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Zingaretti chiama Calenda a dare una mano al governo. Lui: “sempre disponibile”

di Peppe Papa

E’ una pazza idea, ma di questi tempi nulla appare impossibile e qualsiasi soluzione lecita, pur di portare il Paese fuori dal pantano in cui si è andato a cacciare.

D’altronde, chi avrebbe mai scommesso un centesimo sulla nascita di un governo Pd, M5S e sinistra-sinistra ad appena un anno e mezzo dalla formazione e fallimento di quello giallo-verde? Nessuno. Eppure è accaduto.

Così come pochi punterebbero i propri soldi sulla possibilità che Carlo Calenda venga chiamato al capezzale dell’esecutivo, che ha sempre avversato, a dare una mano sulle principali crisi industriali, a partire dall’Ilva, che stanno affliggendo l’economia nazionale. E invece, anche in questo caso, l’investimento sarebbe azzeccato.

L’idea a quanto pare è venuta al segretario del Pd, Nicola Zingaretti il quale, sempre più affranto dall’azione della compagine governativa e dall’asfittico ruolo che sta recitando il suo partito, evitando clamori ha lanciato la proposta per vedere l’effetto che fa. “Se Calenda volesse dare una mano a questo governo – ha confidato ai suoi – perché non utilizzarlo in alcune situazioni di difficoltà di grandi aziende?”.

Uno come lui, tra l’altro, per competenza e presenza mediatica, manca nel partito soprattutto sui dossier economici. E su questo, proprio nei giorni scorsi, ragionavano ai vertici del Nazareno domandandosi, senza trovare risposta, quale ministro sia capace di andare in tv a spiegare le proposte del governo e reggere il confronto con avversari politici e opinionisti infiammando il teleschermo. Calenda sarebbe perfetto e l’esperienza nei governi Renzi e Gentiloni, sta lì a confermarlo.

Certo, è andato via dal Pd sbattendo la porta e il suo disappunto per l’alleanza con i Cinque Stelle è stato feroce quanto politicamente intollerante, però l’interessato sembra non abbia per niente disprezzato le avance. “Sempre disponibile a dare una mano  a Zingaretti – ha fatto sapere – Commissario Ilva sarebbe del tutto inappropriato e incompatibile, ma consulente a titolo gratuito sì”. Insomma, si può fare.

In fin dei conti si era proposto in precedenza anche a Luigi Di Maio quando questi farfugliava da ministro dello Sviluppo e del Lavoro, e non più tardi di qualche giorno fa allo stesso premier Giuseppe Conte precisando che lui non avrebbe mai fatto il Ministro in un governo che ritiene sbagliato ma se “per Ilva, Whirlpool, Alcoa servisse un aiuto, sarei immediatamente a disposizione”.

Il 22 novembre lancerà il suo partito, la sfida a Renzi e Italia viva che pesca nello stesso bacino elettorale e, anche a lui come al Pd, serve non farsi divorare dal comune nemico, dunque un’alleanza di qualche tipo potrebbe tornare utile a entrambi.

Ci sarà da convincere M5S, il loro capo politico, sempre che conti ancora qualcosa, e l’impresa non appare impossibile, viste le figuracce fin qui rimediate. Beppe Grillo e lo stesso Conte potrebbero senza problemi dare il via libera all’operazione che decreterebbe il definitivo ridimensionamento di Di Maio, con buona pace di Casaleggio jr, la soddisfazione dei parlamentari che gli stanno facendo la fronda e che ne reclamano la testa. Staremo a vedere.

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