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Le istituzioni politiche e del mondo del calcio vietino ai club l’imposizione dittatoriale del ‘silenzio stampa’!

All’alba del 2020 che nel mondo del calcio ultra moderno, quello dei diritti televisivi, al picco storico massimo del mondo della comunicazione grazie ai social network, se un club calcistico impone il silenzio stampa ai propri calciatori dovrebbe essere sanzionato per tanti motivi, in primis perché non esiste nel modo più assoluto che in democrazia si possa negare a chiunque il diritto di parola e la libertà di esprimere le proprie opinioni, ragioni e quant’altro anche per ciò che riguarda la propria professione. I calciatori, non hanno la regola del segreto professionale a cui sottostare. Nel terzo millennio nell’era della comunicazione con la digitalizzazione e la tracciabilità non esistono segreti nemneno in campi dove sarebbero pure previsti figuriamoci in un mondo dove l’informazione e la comunicazione è un obbligo contrattuale. Certo ci si può limitare nelle informazioni in base a quello che la legge prevede e che ognuno in proprio si sceglie adeguandosi liberamente alle leggi previste sulla privacy, ma non c’è nulla di privato nei club di calcio che possano riguardare le prestazioni di allenatori, calciatori e staff dal momento che trattasi di personaggi pubblici profumatamente pagati insieme alle società dai detentori dei diritti radio televisivi, in cambio della visione delle partite e la concessione delle interviste al riguardo. Sono obbligati a darle, inoltre per il diritto di cronaca deve essere concesso in proporzione a tutti gli organi di stampa e informazione da parte delle istituzioni del mondo del affinchè tutti gli organi di informazione si possa fare senza ostacoli di nessun genere, il proprio lavoro. Il Napoli è uno di quei club che più utilizza arbitrariamente il silenzio stampa e gestisce i diritti d’immagine dei calciatori in modo del tutto totalitario, per certi versi anche in modo incostituzionale, perché pure se un calciatore dovesse firmare e quindi accordarsi cedendo diritti di ogni genere, la legge costituzionale di una repubblica democratica come quella italiana non dovrebbe permettere a nessuno di comprarsi la libertà delle persone e gestirla come gli pare. De Laurentiis è uno di quei personaggi che si secca molto quando gli fanno i conti in tasca, additando anche in modo offensivo e lesivo dell’immagine dei propri calciatori o di chi parla di soldi come, “marchettaro, volgare e cafone“, poi però è il più sensibile all’argomento denaro sembra essere lui per primo a godere dei grabdi vantaggi economici grazie alla vendita dei suoi tesserati, e allora perché accusare i calciatori in regolare scadenza contrattuale di cercarsi altri contratti più vantaggiosi? Inoltre, perché De Laurentiis pretende che altri rispettino i contratti capestro per tutte le restrizioni, postille e multe che lui impone in caso di mancato rispetto delle sue norme contrattuali e poi lui stesso disattende quelle con altri soggetti giuridici? Il Napoli riceve poco meno di cento milioni all’anno da pay tv, radio, tv on line, tv nazionali, istituzioni calcistiche per quanto riguarda tutto il pacchetto informativo e ovviamente anche per le interviste ai protagonisti previste ad ogni pre e post partita, quindi vietare con il silenzio stampa ai propri protagonisti significa disattendere gravemente un rapporto contrattuale in essere dove sono coinvolti grandi interessi economici di tutte le parti anche sponsoristiche e finanche di natura politica, perché come già detto, vietare la libertà di parola è un atto gravissimo, perché ai calciatori non si chiede di rivelare chissà quale segreto professionale, ammesso che la categoria avesse qualche legge che per obbligo lo tuteli, ma gli si chiede esclusivamente di parlare analizzare e commentare i fatti salienti all’argomento che riguarda la propria professione, quella professione che li ha resi ulteriormente ricchi e popolari proprio grazie alla visibilità che il mondo dell’informazione e della comunicazione mediatica elargisce loro, De Laurentiis compreso. Ci piacerebbe capire se al contrario fosse il mondo dell’informazione a imporre un silenzio mediatico sulle vicende del Napoli e di De Laurentiis che tipo di danni riceverebbe il Napoli e se il presidente stesso non si lamentasse della limitazione mediatica non prevista da questi contratti. Ma poi sarebbe norma democratica che ogni personaggio del calcio fosse essere libero di concedere o non concedere interviste che non siano strettamente collegate al calcio, ma non si possono rifiutare di parlare se ci sono dei contratti che regolano queste prestazioni mediatiche. Poi è chiaro che un calciatore un allenatore possa rispondere o meno liberamente a sua discrezione a domande che non si ritengono adeguate, con un ‘no comment’, ma deve essere una scelta propria, perché nessun terzo soggetto può decidere per il calciatore stesso o l’intervistatore vietando l’informazione. Il caso Elmas del Napoli è solo l’ultimo di una serie e in questo senso fa già scalpore e giurisprudenza, perché vietare ad un calciatore di poter rispondere a domande di giornalisti del suo paese di origine nel contesto di una partita della sua nazionale e parlare amabilmente della sua esperienza napoletana peraltro dicendo cose soprattutto positive, e poi essere redarguito puntualmente dal club azzurro e minacciato di ritorsioni economiche per aver trasgredito gli obblighi contrattuali sul silenzio stampa imposto è veramente ignobile oltre che oltremodo sgradevole . Gli organi del calcio tutti, nazionali e internazionali dovrebbero intervenire duramente a sanzionare chiunque imponga il silenzio stampa e siamo certi che almeno l’Uefa e la FIFA interverranno a tutela perlomeno dei loro diritti economici al riguardo ma dovrebbero intervenire anche più duramente a favore del diritto e libertà di parola dei professionisti nonchè personaggi pubblici del calcio e soprattutto a tutela dei tifosi e appassionati del calcio che sono il motore di tutto il movimento. Intanto all’Uefa prevedono grandi multe per il Napoli e per l’allenatore che si sono rifiutati di concedere interviste nel post partita di Champions giocata a Napoli contro il Salisburgo e siamo certi che non consentirà più al club di trasgredire agli obblighi contrattuali, pena il rischio di penalizzazioni anche più care di quelle previste dal punto di vista economico perché dal punto di vista sportivo si potrebbero prendere in considerazione quelle di una possibile l’esclusione dal torneo, qualora si ripetessero reiteratamente certe condizioni sul silenzio stampa.

Pippo Trio

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