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Gli opinionisti a seconda del risultato non sono mai credibili

È sin già dal mercato che i cosiddetti opinionisti indicavano il Napoli come la squadra che si era rinforzata meglio, magnificando la società che aveva speso come mai fatto in passato, senza dire però che aveva incassato più di quanto avesse speso, per aver ceduto da gennaio ad agosto tre centrocampisti, Hamsik, Rog e Diawara, due difensori, Albiol e Chiriches, tre attaccanti Inglese, Verdi e Ounas, e tutta un’altra serie di esuberi che sono serviti al Napoli solo per fare mercatino delle pulci. Sono arrivati nella rosa dei titolari Di Lorenzo, Manolas, Elmas, Lozano e Llorente e al di là del valore intrinseco dei calciatori, e pur tralasciando gli evidenti problemi di amalgama e convivenza di più doppioni nei ruoli, chi ha detto che fra entrate ed uscite il Napoli si sia rinforzato e anche di molto, deve cambiare sport, mestiere e magari non permettersi mai di opinare di nulla, anche se questo è il verbo più democratico della lingua italiana, soprattutto nel calcio dove si ritiene un diritto sacrosanto opinare ed è giusto che lo facciano tutti, ma se è tollerabile che lo facciano tifosi, appassionati di questo sport e altri profani, ma che si arroghino il diritto di farlo a pagamento, quindi per professione talune persone fra giornalisti e addetti ai lavori e poi fallire puntualmente le opinioni, dettate più da opportunismo carrieristico e facile populismo a seconda del risultato, il più delle volte con disonestà intellettuale, non solo non rende credibili questi personaggi nella loro veste di analisti, ma andrebbero anche in qualche modo sanzionati per i danni collaterali che provocano, come tutti i professionisti che sbagliano. Se si da per scontato che debba essere ferocemente criticato un calciatore, un allenatore, o anche un arbitro quando il rendimento non corrisponde alle aspettative e addirittura si chieda fermamente che vengano cacciati, come spesso accade per gli allenatori, o messi in panchina fino ad essere ceduti e addirittura non trovare più squadra come accade ai calciatori che deludono, o ancora sospesi come gli arbitri al primo o secondo errore vistoso, ebbene ci sembra giusto che pure per altri mestieri e professioni si richieda con la stessa brutale critica mediatica la rimozione o la sospensione di chi sbaglia fallendo puntualmente nel proprio lavoro, come in un’arcaica legge del taglione, “occhio per occhio dente per dente”. Ma siccome siamo nel terzo millennio dovremmo aver superato da tempo questi sistemi forcaioli e arcaici, e allora si sia tutti più moderati, equilibrati nei giudizi e non di meno assumersi le responsabilità di quanto si affermi con tanta sicumera, spesso tacciando arrogantemente altri di incompetenza e quando invece la realtà dimostra di essersi sbagliati, quantomeno si abbia il pudore di starsene in silenzio e imparare la lezione, invece che continuare ad opinare più facilmente a seconda dei risultati, perché quello lo sanno fare tutti senza bisogno di essere pagati per farlo e soprattutto senza che si passi per chissà quali professori esperti e competenti, perché l’evidenza dice esattamente il contrario su questi sedicenti opinionisti. Oggi, visto che c’è la sosta campionato vogliamo occuparci a degli opinionisti che non fanno mai sosta a sparare puttanate, più che dei calciatori, dell’allenatore e le loro mancanze, perché lo abbiamo già fatto abbondantemente nei cosiddetti tempi non sospetti quando qualcuno ci tacciava di remare contro, ma ora ribadire le nostre critiche fatte in periodo di apparenti vacche grasse, ci sembra di sparare sulla croce rossa e più che criticare il Napoli che ha i suoi evidenti limiti noti da tempo solo a chi ha occhio lungo e cervello per capire senza farsi prendere dal cuore, oppure criticare De Laurentiis per come gestisce una società rilevata con grandissimi vantaggi dal fallimento senza averla ancora colpevolmente strutturata, organizzata e resa importante da una squadra che a queste condizioni avrebbe dovuto già vincere o quantomeno essere completa affinché lottare per vincere, tanto almeno quanto la città di appartenenza merita. Pure le pietre sanno che Napoli è una metropoli fra le più antiche, importanti e fra le più belle al mondo, con decine di milioni di napoletani sparsi sul pianeta che orgogliosamente si sentono rappresentati sia dalla città che dalla squadra che ne indossa i colori, tutta gente escluso una parte oscura, che merita in ogni campo e settore di essere al livello di quello che è sempre stata storicamente, culturalmente e paesaggisticamente quella che ancora oggi tutti gli riconoscono di essere fra i suoi periodo di splendore come quelli più depressi. Tuttavia non siamo qui per parlare di questo, perché neanche ve n’è più bisogno, ma solo rimarcare quanto sia profondamente sbagliato opinare tutto e il contrario di tutto a seconda dei risultati esaltando eccessivamente, come deprimere allo stesso modo. Chi per mestiere fa Il giornalista innanzitutto deve essere sempre fedele aI fatti in questo racconto educativo e formativo che deve assolvere come servizio al pubblico ogni operatore dell’informazione degno di questa professione che dovrebbe essere per deontologia professionale super partes, e inoltre come opinionisti avere il buon senso di fondare le proprie opinioni per l’appunto sui fatti e quando ci si sbaglia deragliando dai fatti, non solo so debba ammettere i propri errori di valutazione, proprio come ad esempio ha fatto il principe degli opinionisti, Mario Sconcerti, ammettendo di aver forse sopravalutato il Napoli, quindi facendo autocritica. Però già dire “forse“ implica futuri e repentini saliscendi dal carro, perchè poi se le cose dovessero cambiare ancora e magari in meglio si ritornerà a piè pari a saltare sul carro dei vincitori fieri delle proprie opinioni date precocemente e poi rimangiate adesso e magari per convenienza riciclate ancora In futuro . Insomma puro equilibrismo mediatico per farla sempre franca, ma resta il fatto che così non si è più credibili nelle opinioni, qualsiasi altra cosa accada nel campionato di calcio riguardo al Napoli e a tutte le altre. Nessuno vuol metterli alla gogna, hanno una grande professione e missione da svolgere servendo il pubblico e allora facessero i giornalisti, mestiere nobile che anche a causa loro è in via di estinzione, ma perlomeno quando opinano in modo stupidamente saccente di calcio che in futuro memori delle grezze fatte abbiano tutti un po’ di pudore e si limitassero a commentare solo la cronaca dei risultati, perchè a prenderci prima solo in pochi veramente vi riescono, taluni per puro caso, altri per vera competenza, tra i quali, scusate l’immodestia dell’auto citazione sempre odiosa, vi ci includiamo noi, perché carta canta da sempre e quello che abbiamo scritto è inesorabilmente confutabile nell’impietoso mondo del web così per noi come per altri, per cui traetene voi le conclusioni al riguardo!
Pippo Trio

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