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La piazza di Bologna e il ‘risveglio dal letargo’

di Gaetano Piscopo

Il flash mob in piazza Maggiore a Bologna di giovedì sera è un chiaro messaggio di speranza per frenare la deriva populista, sovranista e reazionaria che va oltre gli steccati e il perimetro dei partiti tradizionali, così come la candidatura di Stefano Bonaccini per confermare la sua rielezione nella prossima sfida elettorale in Emilia Romagna.

L’apertura della campagna elettorale di Matteo Salvini a Bologna ha avuto una risposta democratica forse inattesa.

Bologna “la Dotta”, “la Grassa”, “la Rossa” si è mobilitata in modo spontaneo e autonomo con un semplice richiamo da un post di quattro ragazzi.

Le sardine” a Piazza Maggiore erano tante, più del triplo di quanti mobilitati in modo organizzato dal centro destra. Molti di più di quanti chiamati in piazza dai centri sociali.

La risposta emiliana può essere il preludio di una nuova stagione.

Certo, ha risposto una comunità che è abituata alla partecipazione, al richiamo di resistenza per la difesa dei valori democratici. Ma è anche un popolo disilluso che spesso non si sente rappresentato dall’attuale quadro politico e dai partiti tradizionali. Forse gran parte di essi provengono dal mondo dell’astensione.

La colonna sonora dell’incontro, oltre l’immarcescibile “Bella Ciao”, è stata scandita da Lucio Dalla, in Piazza Maggiore, si cantava ….. non c’è più lavoro, non c’è più decoro Dio, o chi per lui sta cercando di dividerci, di farci del male, di farci annegare. Com’è profondo il mare…. le parole profetiche del poeta cantore di Piazza Grande.

Un segnale chiaro ed inequivocabile che deve far interrogare le forze riformiste e democratiche del Paese.

La vera scommessa è quella di saper interpretare e rappresentare questa resistenza che può estendersi in tutto il Paese. Ma bisogna fare attenzione questa volta a non creare false illusioni o ricette inefficaci.

Il grido che viene da Via Emilia è teso alla tutela delle conquiste democratiche, delle libertà, dal progresso e dal benessere costruito dal dopo guerra ad oggi.

Quello che si può innalzare dal Mezzogiorno è quello di poter avere un destino al pari di questa parte della nazione. Se è vero che l’attuale quadro politico non è in grado di dare risposte nette e chiare a questo richiamo, bisognerà fare delle profonde riflessioni su chi e come potrà rappresentare e finalizzare questi segnali di speranza.  

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