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Commissione Segre, Berlusconi si scusa e sferza i suoi: chi vuole andarsene lo faccia

di Peppe Papa

Berlusconi come un pugile suonato, sempre più in difficoltà a tenere insieme i cocci di un partito ormai giunto ai titoli di coda, è dovuto intervenire per cercare di mettere una pezza all’ennesimo scontro infiammatosi tra i suoi a proposito del voto in Senato sulla costituzione di una Commissione contro l’odio e l’antisemitismo, su cui il gruppo di Forza Italia si è astenuto.

La fazione che ha scelto di consegnarsi a Salvini, condividendone lo scivolamento verso la destra estrema nazionalista in termini di iniziative politiche e valori, ha seguito insieme a Fdi l’indicazione della Lega all’astensione senza provare alcuno imbarazzo. Che ha invece attraversato l’altra anima degli ‘azzurri’ che proprio non ne vuole sapere di derogare ai principi moderati, liberali e riformisti all’origine della nascita del ‘forzismo’ e seguire il leader padano nella sua avventura sovranista.

Ne è nata una battaglia a colpi di twett, post e dirette Fb, lanci di agenzie al veleno che hanno fatto temere il peggio, fino all’intervento del Cavaliere che ha cercato di mettere l’ennesima pezza a colore, richiamando tutti all’ordine e cercando nel contempo di dare un po’ di ragione sia agli uni che agli altri. Una complicata operazione di equilibrismo che ha lasciato scontenti entrambi, ma che almeno è riuscita a placare le polemiche.

Per prima cosa, si è scusato con la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, promotrice della Commissione parlamentare e fatta oggetto per la sua iniziativa di ogni sorta di contumelie sui social e non solo. “Alla senatrice –  ha detto Berlusconi – voglio rinnovare la mia stima, la più profonda solidarietà, per le ignobili aggressioni di cui è stata vittima e il mio profondo rispetto per la sua storia personale che la rende preziosa testimone di una tragedia che è stata il male assoluto sul quale non è tollerabile alcun revisionismo, negazionismo, sottovalutazione”.

Poi ha bacchettato chi nutre dubbi sui valori di Forza Italia e guarda a destra senza scomporsi, ricordando loro di aspettarsi “che nel movimento che ho fondato nessuno si permetta di avanzare sospetti sul nostro impegno al fianco di Israele e del popolo ebraico, contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo” e che le discussioni “si fanno all’interno e non a colpi di agenzia”, invitando chi la pensa diversamente a fare le valige. “Se qualcuno vuole seguire altre strade già percorse da altri – ha infatti sottolineato – ne ha naturalmente la libertà, ma senza danneggiare ulteriormente Fi che, voglio affermarlo chiaramente ancora una volta, noi siamo nel nostro Paese gli unici convinti e orgogliosi continuatori, testimoni e garanti della tradizione liberale, democratica, cristiana e garantista della civiltà occidentali e dei suoi principi”.

Parole apprezzate da quanti, Mara Carfagna in testa, auspicano l’affrancamento dall’egemonia del Capitano sul centrodestra, anche se la canzone del “chi non ci sta vada via” ha riguardato pure loro. Tanto è vero che non ha lesinato critiche alle modalità con le quali si è arrivati alla costituzione della Commissione al Senato, respingendo le accuse rivolte ai suoi parlamentari, bollandole come semplici strumentalizzazioni e rivendicandone, invece, le buone ragioni.

Pur non avendo potuto seguire direttamente quanto avvenuto ieri in Senato – ha spiegato – devo respingere con forza ogni strumentalizzazione del voto espresso da Fi. La nostra posizione e il mio personale impegno contro l’antisemitismo e a favore di Israele sono una costante in 25 anni di storia politica, e considero profondamente offensivo il solo fatto di mettere in dubbio la nostra coerenza su questa materia. Le ragioni dell’astensione – ha aggiunto – non hanno nulla a che vedere con tutto questo, ma da liberali siamo però contrari all’eccesso di legislazione sui reati di opinione e la mozione sottoposta ieri al voto del Senato, prospettava proprio questo, su richiesta della sinistra, e in più con evidenti margini di ambiguità, mancando per esempio, qualsiasi riferimento ai rischi di espansione del fenomeno del radicalismo islamico”. Concetto, poi che è stato il refrain motivazionale su cui si è arroccato tutto il resto del centrodestra. 

Sedato per il momento il tumulto, la situazione nel partito rimane comunque esplosiva. Per quanto tempo potrà reggere Berlusconi al fuoco che arde sotto la cenere? La verve non sembra quella dei tempi migliori, neppure l’energia, difficile che possa resistere a lungo ai ritmi di una politica che si è messa a correre a perdifiato favorita dai nuovi media. Difficile pure che si rassegni al declino, piuttosto farà morire Forza Italia per inedia, non prima però, ne siamo sicuri, di un ultimo colpo di genio.

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