccato di presunzione forte delle tante vittorie collezionate in carriera e deve aver pensato che accettare di allenare a Napoli dopo aver allenato in tutta Europa il fior fior di squadre allenate nel posto giusto al momento giusto sia per lui che per una piazza con grande fame di vittorie. Sinceramente vogliamo credere a questa versione, quella di un Ancelotti che come Benitez deve aver accettato la sfida impossibile di riportare il Napoli in vetta in Italia e fra le migliori in Europa, piuttosto che credere alla versione di un allenatore appagato che pur di continuare ad allenare e soprattutto tornare in Italia si accontenta della metà dell’ingaggio rispetto ai precedenti, con la concreta possibilità di poter consentire al figlio di proseguire a certi livelli il suo tirocinio di allenatore, e chi meglio di se stesso a fargli da insegnante, contemporaneamente consentire al genero di svolgere la professione di dietologo in una grande squadra di calcio e non ultima, la possibilità di poter avvicinarsi alla figlia che da sposata vive da queste parti. Chiaramente tutti questi sono aspetti importanti nell’economia di una decisione professionale ma ci rifiutiamo di credere che possano essere gli unici argomenti ad aver convinto Ancelotti di venire ad allenare in un club che di sicuro nemmeno si avvicina lontanamente a quelli in cui ha allenato precedentemente. Siamo certi che Ancelotti due anni fa poteva ancora ambire ad allenare un club di fascia superiore al Napoli, forse l’Arsenal, ritornare al Milan, più clamorosamente all’Inter tutti grandi club da rilanciare e lui sarebbe stato di certo il profilo giusto, ma probabilmente sia per questioni familiari già illustrate, che per il fascino di una città come Napoli e una sfida impossibile devono averlo convinto della scelta per certi versi clamorosa e che nessuno poteva immaginarsi. Infatti ricordiamo come se fosse adesso, l’incredulità generale dell’ambiente calcistico e mediatico quando il vulcanico De Laurentiis riuscì a convincerlo di approdare a Napoli e Ancelotti non fece nemneno gran fatica ad accettare perché combaciavano in lui tutti gli argomenti sia personali che professionali ad accettare la sfida. Del resto avrebbe preso comunque una squadra collaudata da tempo, che un anno prima aveva sfiorato lo scudetto e ancora con margini di miglioramento sarebbe stato più complicato ritornare a Milano o rendere l’Arsenal la favorita in premier. insomma tutte considerazioni giuste e razionali , vi erano le condizioni ideali per firmare, tuttavia però Ancelotti deve aver sottovalutato gli aspetti meno evidenti, perché abbagliato solo dagli argomenti più positivi della scelta, si è fatto troppo fagocitare dallo scaltro presidente che pur accettando tutte le sue condizioni quanto all’ assunzione del figlio del genero e di tutto lo staff, senza nemmeno chiedergli di vincere in modo ossessivo lo scudetto, ma deve avergli chiesto in cambio solo il rispetto degli obiettivi minimi e ciòè la conferma di un Napoli da zone Champions, di non pretendere al mercato top player, ma di assecondare la società nel progetto di crescita puntando su calciatori giovani sia quelli che verranno che quelli già in rosa ancora da valorizzare, con la promessa del presidente di non dare via se non a prezzi irrinunciabili i big della squadra, che eventualmente sarebbero rimpiazzati comunque da calciatori importanti, ma pur sempre in prospettiva e in linea con il progetto societario. Ad Ancelotti infine deve essere stato chiesto più che vincere il campionato, di poter fare il meglio possibile soprattutto in Champions, perché quello è il torneo vetrina per i calciatori da valorizzare in termini di mercato e poi perché restare più a lungo possibile in quella manifestazione accrescerebbe esponenzialmente l’immagine e il brand del club, nonché il fatturato grazie ai bonus guadagnati di volta in volta ad ogni turno superato e punto conquistato. Ad Ancelotti tutto questo deve essergli sembrato come una passeggiata di salute, avrebbe assicurato tranquillamente lo status richiesto e magari avrà pensato pure che grazie alla sua esperienza di poter fare anche di meglio stimolando la sua mentalità di allenatore vincente. Crediamo di aver descritto alquanto fedelmente la realtà di questo sodalizio di Ancelotti con il Napoli, ma come sempre non è mai tutto oro quello che luccica e se Ancelotti ha creduto di poter incidere di più e assecondare le sue voglie e quelle dei tifosi di provare comunque a vincere, ora deve fare i conti con una realtà che lui stesso ha avallato e quindi assecondato pensando di poter incidere maggiormente con il suo carisma e la sua esperienza sia nei confronti della società e quindi del presidente in termini di persuasione riguardo ai calciatori da prendere al mercato, che nei confronti della squadra dove far pesare il suo ascendente nel momento delle scelte dei ruoli, della tattica e dei modi di giocare. Ultimo problema di Ancelotti è una piazza sicuramente troppo celiente, ma spaccata in due anime fortemente contrastanti, quelli plagiati da una stampa locale e talvolta anche nazionale servilmente aziendalista e quelli che contestano tutta la politica societaria, in questo perenne rischio di corto circuito che potrebbe alla fine compromettere le aspettative di tutti, presidente, giocatori e allenatore compreso e chiaramente quelle dei tifosi di tutte e due le fazioni. Oggi il rischio di un corto circuito fatale è come una spada di Damocle che di partita in partita rischia di cadere sulla testa di tutti i protagonisti di questo stato d’animo che si chiama Napoli, e prima che questo possa avvenire, Ancelotti farebbe bene ad ammettere con se stesso che non è vero che va tutto bene come continua ad andar dicendo fra una conferenza e l’altra. Nemmeno gli si chiede di fare feroce autocritica pubblica, ma perlomeno di ammettere con se stesso che forse si è fidato troppo delle sue capacità generali e aver sottovalutato tutto il resto, Ancelotti dovrebbe ammettere di aver avallato un progetto limitativo, di un mercato confuso e insufficiente malgrado i buoni acquisti fatti, ma non del tutto soddisfacenti soprattutto a centrocampo, se non addirittura controproducenti come in attacco, il cui sovraffollamento può solo creare grandi incomprensioni, troppa concorrenza spietata e confusione nei ruoli di ognuno. Ancelotti pur senza pretendere la luna avrebbe dovuto farsi assicurare la sua pianificazione di mercato sia in entrata che in uscita, seppur sempre in linea con le politiche societarie. Ancelotti sin dallo scorso anno ci era sembrato con idee molto chiare su scelte, gerarchie e sistema di gioco, per cui se aveva individuato profili diversi da prendere per i terzini esterni avendo di fatto già bocciato Hisay e Mario Rui avrebbe dovuto pretendere i due cambi. Non avrebbe dovuto avallare la cessione di Albiol sicuramente il difensore più esperto in squadra o quanto meno non farsi cedere l’unica alternativa tecnica allo spagnolo quindi Chiriches. A centrocampo avrebbe dovuto farsi sostituire al meglio Hamsik con un profilo anche migliore dello slovacco che pur dimostratosi grande calciatore nei suoi anni napoletani, difettava in alcuni aspetti, per cui Ancelotti avrebbe dovuto pretendere un calciatore adeguato e migliorativo di tutto il reparto individuato nella figura similare al Barella che oggi fa le fortune della concorrente diretta Inter. Inoltre nel settore mediano del campo si sono ceduti altri due elementi della rosa quindi Rog e Diawara sostituiti a malapena dal promettente Elmas, quindi persi tre centrocampisti in cambio di uno. Se non è indebolimento questo…, Infine, Ancelotti qualità veramente intendesse da un anno di prendere Lozano, più tardi lo stesso James Rodriguez in rotta con Bayern e Real, Icardi o uno dello stesso tipo innanzitutto avrebbe dovuto insistere a farsi vendere Insigne le cui incomprensioni erano già note ma visto che poi non sono riusciti a venderlo alle giuste condizioni, avrebbe dovuto rinunciare di prendere il doppione se non triplone Lozano. Stesso discorso per Milik, perché questo è un calciatore ed un ruolo assai importante e allora se non arriva Icardi perché magari non si riesce nemmeno a vendere il polacco, quindi si tiene Milik. ma si prende uno simile all’argentino seppur più avanti in età e contemporaneamente ci si tiene Milik già in difficoltà per la concorrenza di Mertens e allora non si può fare altro di distruggere un altro calciatore e creare i presupposti per una tale confusione e malcontento che in alcun modo anche un grande allenatore come Ancelotti può tenere a bada nel miglior modo possibile. A questo punto Ancelotti non può far altro che fare delle scelte radicali, decidere su quali elementi principalmente puntare e chi sono le alternative senza continuare con questo disarmante e massiccio turn over affinchè tenersi tutti buoni, perché alla fine non ci riuscirà malgrado il suo ascendente sui calciatori e la sua capacità di persuasione per convincerli di fare anche ruoli diversi qualora volessero giocare il più spesso possibile. Ancelotti deve fare anche presto perché anche se stiamo ancora ad ottobre e nulla è perduto, qualcosina storto è già andato e difficilmente ci si potrà permettere nell’immediato ulteriori passi falsi o involuzioni varie, sarebbe una crisi conclamata e poi invece bisogna che il tecnico faccia ripartire la squadra lavorando in anzitutto su se stesso chiarendosi le idee e facendo delle scelte e poi sulla squadra chiarendo a tutti doveri e responsabilità sia del tecnico che dei calciatori e infine pianificare un mercato di gennaio che ripari le lacune, gli esuberi ingombranti e l’acquisto di calciatori determinanti affinché il tecnico possa eseguire al meglio i suoi dettami di gioco. Nel frattempo già da domenica si superi l’ostacolo Toro che non è mai semplice, per di più vi è l’incrocio suggestivo con Mazzarri grande ex della partita, e al di là di tutte le difficoltà oggettive sempre presenti in una partita di calcio, incontrare un ex così importante è sempre motivo di grande preoccupazione per le naturali motivazioni che l’ex potrebbe avere e che potrebbero in qualche modo incider. Il risultato che scaturirà da Torino, in concomitanza di quello di Milano nel big match fra Inter e Juventus, dirà tantissimo sul futuro della stagione del Napoli, e adesso tocca ad Ancelotti il complicato compito di salvare momentaneamente la stagione in attesa di sviluppi diversi e di miglioramenti vari , altrimenti progetto finito per tutti, anche per presidente, chiaramente per tecnico e ambiente, per poi ricominciare chissà con quale ciclo e quali uomini.

Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *