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De Laurentiis grazie a Marino ‘pezzottò’ il modello calciomercato dell’Udinese, ecco perchè il suo Napoli non vincerà mai!


Pier Paolo Marino, quel giovane sagrestano di Don Antonio Sibilia è il principale ideatore del Napoli in stile De Laurentiis, che riteneva il dirigent irpino il suo Maradona personale, colui che deve avergli insegnato tutte le magagne del calcio e le strategie per sfruttarnee al meglio i vantaggi. Marino è stato l’unico vero Direttore Generale che il Napoli di De Laurentiis abbia mai avuto, lo stesso Pozzo dell’Udinese deve a Marino una certa conoscenza del calcio che senza sarebbe stata sicuramente più complicato capire. Marino è stato cresciuto casa daquel grande filibustiere, contadino scarpe grosse e cervello fino di Sibilia che con i suoi modi spicci e burberi, con poche parole e molti fatti fu capace di portare per la prima volta in tenere in Serie A l’Avellino e farcelo durare anni. Sibilia era un personaggio pittoresco, ma di grande personalità e intuito per gli affari incredibile, da vero contadino ‘scarpe grose e cervello fino’, gli annedoti su di lui non si contano per descriverne la figura di colui che chiamavano con grande rispetto il Commendator Sibilia, o più confidenzialmente Don Antonio. Uno degli anneddoti più divertenti che abbiamo raccolto su di lui è di quando Sibilia seduto al al tavolo di un ristorante, chiama il cameriere e protesta: “Uagliò, sto prosciutto sa di pesce!“. È il cameriere allibito risponde: “Ma presidente, è salmone!“. O anche quando durante un’intervista, Sibilia racconta l’acquisto del brasiliano Juary: “Fummo andati in Brasile e comprammo Juary…“.Il giornalista lo corregge: “Presidente, siamo!“. Sibilia continua: “Dicevo che fummo andati in Brasile e comprammo Juary…“. Il giornalista essendo irriducibilmente fazioso non si arrende: “Presidente, SIAMO!“. E Sibilia sbotta: “Ma che sì benuto pure tu?” Scusate la divagazione sul tema ma questo per far capire con quale sorta di personaggio era Sibilia e che padrino è stato per il giovane Pier Paolo Marino, suo ubbidientissimo sagrestano calcistico ai tempi del grande Avellino.. Marino già in giovane età aveva quell’aria di seminarista, con quella faccia da finto ingenuo come sanno essere i preti spogliati, da vero democristiano di razza aveva imparato in silenzio tutto quello che doveva imparare da Sibilia su come gestire un club della provincia del calcio. Sibilia per l’Avellino è stato una leggenda, una sorta di Re Mida, come si poteva non apprendere quei grandi segreti da chi trasformava il ferro in oro. Sibilia aveva la capacità di plasmare gli uomini e trarne il meglio per ottenere i suoi scopi, e trarne il massimo guadagno sia in termini econiom

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