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Salvini ‘maltratta’ il Cavaliere, il partito tace e Carfagna si indigna: la tentazione Renzi
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L’EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Destra, sinistra, o Cinque stelle? ‘Prima Repubblica’ dietro l’angolo

Dieci anni di penta stellati per passare dalla lotta al sistema alla sua riedificazione sui principi della “prima Repubblica”

di Gaetano Piscopo

A sentire i 5 Stelle, anche nei festeggiamenti del decennale a Napoli in questi giorni, ciò che li differenzia sta nell’avere superato antiche formule di appartenenza e di schieramento.

Questo movimento ha sicuramente costretto la politica ad aggiornare la propria agenda, o quanto meno modificare il proprio essere in ragione di una grande abilità del Movimento di attrarre l’enorme sfiducia e malcontento generato dall’incapacità di interpretare la trasformazione in essere nella società.

Ma questo rapido successo rischia di travolgerli visto che alla prova dei fatti le risposte attese nel “superamento della povertà” di fatto si traduce in ulteriori sacrifici da affrontare per gli italiani.

A leggere alcuni provvedimenti, o proposte di legge confrontate con la incapacità di sostegno di un bilancio statale deficitario, sembra quasi che si voglia ammazzare una zanzara con un cannone. Tanti annunci e poca concretezza. Peggio ancora, in alcuni casi, il volere ritornare ad una economia di stato anacronistica e deficitaria.

Insomma, il M5S ha portato ad una nuova identificazione politica nella concezione dell’uno vale uno che tradotto nelle alleanze di governo si legge uno vale l’altro, in funzione di obiettivi legislativi spesso di facciata e mai sistemici.  Pertanto in osservanza a questa nuova teorizzazione si è passati dal “mai alleanze politiche”, a quella prima a destra con Salvini e poi a sinistra con PD e LEU.

Giorgio Gaber con la canzone Destra-Sinistra nell’albumLa mia generazione ha perso metteva ironicamente in risalto le presunte differenze tra destre e sinistre politiche mediante una sfilza di luoghi comuni.

In altre parole, la differenza fra chi si definisce di una parte piuttosto che dell’altra è solamente ostentata e anziché sulle differenze di tipo idealistico, l’appartenenza a una fazione rispetto all’altra, è più per «passione ed ossessione» di una diversità che «al momento dove è andata non si sa».

Questo brano, a mio avviso profetico, in realtà ha preannunciato la grande trasformazione post-ideologica della politica e della sua rappresentazione.

L’evoluzione politica nell’occidente, nell’ultimo trentennio ha fatto scontrare essenzialmente due concezioni di governo. Una conservatrice, liberista e nazionalista. L’altra progressista, riformista e di ispirazione socialdemocratica. In pratica quello che hanno provato a fare in Italia con la riforma elettorale del 1993 che vedeva lo scontro tra il Centrodestra di Berlusconi e l’Ulivo.

Il fallimento voluto di questa innovazione maggioritaria e le storture dei sistemi elettorali successivi con l’abolizione dei collegi uninominali, hanno rappresentato anch’essi l’humus su cui è stato fondato il successo del Movimento 5 Stelle.

Forse l’affermazione che questo governo è il più a sinistra della storia repubblicana merita approfondimenti.

Qualcuno ricorderà che i fondatori del Movimento e i loro maggiori ideatori originariamente nel Meetup con Grillo provenivano in gran parte da passati impegni politici vicini alla sinistra radicale e i centri sociali.

Le tematiche sull’ambiente, sulla giustizia, sull’assistenza e sulla preminenza di una economia di stato nella gestione dei servizi hanno fondamenti in quella visione politica.

La dimostrazione è che l’unico provvedimento di impatto sul bilancio dello Stato approvato è il reddito di cittadinanza, tema cavallo di battaglia anche dell’estrema sinistra degli anni settanta e ottanta.

Proprio alcuni di questi temi coltivano il fascino di una parte del Pd, quella di estrazione più nostalgica e legata all’eredità del Partito Comunista. Gli stessi che hanno osteggiato la leadership di Renzi e le riforme che hanno caratterizzato la sua esperienza di governo.

La storia degli ultimi decenni ha sicuramente modificato gli steccati creati dall’ideologismo politico, ma sicuramente ha apportato nuovi elementi di distinguo tra gli attori della politica.

Le vere contrapposizioni oggi sono tra conservazione e progresso, tra l’economia di mercato e quella di stato, tra egoismi nazionali e politiche solidarie, tra democrazia diretta e quella rappresentativa.

In realtà alcuni partiti nati dalla vocazione maggioritaria e bipolare conservano in sé esattamente alcune di queste contraddizioni.

Forse l’alleanza organica con i 5 Stelle servirà proprio e ridisegnare un nuovo quadro politico in cui siano meglio rappresentate le diverse comunità di appartenenza. Per questo è necessario, anzi indispensabile, avere in alternativa a questo nuovo polo e al riaffermarsi del populismo nazionalista, un presidio di democrazia con riformisti, democratici e liberali che sappiano interpretare le nuove sfide della modernità. 

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