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Ancelotti come Benitez, due grandi allenatori killerati da De Laurentiis

La sistematicità quasi scientifica con la quale si chiudono i cicli quinquennali incompiuti del Napoli gestione De Laurentiis è incredibile, ormai non è più una coincidenza che questi cicli si chiudono sempre con dei capri espiatori additati ai tifosi nelle figure di tutti i tecnici succedutisi fino ad oggi e con la partenza dei giocatori simbolo di ogni ciclo. Il primo ciclo si chiuse quasi venendo alle mani con l’ottimo Edy Reja che portò quel Napoli dalla C in Europa, il secondo ciclo cominciò con un Donadoni di passaggio fino all’esonero doppio di Marino e del tecnico bergamasco per poi prendere Mazzarri e Bigon e ricominciare un progetto ambizioso con obiettivo zona Champions ma soprattutto dai soldi che ne derivavano. L’agognato obiettivo per ben due volte è stato raggiunto da Mazzarri grazie alla sia tenacia e ad un trio di campioni in attacco quali i tre tenori Hamsik Lavezzi e Cavani oltre a un reparto difensivo e di centrocampo coriacei formati dai vecchi senatori di Reja, quali Grava e Montervino ai pupilli di Mazzarri quali Aronica, Rinaudo e Pazienza e malgrado una squadra incompleta zeppa di mezze figure quali Donadel, Santana, il vecchio Lucarelli ed altre mezze figure, quegli anni furono assai esaltanti con la vittoria di un titolo e vari piazzamenti da podio in campionato, ma sarebbe bastato qualche ritocco e quel Napoli sarebbe stato maturo per vincere qualcosa di importante, obettivo sempre appetito dai protagonisti in campo ma molto meno dal presidente che si accontentava delle remunerative partecipazioni in Champions piuttosto che le impegnative lotte scudetto che non gli avrebbero consentito di vendere i migliori, anzi di dover aggiungere altri top al pari livello dei tre tenori, due dei quali fruttarono cento milioni per la loro cessione e fu così che tutto si interruppe sul più bello al punto che lo stesso Mazzarri andò via inspiegabilmente dopo annate straordinarie come lui stesso amava definire. Chiuso in malo modo quel ciclo, fra accuse di mercenarismo a Cavani e di tradimento di Mazzarri promessosi all’Inter, il nuovo ciclo comiciò niente di meno con un colpo di teatro di De Laurentiis per far dimenticare Mazarri, prendendo uno dei più grandi allenatori europei, Rafa Benitez, una vera garanzia mageriale per far crescere il Napoli sia come immagine che nell’internazionalizzazione in Champions, torneo in cui si era già fatto molto bene con Mazzarri. Con Benitez arrivarono grandi calciatori dal Real Madrid, quali Callejon, Albiol e il top Higuain, poi Reina e Mertens che si aggiunsero ai mazzarriani Inler, Dzemaili, Gargano, Hamsik e Insigne. Con Rafa Benitez, De Laurentiis al primo anno ebbe un grande feeling fin quando arrivarono tutti questi calciatori, ma le ulteriori richieste del tecnico spagnolo che completare la ricostruzione avrebbe voluto prendere anche Mascherano e uno fra Skrtell e Agger e di riammodernare e ampliare il centro sportivo, furono viste come richieste troppo impegnative e fu così che De Laurentiis capì che non poteva permettersi un allenatore così esigente e ai primi passi falsi cominciò a destabilizzarlo scatenandogli una campagna mediatica al massacro tramite dei giornalisti locali ben istruiti dal suo ufficio stampa. La goccia che fece traboccare il vaso fu la cessione di Reina gia al secondo anno di gestione e poi la mancata campagna acquisti alla vigilia dei preliminari di Champions che fecero capire a Benitez che il famoso business plan del progetto concordato, nel giorno del suo ingaggio era praticamente incompleto e mai si sarebbe realizzato, al punto da innescare una guerra fredda fra i due che inevitabilmente avrebbe portato o all’esonero precoce di Benitez, così come reclamavano i giornalisti aziendalisti, o al massimo alle scadenza del contratto senza rinnovo del tecnico spagnolo. E così fu, Benitez a fine stagione decise di lasciare malgardo le finte proposte di rinnovo di De Laurentiis che non voleva passare per quello che lasciava andare Benitez che comunque in quelle due infelici annate portò a casa comunque due trofei nazionali e una semifinale di Europa League, lasciando una squadra che ormai aveva un importante impronta internazionale al prossimo allenatore Sarri, che ebbe la fortuna di ereditare uno zoccolo duro di squadra veramente eccellente che con il valore aggiunto del suo gioco e della crescita e la maturità dei calciatori portarono quel Napoli a sfiorare per ben due volte lo scudetto e partecipare per tre anni consecutivi alla Champions. Ma anche in questo caso il ciclo Sarri si concluse con grande gelo e polemiche, perchè nonostante gli esaltatnti campionati, prima si cedette Higuain e poi l’anno dopo andò via pure Sarri, fotocopiando alla lettera quello che già era ccaduto con Cavani e Mazzarri e per certi versi con Benitez e il business plan inesistente. Sarà un caso, ma tutte le volte che un ciclo a cui manca poco per concludersi con un successo che De Laurentiis lo interrompe bruscamente killerando tecnico e calciatori in odore di partenza. Purtroppo non è mai casuale tutto questo perchè ancora una volta e dopo aver preso un altro grande allenatore come Ancelotti, per far dimenticare l’amatissimo Sarri, così come Benitez doveva sanare la ferita Mazzarri, che esattamehte al secondo anno finisce il feeling e comincia la guerra fredda. Le analogie fra i due anni di Benitez con questi di Ancelotti sono simili, grandi partite in Europa e brutte in campionato, sarà perchè essendo grandi tecnici sanno fare la differenza nelle partite secche contro chiunque e fanno più fatica a lungo raggio in un torneo stressante come il campionato con tutte le vicende e le pressioni che si susseguono. Uguali pure i mancati acquisti per Benitez, che voleva Mascherano e Skrtll, che per Ancelotti che desiderava James Rodriguez e forse Icardi, ma probabilmente pure Trippier e magari un altro centrocampista e invece rimangono gli indesiderati sicuri come Insigne, Hisay, quelli probabili come Mario Rui, Milik e chissà chi altri. Ad oggi il Napoli di Ancelotti si ritrova in rosa una serie di calciatori indesiderati, altri in scadenza di contratto, per cui di difficile gestione, e alcuni nuovi acquisti anche pagati a caro prezzo non troppo integrati, tipo Lozano, e per finire, gli oggetti del desiderio James e Icardi mai arrivati. Ma siccome De Laurentiis è uno molto furbo quando c’è da scaricarsi le responsabilità e inchiodare gli altri, ecco che comincia una strategia al massacro dei calciatori in scadenza di contratto, di quelli da cedere in futuro a plusvalenza creando un clima di tale nervosimo che finora ha prodotto una serie di insuccessi in campionato preoccupanti che però vengono attribuiti esclusivamente alla presunta mancata incapacità di Ancelotti contro il quale si sta scagliando critica e tifosi, e così ancora una volta De Laurentiis è stato capace di utilizzare come parafulmine il cosidetto grande allenatore che proprio perchè grande non può permettersi il benchè minimo passo falso così dal mascherare le responsabilità maggiori del presidente. Ma per far deflagrare definitivamente il ciclo è bastato che De Laurentiis delegittimando il tecnico ordinando unilateralmente il ritiro punitivo che lui chiama costruttivo, cosi come fece analogamente ai tempi di Benitez, innesca una tale crisi dalla quale non se ne uscirà più fuori, e da cui deriverà l’ennesima epurazione e l’ennesimo massacro mediatico sul tecnico che per forza di cose dovrà lasciare. A questo punto ci chiediamo se fosse un caso o meno che ogni volta che dei grandi allenatori o dei grandi calciatori vanno via da Napoli debbano sempre farlo in modo traumatico o mandati al massacro mediatico. Ma non possono proprio finire i cicli nel modo più naturale ed elegante possibile? Perchè si finisce sempre a pesci fetenti? Altrove non è mai così, quando va via un tecnico, un calciatore importante nessuno lo riterrà mai un traditore, o chissà quale cattiva persona. Solo al Napoli le storie finiscono sempre in melodrammi isterici, probabilmente perchè e una strategia ordita per preservare dalla critica De Laurentiis e fargli proseguire in pace i suoi progetti personali, che prevedono prioritaramente sempre il guadagno economico e mai il successo sportivo, ma ancora una volta la colpa sarà convogliata al tecnico e dei calciatori più fedifraghi. L’unica cosa che non ci torna è come mai dopo sedici anni di solite manfrine e pantomime ancora non si capisce che questa è la strategia di De Laurentiis, quella di dare in pasto ai tifosi assatanati di vendetta chiunque fra i suoi grandi tecnici e grandi calciatori ritenuti traditori per uscirne sempre immacolato dalla parte della ragione, l’unico eroe dei napoletani anzichè questi tromboni di grandi allenatori e di questi esosi grandi calciatori viziati. Ma alla fine questa sarà sempre la strategia buona per tutte le stagioni, oppure prima o poi la ciambella non riuscirà più con il buco? A nostro avviso, anche se tardivamente, il momento di non ritorno sta per arrivare anche per De Laurentiis, non solo per tecnici e calciatori malamente cacciati, perchè i tifosi non potranno bersi in eterno gli illusionismi di questo scaltro presidente e dei suoi cortigiani fra i tantissimi giornalisti locali. Però il momento della verità arriva per tutti, perchè la storia è implacabile con le sue sentenze, e non la si può ingannare con storielle false, inganni, e favolette, perchè a un certo punto se dopo sedici anni di gestione non arriva il benchè minimo successo, magari la colpa sarà pure da suddividere in parte fra allenatori e calciatori succedutisi negli anni, ma la responsailtà maggiore sarà pure del presidente, l’unico ad aver gestito tutti i sedici anni della seconda storia del Napoli calcio, avanti al fallimento. Non resta che aspettare e vedere come evolverà l’ultimo anno di Ancelotti ma purtroppo sembra già compromesso dagli eventi a solo un quarto della stagione, perlomeno Benitez riuscì a completarla, nutriano forti dubbi che quella di Ancelotti possa concludersi naturalmente, anche se qualche probabilità esiste, in quanto De Laurentiis è sempre restio ad esonerare un tecnico rimettendoci i soldi dell’esoso compenso da corrispondere ad Ancelotti e caricarsi pure quello da corrispodere al nuovo allenatore. Miserie umane!

di Pippo Trio

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