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I calciatori non sono lavoratori dipendenti, ma professionisti a ingaggio

Totalmente errato considerare i calciatori come dipendenti delle società di calcio, perché sono professionisti autonomi che decidono a seconda delle proprie volontà e condizioni di accordarsi con una società di calcio per le loro prestazioni calcistiche e di immagine per contratti sponsoristici in esclusiva. Sembra assurdo ma chiamarli mercenari non è affatto sbagliato perché come i mercenari combattono per bandiere e guerre che non li riguardano ma solo per soldi, anche i calciatori vanno a giocare per squadre che non siano di propria appartenenza ma solo per prestare la loro capacità in cambio di soldi. Tutto questo non prevede che si debba pretendere da un calciatore più di quanto sia lecito sia verso i tifosi con cui non ha nessun rapporto commerciale, che alla società con cui si è firmato un contratto di ingaggio. I calciatori sono tenuti verso i tifosi per dare tutto se stessi rispettando i colori di appartenenza, di allenarsi alle direttive dell’allenatore e dello staff tecnico, di rispondere alle convocazioni e giocare le partite ufficiali quando viene richiesta la propria presenza in campo, in panchina o in tribuna, ma nessuno lo può obbligare a ritiri non previsti o alla libertà di parola o di poter godere del proprio tempo libero quando si rispetta in modo professionale il contratto. I ritiri sono previsti a inizio stagione per cominciare la preparazione e nelle immediatezze delle partite ufficiali soprattutto in trasferta, ma non sono obbligatori tutte le volte che un presidente decide arbitrariamente, senza il parere del responsabile tecnico, che la sua squadra debba andare in ritiro per più dei due giorni previsti prima di una partita. Chi dice che un presidente può deciderlo quando gli pare e piace, si sbaglia di grosso e se i calciatori del Napoli si sono rifiutati di farsi imporre un lungo ritiro, non hanno nulla da temere da provvedimenti disciplinari ed economici che li penalizzerebbero perché nessun giudice approverà un tale abuso di potere nei loro confronti. Probabilmente la giustizia ordinaria non punirà mai un calciatore professionista qualora si rifiutasse di accettare qualsiasi imposizione unilaterale della società di appartenenza che ne limiti il diritto di parola con il silenzio stampa o del diritto di vivere il proprio tempo libero una volta espletate correttamente le prestazioni professionali, quindi i calciatori del Napoli che si sono rifiutati di andare in un ritiro punitivo non previsto da contratto, non hanno nulla da temere, comprese le assurde e scorrette contestazioni dei tifosi verso i quali non hanno alcun obbligo che il rispetto reciproco per i propri colori e appartenenza di maglia, di tipo altamente professionale per quanto riguarda i calciatori pagati per questo e di tifo a favore da parte dei tifosi come è naturale che fosse. Nel calcio bisognerebbe lavorare sulla cultura sportiva di ognuno, smettere con la mancanza di rispetto reciproco, ognuno fra quelli che attivamente o passivamente fanno parte sul mondo del calcio, di svolgere il proprio ruolo senza a al lacune ingerenze in quello degli altri. I presidenti facciano i presidenti, ai responsabili tecnici il compito di gestire i calciatori e i tifosi facessero i tifosi, supportando i propri colori nel miglior modo possibile, a propria discrezione e a seconda dell’intensità della propria passione, senza scantonare dal proprio ambito che non prevede alcun diritto nei confronti dei calciatori se non quello di applaudirli se fanno bene e di fischiarli se si ritenessero le prestazioni al di sotto delle effettive capacità, ma non è accettabile per nessun motivo l’aggressione violenta fisica e verbale dei tifosi nei confronti dei calciatori e viceversa e questo varrebbe per tutti i soggetti che gravitano all’interno e all’esterno di un club di calcio, stampa compresa. Chi non capisce o non ha il buon senso di capire ciò sarà un suo problema, ma il rispetto nel calcio come in qualsiasi settore della vita e alla base di tutto è senza il quale mai nulla di buono potrà scaturire, per cui che ognuno si regoli e si assuma le responsabilità che gli spettano e ke conseguenze del caso, diversamente si sarà comunque obbligati per legge a rispettarle, e poi nel vai vedremo da che parte stia la ragione. a nostro modesto parere sarebbe di gran lunga meglio che in qualsiasi disputa prevalga il buon senso, altrimenti mai nulla di buono ne scaturirà al di là di chi avrà più o meno ragione.
Pippo Trio

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