Stavolta De Laurentiis ha perso, la squadra lo ha messo all’angolo. Rinsavisca, o sarà molto peggio!
Novembre 13, 2019
Statuto Pd, “basta caminetti”: lettera-appello a Zingaretti da segretari di circolo e militanti
Novembre 14, 2019

di Peppe Papa

Ha annunciato ufficialmente, quel che già tutti avevano capito, di volersi ‘mangiare’ il Pd e offrire una casa, con un nuovo leader bello è fatto, a quell’area dove gravitano moderati di centro e destra illuminata in cerca di un approdo.

Matteo Renzi continua a mantenere l’iniziativa, dimostrandosi il vero kingmaker del fronte che si oppone alla deriva sovranista guidata da Matteo Salvini. Tiene in tensione la maggioranza di governo di cui è partner con continue mozioni, osservazioni, prese di posizione controcorrente e conduce una incessante operazione di scavo nel corpaccione del partito di cui è stato segretario, alimentandone le fibrillazioni interne.

La decisione di dare una accelerata al suo programma di conquista è arrivata a seguito del precipitare della situazione politica che si sta ingarbugliando intorno alla legge di bilancio, il nodo Ilva e più in generale sul futuro industriale del Paese, la nuova legge elettorale. Oltre le voci insistenti, che circolano da qualche giorno nella Capitale, del blitz che starebbe preparando Nicola Zingaretti per staccare la spina all’esecutivo a gennaio, dopo l’approvazione della manovra finanziaria. Un’iniziativa che aprirebbe uno scenario del tutto inaspettato e dal futuro gonfio di incertezze.

Pertanto ha acceso le polveri ed è partito all’attacco con decisione, senza misurare le parole, diretto al punto, indifferente alle conseguenze. Lo ha fatto con una lunga intervista a “La Stampa dove ha esposto la sua visione a 360 gradi sullo stato della politica italiana, l’economia, le riforme istituzionali e il proprio progetto di leadership, scatenando la reazione sdegnata dei suoi ex compagni.

Noi abbiamo un obiettivo – ha detto – che è quello di fare ai dem quello che Macron ha fatto ai socialisti. Assorbirne il consenso per allargare al centro e alla destra moderata. Il disegno è dichiarato e penso che nei prossimi tre anni si realizzerà”. Sulla legge elettorale si è detto pronto per il maggioritario, “meglio se con ballottaggio, ma il quel caso dovremmo tornare al monocameralismo”, o anche per il “sistema tedesco con sbarramento al 5%”, e che “se Salvini è della partita – cogliendo l’invito di Giorgetti a sedersi tutti attorno a un tavolo – è un’ottima notizia per lui, per noi e per le istituzioni”.

Scatenati cielo. Dall’incontro dei gruppi di maggioranza per discutere di legge elettorale è arrivato il primo siluro d’intercettamento.

In coerenza con il programma di governo – hanno scritto in una nota congiunta – che si è posto l’obiettivo di incrementare le garanzie di rappresentanza democratiche, assicurando il pluralismo politico territoriale, si è convenuto che non siano praticabili soluzioni fondate su collegi uninominali maggioritari, né modelli proporzionali senza correttivi”. 

Dunque, niente maggioritario, ma soprattutto la volontà di marciare spediti verro le elezioni intensificando le trattative per delineare il terreno di gioco, generalmente quello più conveniente a chi ha in mano il pallino.

Abbiamo condiviso un calendario con due incontri nelle prossime due settimane – hanno aggiunto i rappresentanti dei gruppi nel loro comunicato – con l’obiettivo di incardinare la legge elettorale alla Camera tra il 16 e il 20 dicembre”. Tempi stretti, sale il rumore delle urne.

Non meno astiosa e piccata è stata la reazione del Pd a partire da quella più dialogante del capogruppo del partito al Senato, Andrea Marcucci che si è limitato a far osservare a Renzi di sbagliarsi “nel pensare di fare al Pd quello che Macron ha fatto ai socialisti francesi” e che un tentativo del genere sarebbe “non solo velleitario, ma drammaticamente inutile”. Fino a quella più tranchant del segretario dem del Lazio, Enzo Foschi il quale ha fatto osservare irridente: “M quale Macron, al massimo Renzi è micron con il suo partitino al 3%”.

Durissimo, invece, è stato il commento indignato di un suo vecchio disistimatore, il governatore della Toscana, Enrico Rossi il quale su Facebook ha invitato il popolo di sinistra a non farsi incantare per l’ennesima volta dall’ineffabile mestatore di Rignano. “E’ stato sindaco, segretario e premier con i voti dei comunisti – ha ricordato – perché ce l’ha con noi, cosa gli abbiamo fatto?”. Pensare di ridurre al lumicino il Pd è un fatto indegno, “conforta il fatto – ha concluso – che è ormai ben conosciuto dal popolo di sinistra e che per una volta può accadere di essere fregati, ma non per due”.

Renzi, intanto, non è sembrato curarsi più di tanto del mezzo terremoto procurato, evidentemente avrà messo nel conto di dover fare a cazzotti per spuntarla e che l’esito del match non è per niente scontato. Sarà dura, ma serve darsi una mossa e il primo colpo non è stato niente male. O no?

1 Comment

  1. GIO BATTA ANGELINI ha detto:

    CREDO CHE STIA UN POCHINO ESAGERANDO SI STA FACENDO PRENDERE LA MANO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *