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Legge elettorale, asse Lega-Pd: Giorgetti lancia la costituente, Marcucci gli dà appuntamento in parlamento

di Peppe Papa

Una costituente per dare all’Italia una legge elettorale efficace che consenta la formazione di un governo stabile in grado di guidare il Paese e scongiurare il ritorno al sistema proporzionale puro della Prima repubblica. E’ la proposta lanciata dal vice segretario della Lega, Giancarlo Giorgetti a margine di un evento alla Fondazione Feltrinelli a Milano, cui a stretto giro è arrivata la disponibilità del Pd a discuterne affidata alle parole del presidente dei senatori, Andrea Marcucci.

Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale – ha spiegato Giorgetti – questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo, anche perché oggi non c’è la capacità di mettersi d’accordo del pentapartito”. Dunque è necessario riscrivere le regole del gioco, sedersi a un tavolo tutti insieme e mettersi d’accordo.

Che è quello, poi che bisognava fare, a suo giudizio, “il 20 di agosto” quando il suo capo decise di far precipitare la crisi politica. Pertanto, nell’interesse dell’Italia, ha aggiunto che sarebbe auspicabile che l’attuale governo “non vada avanti così” tanto per tirare a campare, ma “ci si metta d’accordo su 4/5 cose indispensabili, tra cui la legge elettorale, non so in che forma, per dare la possibilità a chi governa di decidere”.

Se ne può discutere” è stata la risposta arrivata dal fronte opposto, con l’invito di ritrovarsi in parlamento, sede deputata a tal fine. “A Giorgetti, proporrei intanto di iniziare a discutere di legge elettorale – ha replicato Marcucci – Il Pd ha sempre sostenuto che più è ampia la condivisione sul sistema elettorale e meglio è. Per quanto mi riguarda, approvare un testo con il concorso anche della Lega sarebbe un’ottima cosa”.

L’apertura del numero due leghista non sembra buttata lì per caso, nel Carroccio si sa è lui la mente pensante, paventare un’intesa trasversale Pd-Lega su un argomento così sensibile ha infatti una sua logica strettamente politica. Intanto perché rimescolerebbe le carte nel campo del centrosinistra, dando per scontato nel centrodestra l’assoluta leadership di Matteo Salvini, offrendo allo stesso tempo al Pd la possibilità di avere in mano il mazzo essendo il partito più grande del fronte e il meglio strutturato. Inoltre in parlamento ci sarebbe un ampio consenso, a prescindere da M5S, per approvare in tempi anche brevi un nuovo sistema elettorale di tipo inevitabilmente maggioritario, sui cui dettagli si potranno trovare senza eccessivi ostacoli dei punti d’incontro, e che stando ai sondaggi li vedrà vincitori.

Chi certamente, nell’eventualità, sarebbe costretto a rivedere la sua strategia, èMatteo Renzi che con il suo partito al momento è quotato a non più del 6%, troppo poco per poter dettar legge in un centrosinistra che per forza di cose dovrà essere unito. Conquistarne la leadership rappresenterebbe un’impresa davvero improba, ma al personaggio non mancano tenacia e creatività politica, è possibile che ci stupisca tutti ancora una volta con qualche colpo di genio. E poi, diciamoci la verità, in quel campo chi potrebbe essere in grado di prenderne il posto, chi è dotato del suo quid. Nessuno. E non è un’opinione.

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