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Maggioritario, Zingaretti dice sì a Giorgetti: “attivare un tavolo in tempi rapidi”

di Peppe Papa

Anche Nicola Zingaretti dice sì all’invito del numero due leghista, Giancarlo Giorgetti a sedersi intorno a un tavolo per discutere di nuove regole del gioco a partire dalla legge elettorale, di stampo maggioritario, s’intende.

A convincere il segretario Pd a dare un segnale è stato il via libera della Corte di Cassazione al quesito referendario presentato da otto regioni guidate dal centrodestra e elaborato dall’esperto in materia della Lega, Roberto Calderoli.

La proposta punta a cancellare la quota proporzionale del Rosatellum estendendo i collegi uninominali al 100% del territorio nazionale che non è esattamente quello che vorrebbe Zingaretti, più propenso invece a un sistema a doppio turno tra le prime due coalizioni classificate.

L’impressione è che ci siano margini di trattativa, entrambi i contraenti perseguono lo stesso obiettivo che è quello di costringere le forze minori a scendere a patti con i due partiti maggiori, riducendone al massimo il potere negoziale e tenendo nel contempo ai margini i Cinque Stelle, già di per sé avviati all’irrilevanza.

Il processo politico italiano va verso una netta bipolarizzazione – ha spiegato Zingaretti in una nota – È chiaro che nel futuro il confronto e la competizione saranno sempre di più tra un campo democratico civico e progressista, di cui il Pd è il principale pilastro, e la nuova destra sovranista”, un’accelerazione di sistema, dunque, che rende indispensabile una nuova legge elettorale.

Noi – ha proseguito – abbiamo esposto ai tavoli di maggioranza ipotesi che dovrebbero evitare una legge puramente proporzionale, ma che aiutino la semplificazione e a formare coalizioni di governo chiare e stabili, con un impianto maggioritario. Per questo – ha concluso – mentre il Pd continua ad essere impegnato con tutta la sua forza nell’azione di governo per l’approvazione della Legge di bilancio e a risolvere le principali questioni che affliggono il Paese, a partire dalla crisi dell’Ilva e Alitalia, non va fatta cadere la proposta di Giorgetti di un tavolo di confronto su questi temi, da attivare nei tempi più rapidi”.

Il dado è tratto, per il Pd l’assist fornito dal vice di Salvini è stato un inaspettato regalo che gli consente di avere in mano il pallino nei confronti dei suoi potenziali alleati, essendo il partito più grande e meglio strutturato, e imporre le proprie condizioni.

Sempre che sappia cogliere l’occasione e si liberi dalle ‘remore’ di quegli influenti capi corrente interni più propensi a conservare lo status quo e l’ebbrezza del governo ad ogni costo.

Sarà dura, ma non ha altra scelta se non vuole vedersi svuotare il partito dal richiamo di Matteo Renzi, anche lui una volta per il doppio turno alla francese, ma ora schierato per il proporzionale non essendo ancora pronto con il suo partito a contendere la leadership del centrosinistra.

All’ex premier, nell’eventualità il dialogo tra Lega e Pd prendesse piede, non resterebbe altro da fare che puntare alle primarie di coalizione, dove potrebbe avere qualche chance di spuntarla, o far cadere il governo prima che si apparecchi un qualsiasi tavolo sull’argomento. Rappresenterebbe un salto nel buio è sicuro, ma al personaggio non difettano coraggio e spregiudicatezza, chissà non ci stupisca con qualche colpo di genio.

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