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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Il “piano shock” di Renzi tra ambizione e ostacoli

di Gaetano Piscopo

Venerdì da Torino Matteo Renzi ha lanciato un ‘piano shock’ di 120 miliardi da tradurre in una proposta di legge che verrà depositata il prossimo 15 gennaio.

Si tratta di un piano in 7 punti dedicato alle infrastrutture con fondi già finanziati, ma bloccati dalla burocrazia, da contenziosi ambientali e dall’incapacità delle amministrazioni locali.

Oltre 74 miliardi di opere stradali e ferroviarie bloccate, investimenti per 3 miliardi sui porti e 4 miliardi di euro sugli aeroporti, circa 26 miliardi già disponibili e non spesi sul dissesto idrogeologico, gli altri fondi su periferie e piani città, scuole e ospedali, cultura e turismo, energia e green economy.

Un programma triennale corposo che da solo potrebbe generare un rilancio dell’economia con risultati importanti in termini occupazionali, ripresa dei consumi e recupero fiscale.

Un piano in sintonia con le azioni annunciate e pianificate in gran parte nei 1000 giorni del governo Renzi ma che non hanno prodotto i consensi elettorali attesi.

Eppure si tratta di opere in gran parte finanziate con fondi europei e che restano bloccate sicuramente per imperizie degli enti locali, ma anche e soprattutto per una diversa visione sulla loro necessità ed efficacia, dai movimenti locali che ne impediscono la loro esecuzione e da burocrazia, norme di controllo e regolamentazione degli appalti.

Certo la realizzazione dell’Expo di Milano è stato un esempio, nonostante alcune indagini sugli appalti, che quando si ha la volontà si possono superare gli ostacoli burocratici e temporali.

In questo governo ci sono visioni così diverse sulla necessità di realizzare alcune infrastrutture, di salvaguardare il residuo tessuto industriale come ad esempio l’ILVA di Taranto, sulla riforma della giustizia, sul ruolo dello Stato nella risoluzione dei diversi tavoli di crisi. A questo punto la domanda è d’obbligo: con chi e come sarà approvato e realizzato un programma così ambizioso?

I presupposti del dubbio sono tutti contenuti nell’approvazione della prossima Legge di Bilancio.   

La finanziaria 2020 non contiene nessun elemento di discontinuità con i provvedimenti del precedente governo giallo verde ed in effetti in mancanza di disponibilità finanziaria è già miracoloso avere trovato i fondi per evitare l’aumento dell’IVA il resto è tutto troppo residuale e minimo per avere impatto sull’economia del Paese.

Con il massivo debito pubblico e con i vincoli imposti dall’Unione Europea è proprio difficile immaginare che in una manovra finanziaria possano essere previsti importanti fondi destinati all’assistenza e allo stesso tempo prevedere il sostegno al rilancio dell’economia.

Un esempio sono il reddito di cittadinanza e quota 100 che nell’anno in corso hanno distribuito oltre 12 miliardi di euro e in previsione per i prossimi due anni ve ne sono da impegnare altri 35 miliardi.  

Proviamo solo per un attimo a immaginare quale impatto avrebbero queste disponibilità sulla manovra.

Lo sblocco dei fondi per infrastrutture assolutamente necessario e auspicabile crea importanti prospettive di crescita. Le disponibilità sulla manovra finanziaria hanno invece un impatto più immediato.

Si tratta di scegliere se spendere 8 miliardi all’anno per Quota 100 permettendo a poco più di 100.000 persone di andare in pensione qualche anno prima, oppure redistribuire questi fondi con un più importante taglio sul cuneo fiscale incrementando il reddito di tutti i lavoratori. Se distribuire oltre 10 miliardi all’anno per il reddito di cittadinanza come assegno di disoccupazione oppure impegnare questi fondi per incentivare le imprese che creano nuova occupazione.

Dopo oltre un decennio di crisi e sacrifici gli italiani hanno deciso di premiare chi annunciava i miracoli.

L’immigrazione, la flat tax, il reddito senza lavoro, il blocco delle grandi opere sono stati la facile presa del consenso. Gli elettori di 5 Stelle e Lega hanno immaginato di poter essere subito risarciti dei sacrifici fatti e invece ci siamo ritrovati con provvedimenti che hanno creato solo danni invece che risultati.

Ora se è vero come è vero che il piano shock avrà una valenza importante sulle possibilità di sviluppo e modernizzazione del Paese, per Italia Viva che lo propone sarà il modo per fare intendere la propria visione sulle prospettive di sviluppo del Paese.

La proposizione di questo piano porterà alla luce molte delle contraddizioni di questa alleanza di necessità con i fautori della decrescita penta stellati e con i sostenitori dell’economia di stato. Nel frattempo sarà necessario convincere gli italiani del pericolo di avventure sovraniste e antieuropee proposte dal centro destra.  

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