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Venezia che affonda e la ‘bufala’ sui cambiamenti climatici

di Umberto Minopoli


Troppo ghiotta la marea a Venezia per non incolpare i cambiamenti climatici: scioglimenti dei ghiacciai e innalzamento del livello dei mari. Col risultato che prevale il catastrofismo e, con esso, l’impotenza.

Inutile richiamare le cause vere che, da sempre, motivano le inondazioni ricorrenti di Venezia: le maree, il moto di oscillazione del livello delle acque marine, influenzato dal fattore astronomico (l’attrazione della Luna e del Sole che ciclicamente e regolarmente fanno alzare e abbassare il livello delle acque marine) e da quello meteorologico (le periodiche forti piogge e il vento di scirocco proveniente dal basso Adriatico).

Venezia è inoltre caratterizzata dal forte fenomeno della subsidenza, un abbassamento plurisecolare del livello del suolo, dovuto a molteplici cause naturali e antropiche. Il livello dei mari sarebbe perciò, da ritenere al massimo una possibile concausa.

Si sostiene che, tra il 1872 e il 2016, il livello del mare a Venezia sia cresciuto di quasi 35 cm, a un ritmo di 2,5 mm l’anno. Ma solo una parte di tale innalzamento, secondo gli esperti, è riconducibile al volume d’acqua in aumento causato dallo scioglimento dei ghiacciai della massa artica.

Se pure non ci fosse, o si bloccasse del tutto il fenomeno artico, attribuito al cambio climatico, le inondazioni a Venezia non smetterebbero affatto e resterebbero in tutta la loro periodicità e pericolosità.

Il fenomeno va fronteggiato, dunque, con opere di contrasto e di adattamento. Senza adagiarsi nella comoda spiegazione dei cambi climatici. E, tantomeno, illudere scioccamente (come, invece, si sente in tv in queste ore) che l’acqua a Venezia si ferma azzerando le emissioni serra.

Ma è davvero impossibile la salvezza di Venezia? Il catastrofismo climatico di maniera punta, ovviamente, anche nel caso di Venezia, a diffondere la credenza nella condanna apocalittica del gioiello della laguna. Sciocchezze.

Il fenomeno dell’acqua alta ricorrente è, assolutamente, fronteggiabile da sistemi mobili di chiuse e paratie. A Rotterdam (ma in America, in Gran Bretagna, negli Usa) esiste una diga di sbarramento anti mareggiata, lunga 9 chilometri e formata da 65 piloni e 62 paratie alte dai 6 ai 12 metri, esiste da 30 anni ed ha eliminato il pericolo delle mareggiate. Ovviamente, nella città olandese la diga è stata realizzata in tempi “umani” con la spinta di politici, ambientalisti e imprese.

A Venezia il Mose va a rilento, sommerso dalle polemiche, dalle risse politiche, dai dubbi e dalle contestazioni di maniera. In primo luogo, ovviamente, degli ambientalisti. E si tratta di un’opera, persino, ingegneristicamente, non inferiore alla diga di Rotterdam.

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