Regionali in Campania, Fi divisa e alleati contro: Caldoro non ‘tira’, Carfagna o un suo ‘delfino’nemmeno
Novembre 20, 2019
‘BEBOP’ (di Peppe Papa) Le “Sardine”, il mainstream e il rischio di finire in scatola
Novembre 21, 2019

Il treno azzurro ad alta velocità rischia di deragliare a Milano

Non serve nemmeno più di tanto commentare il primo delirio ufficiale di De Laurentiis figlio, che invitato ad un evento minore di calcio, si lascia andare ad un discorsetto tanto banale quanto paradossalmente significativo, perché con parole ruspanti, che se dette in un altro contesto lavorativo della ditta individuale che si crede sia il Napoli sarebbe apparso come il giusto sermoncino del figlio del padrone ai suoi dipendenti, ma fatto presso terzi, rappresentando un grande club di calcio risulta di una stupidità assoluta, e speriamo venga presa come tale, di cui non vale nemmeno la pena parlarne. Diversamente, da padre in figlio si volesse insistere su questa linea gestionale, potete scommetterci sin da ora, il Napoli andrà alla deriva inevitabilmente. Considerare dipendenti da cazziare in modo burbero i calciatori, è da folli. I calciatori non sono dipendenti con uno stipendio da difendere che possono temere per un licenziamento immediato e perdere il posto di lavoro, quindi per questo non ricattabili dai propri datori di lavoro, come invece pensano i De Laurentiis. I calciatori sono professionisti che quando pure in rotta con la società con la quale hanno un contratto A tempo determinato, non possono essere licenziati prima della scadenza, al massimo venduti e quando pure eccezionalmente accadesse che li si licenziasse pagando per intero l’ingaggio fino a naturale scadenza, poi troverebbero quasi sicuramente un altro contratto altrove, proprio perché sono professionisti nel pieno della loro attività e chiaramente, non dipendenti come erratamente si vuole far credere moralizzando i discorsi. I calciatori sono vere e proprie piccole, medie e grandi aziende, a seconda del loro valore ma dipendenti solo dal proprio talento calcistico che gli permette di lavorare e chiudere contratti con altre società per le loro prestazioni, principalmente quelle prestate in un campo di calcio, ma a seconda della fama raggiunta, anche in altri settori interconnessi al calcio come i diritti d’immagine, nei ruoli di testimonial per la pubblicità e per tutto quanto concerne la comunicazione mediatica. Se al Napoli pensano di gestire una SpA del calcio che conta milioni di tifosi/clienti, che fattura centinaia di milioni di euro, con lo stile della fabbrichetta della Val Brembana o della bottega artigiana, sono del tutto fuori da questo mondo, perché quello del calcio, dei grandi club, è gestito da sempre, sia in Italia che in Europa dai più grandi personaggi dell’economia e dell’alta finanza, quindi magnati, capitani di industria, sceicchi, oligarchi russi, gruppi industriali asiatici, americani, e pensare ancora di concorrere con questa tipologia potentati economici e farlo con il concetto di calcio pane e salame o del cinepanettone, è patetico, per quanto possa suscitare simpatie in quella categoria di giornalisti, tifosi e opinionisti più sempliciotti che continuano ad illudersi che nel calcio possa vincere Davide contro Golia. Certo una tantum potrebbe pure accadere, ma deve girare tutto per il verso giusto e al Napoli non sembra questa la stagione in cui giri tutto a meraviglia, forse quel treno è già passato infruttuosamente qualche anno fa, perché qualcuno lo ha fermato quando il treno era in piena corsa. Oggi più che un treno ad alta velocità, il Napoli viaggia facendo le fermate di un regionale, ma metafore a parte se qualcuno al comando del club non rinsavisce e riprende il controllo lui e tutta la sua prole, difficilmente se ne verrà a capo, sin gia da sabato sera contro il Milan, con alto rischio deragliamento definitivo del treno azzurro. Si spera che il solo Ancelotti possa essere in grado di non deragliare e riprendere con grande maestria le redini del comando. Diversamente non fosse messo più in grado di agire, i danni non si conteranno!

di Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *