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Stavolta De Laurentiis ha perso, la squadra lo ha messo all’angolo. Rinsavisca, o sarà molto peggio!

De Laurentiis se ne faccia una ragione, metta il suo ego smisurato da parte e comprenda che stavolta ha perso una battaglia e si riprometta da ora in poi di gestire un club così importante come il Napoli, usando rispetto per tutte le sue componenti, a cominciare da tutta un’intera città e le sue strutture sportive, commerciali e di accoglienza, che gli ha dimostrato grande disponibilità e generosità in questa avventura che si chiama Napoli. Rispetto in primis per le istituzioni, dal Sindaco agli assessorio e poi ai tifosi, motore di tutto il suo movimento. Sia grato ai calciatori e agli allenatori che gli hanno dato tanto, e porti rispetto a tutto il mondo del calcio che esiste da un secolo prima che arrivasse lui. Non sobilli più quei giornalisti conniventi della sua propaganda plebiscitaria che finora gli hanno retto il gioco per timore di ritorsioni lavorative. Basta riversare offese e veleno su tutti. Basta predicare bene e razzolare male. Se vuole essere riconosciuto per l’autorità del ruolo, deve essere il primo a rispettare gli altri per guadagnarsi il rispetto. Si occupi esclusivamente del Club, della squadra nel modo migliore possibile, facendo investimenti adeguati che non pregiudicano i suoi legittimi compensi, per far si che si cresca nel prestigio in modo parallelo nell’aspetto economico e sportivo, perchè l’uno non prescinde dall’altro, ed è solo così che il successo e la crescita diano soddisfazioni a tutte le componenti. Le ultime vicende hanno raggiunto picchi di comunicazione pessima insostenibili coinvolgendo in modo equivoco tutto il mondo mediatico che ci sguazza alla grande, contribuendo in questo tutti contro tutti che penalizza oltremodo soprattutto il Napoli inteso come BENE COMUNE. Per prima cosa, si limiti ad interviste sobrie, oggettive degli argomenti in questione e di grande attualità, senza forzare giudizi e propositi ellicosi e senza soprattutto delirare di onnipotenza megalomane. Capiamo che per lui sia divertente che mediaticamente in tanti fra giornalisti e opinionisti pendano dalle sue labbra, viste le anomalie sponsoristicbe dei suoi media partner che pagano per i diritti di cronaca, non di certo per asservirsi in modo inverecondo. Ma la stampa per antonomasia ci sguazza anche perchè si è sempre assatanati di notizie e dichiarazioni clamorose per ovvi motivi di audience e un personaggio come lui è manna dal cielo in questo senso. Capiamo pure il grande potere che un presidente di un club seguito da milioni di persone quanti interessi diversi possa attrarre e la visibilità che ne ricava, ma bisogna sempre fare attenzione alla gestione del potere perchè se si urtano le suscettibilità che gravitano intorno al proprio mondo si rischia l’effetto boomerang, quello che a Napoli con un proverbio diciamo: “Nun sputà n’cielo, c’a n’faccia te torna”. Chiaro?…. Ora, alcuni, se non molti danni, sono stati fatti inutile piangere sul latte versato, indietro non si torna, ma neanche bisogna continuare ad arretrare. Bisogna però essere consapevoli ed ammettere che a) il mercato è stato sbagliato, mancano alcuni giocatori in ruoli chiave in difesa e soprattutto a centrocampo, ce ne sono troppi tra le trequarti e l’attacco; b) si è trascurato il problema rinnovi contrattuali, e ora ci si ritrova con giocatori in scadenza e altri prossimi alla scadenza; c) aver ceduto a cuo leggero da gennaio ad agosto due pilastri come Hamsik e Albiol oltre ad altri centrocampisti come Rog e Diawarà, rimpiazzandoli con il solo Elmas, 19enne di belle speranze. Inoltre, non sono stati ceduti alcuni calciatori fra i big scontenti del progetto tecnico ritenendo di essere penalizzati sia dal modulo di gioco e del ruolo da ricoprire, che dall’ambiente troppo critico soprattutto nel caso di Insigne, ma anche di Hisay, Milik spesso sfiduciati. In tutto questo, l’allenatore che ha sempre tutti difendendo la squadra e spalleggiato sin da inizio contratto la società nonostante non si fosse fatto il mercato che desiderava, si è assunto, da grande manager,utte le responsabilità tecniche e gestionali, malgrado le lacune, soddisfando sia la società per la fedeltà dimostrata e sia una parte dei calciatori in grande concorrenza fra loro, cercando di far giocare tutti con un turn over talvolgta eccessivo per far si che chiunque possa non sentirsi ai margini del progetto. Per far questo, Ancelotti ha dovuto necessariamente obbligare alcuni di questi doppioni a giocare in altri ruoli che non fossero proprio consoni alle caratteristiche di ognuno di loro. Questo è il grande equivoco tecnico che ha generato una fisiologica crisi di gioco e risultati che ha scatenato critica e tifosi sempre troppo ansiosi e affamati di risultati positivi. In effetti il Napoli, malgrado l’incompletezza della rosa, nonostante fosse ricca nella quantità, rimane una squadra da primi quattro posti. Si doveva solo evitare di enfatizzare il mercato e gli obiettivi troppo ambiziosi per la caratura della squadra e dello stesso club, ambedue non ancora all’altezza di poter competere con una potenza esagerata come la Juventus in Italia e con i top club europei. Se si fosse stati onesti intelettualmente sul concetto e gli obiettivi , probabilmente ci sarebbe stata meno pressione per tutti. Adesso De Laurentiis da capitano della sua industria, per evitare tracolli finanziari e fallimenti sportivi, deve nel modo più assoluto assumere il comando e il timone con mano ferma e sicura, senza quell’autoritarismo deleterio a cui ha spesso abituato come nell’ultima occasione scavalcando irrispettosamente il fedele Ancelotti a cui spettava il compito di decidere per il ritiro, ove mai ce ne fosse stato bisogno. Ordinare sprezzantemente un ritiro seppur non descritto come punitivo, direttamente dalla radio senza concordarlo con il responsabile tecnico a cui spetterebbe come minimo un parere, è stato profondamente scorretto verso il tecnico e invasivo del diritto alla vita privata dei calciatori. Tra l’altro tutti loro pur non essendo ovviamente d’accordo, avevano sottostato ai loro doveri professionali accettando l’eccessivo provvedimento che suonava tanto come incapacità del tecnico nella gestione e come punizione per i calciatori presunti colpevoli di un rendimento non all’altezza dei precedenti. Ma nonostante fossero andati in ritiro pre partita due giorni prima della sfida con la Roma, dopo il match perso, gli è stato ordinato un altro ritiro di seguenti 10 giorni, a cavallo delle partite casalinghe con il Salisburgo e quella contro il Genoa che praticamente avrebbero costretto tecnico e calciatori a stare quasi due settimane lontano dalle famiglie e privi del sacrosanto diritto alla vita privata, considerando che per molti si sarebbe profilato con la sosta un altro ritiro per le nazionali, di almeno ulteriori 10 giorni, praticamemente costringendo decine di calciatori a stare quasi un mese lontano da casa. De Laurentiis aveva l’obbligo di una maggiore sensibilità sia verso il tecnico che avrebbe dovuto delegare, che verso i calciatori, invece di agire di istinto in modo così autoritario. Sarebe stato effettivamente troppo. Oltretutto, gli animi all’interno del club erano già stati messi a dura prova dalle dichiarazioni precedenti alquanto volgari, arroganti e irriconoscenti verso due calciatori in scadenza contrattuale che si sono comportati sempre in modo esemplare come il secondo goleador della storia del Napoli, Mertens e lo stakanovista buono per tutte le stagioni e i tecnici Callejon, ma anche verso calciatori come Koulibaly e tutti quelli più richiesti sul mercato ipotizzando anzitempo e incautamente la loro cessione. Non vi era alcun bisogno di esternare i progetti societari futuri in modo così aggressivo e incauto, perchè automaticamente si forniscono alibi e si suscita risentimento nei calciatori distraendoli e deconcentrarli dai loro doveri professionali. Inoltre, non dargli il diritto di replica per chiarire le loro ragioni con l’altra imposizione del silenzio stampa ha solo contribuito alla confusione generale e agli equivoci. De Laurentiis invece di covare pensieri vedicativi per rifarsi dell’amutinamento dei calciatori dopo 5 giorni di ritiro interrotto in modo brusco, che sicuramente ha danneggiato l’immagine del presidente e del club, al contrario dovrebbe riflettere così come ha dimostrato di saper fare con il successivo comunicato all’indomani dell’ammutinamento, delegando seppur tardivamente Ancelotti su decisioni di questo tipo. Che questo non sia solo un comunicato di facciata se poi si pensa di fare epurazioni di tecnico e calciatori, perchè in questo modo non sarebbe risolutivo, ma addirittura degenerativo di una situazione già al limite. De Laurentiis convochi squadra e tecnico in una call conference visto che è partito per gli Stati Uniti e faccia in modo di ripristinare la serenità del gruppo cion tutto il suo appoggio e senza minaccia di multe esagerate dando seguito e valore a quel comunicato solo per quanto riguarda i poteri gestionali di Ancelotti peraltro più volte conferitogli in passato dandogli carta bianca, e adesso concluda al più presto questo silenzio stampa che da modo di speculazioni e distorsioni sulla vicenda che non aiutano nè alla chiarezza e nè alla riconciliazione. Dopodichè, eviti del tutto altri scontri frontali mediatici con chiunque, così come spesso ama praticare. Solo in questo modo si potrà rimediare ad una situazione assai in bilico ammorbidendo i toni e far si che tutti si assumessero le responsabilità senza alcun alibi e continuare la stagione per non dilapidare tutto quanto di buono sia stato fatto in questo ciclo lungo più di cinque anni. Le condizioni tecniche e professionali ci sono tutte, soprattutto da parte di un tecnico capacissimo a gestire ben altri presidenti di club e calciatori, ma gli si dia la possibilità di farlo, invece che esporlo alla gogna mediatica che non merita, fosse solo perchè in un anno ha già dimostrato di fare anche meglio degli anni precedenti se non in campionato dove ha conseguito ugualmente il secondo posto, ma perlomento in Europa disputando ottimi gironi di Champions e portando il Napoli nello scorso anno ai quarti di Europa League e quest’anno quasi sicuramente agli ottavi di Champi0ns che nella gestione Sarri almeno riguardol’Europa League era stata giocata in modo quasi del tutto insufficiente. Ad Ancelotti qualcuno ha imputato dapprima l’aziendalismo fin troppo accoddiscendente per interessi economici e personali, e adesso nella vicenda del ritiro, di esssere stato colpevolmente in disaccordo nonostante avesse accettato l’imposizione. Inoltre ad Ancelotti la strampa più forcaiola gli imputa erratamente una mancanza di gioco dellasquadra e di avere lo spogliatoio contro quando invece seppure a sprazzi questa squadra ha dimostrato di poter fare un grande gioco come gli è riuscito più volte in partite tipo quelle con Fiorentina,quasi per tutto il secondo tempo nel rimontone contro la Juventus, interamente e nientepopodimeno contro i campioni d’Europa del Liverpool battendo una squadra e un tecnico fra i più imbattuti al mondo, e tutto questo facendolo nel giro di un solo anno due volte su tre, come proabilmente non è riuscito a nessun altro top club e altri grandi allenatori. Ma il Napoli ha giocato a sprazzi bene anche contro Cagliari e Atalanta in campionato e per due volte contro il Salisburgo creando mareee di occasioni da gol persino contro la Roma dove si era disputata la peggior partita di queste due ultime stagioni, per cui se si riesce a giocare bene seppure a sprazzi, non è il gioco il problema e non è a maggior ragione il tecnico, ma lo sono le anomaliele le amnesie provocate da una situazione mentale precaria o vanno ricercate in tutt’altra direzione e molto probabilmente negli argomenti individuati nel mercato insufficiente e confuso e da tutto quello che ne è derivato in termini di completezza, di equilibrio e di continuità di risultati, infine da individuare in tutte le conseguenze di stress e da tensione che queste carenze di base hanno suscitato perchè non possono essersi improvvisamente tutti imbrocchiti e l’allenatore essersi trasformato da grande vincente a rincoglionito incompetente totale. La situazione è evidentemente questa, ora bisogna decidere se acuire le problematiche per mera rivalsa personale e per riaffermare un cocciuto autoritarismo a tutti i costi, oppure riprendere il cammino più confacente ai valori tecnici e sportivi rivalutando il patrimonio generale del club che non è sicuramente quello che sdi immagina il presidente qualora quaklche sceicco fossde interessato ma non è neanche quello per cui il presidente lo ha rilevato dal fallimento. Chiarito ciò De Laurentiis si tenga pure stretta la sua creatura e accetti di essere stato messo per una volta nell’angolo dai suoi stessi calciatori e invece di multarli li incentivi addirittura, perchè rivalersi per danni d’immagine seppure dovesse vincere la disputa, non compenserà affatto un ‘eventuale dèbàcle sportiva, con tutto quello che ne consegue. Meditasse a Los Angeles, mediatasse, che per il nuovo ciclo c’è ancora tempo e soprattutto che non sia un ciclo di ridimensionamento, a quel punto meglio scapparsene a Bari.

Pippo Trio

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