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AAA Cercasi acquirente del Napoli, basta con cinema, sceneggiate e lecca lecca

“È fernut l’epoca r’e fess”, così diceva o prufessore e vesuviano Ben Gazzara interpretando Il boss Raffaele Cutolo nel film “Il Camorrista” ed è proprio dal mondo del cinema tanto caro a De Laurentiis che arriva una frase che sintetizza il momento che vivono attualmente tutti i tifosi napoletani quelli più fieri ed orgogliosi della propria storia. La Napoli azzurra è stufa che la propria squadra del cuore sia gestita da una truppa cinematografica che nulla a che fare con il calcio. Basta cinema anni 70’, drammi, sceneggiate, anche se Napoli è un teatro stabile per sua natura. Ma in questo caso la querelle De Laurentiis-Ancelotti-calciatori ha stufato tutti, per la verità è da sedici anni che va avanti questo andazzo di un presidente del Napoli che crede di gestire il club azzurro come fosse quello cinematografico del Borgorosso Football club. E basta… non se ne può più di questo signore che ad ogni stagione calcistica scogliona sistematicamente alcune decine di milioni di tifosi al mondo, che da quando ha rilevato il Napoli ha spaccato in due fazioni, pro e contro di lui. Non c’è stato anno in cui non ha litigato con un protagonista della sua squadra. Comincia con il primo allenatore Ventura esonerandolo dopo pochi mesi, nonostante avesse accettato la C, poi sostituito da Reja che a sua volta ha dovuto litigarci di brutto venendo quasi alle mani, ma il buon Edy, da grande persona evitò il confronto fisico dal risultato scontato pur senza mandargliele a dire. Poi venne il turno di Donadoni, il tecnico Meglio conosciuto come “Crisantemo“ per la sua mancanza totale di allegria, ma prima del suo esonero fu mandato via Pier Paolo Marino nel modo più teatrale e brusco possibile, dopo che per anni De Laurentiis stesso lo avesse definito come il suo Maradona. Finito il secondo 🎬 ciak , ecco arrivare alla sua corte un altro ‘attore’ consumato come Mazzarri, che esaltava la folla con la sua grinta in maniche di camicia, anche a temperature sotto zero, sbracciandosi con i suoi calciatori fino all’ultimo secondo di partita con orologio in bella vista. Il buon Walter fu capace di rimonte epiche che sono rimaste scolpite nella storia del cinema di questo Napoli targato Filmauro. Ma i litigi su questa specie di set non si contano e allora i primi dissapori del presidente con parte di quella bellissima squadra venuta su grazie alle tenaci cure appassionate di Mazzarri. Il primo a farne le spese fu il Pocho Lavezzi, accusato dal presidente di notti brave in compagnia di tipi poco raccomandabili che ne causarono la cessione a 30 milioni di Euro a quei pazzi degli sceicchi a Parigi definiti tali dal presidente, perché riteneva che solo dei folli potevano spendere talmente tanto per un calciatore. Intanto il Napoli mazzarriano continuava ad incantare malgrado l’epurazione del primo fra quelli che furono chiamati i “tre tenori”. In seguito ci fu il primo litigio contrattuale con Mazzarri stufo di fare “cose straordinarie” in giro per l’Italia e l’Europa, il quale non sopportava che gli si vendesse i calciatori più forti per sostituirli con ragazzini come Insigne o meteore sudamericane come Vargas. Ma ormai i rapporti erano già tesi, fino a quando Mazzarri con la solita clausola per i pazzi, capii che sarebbe andato via pure Cavani, sempre a Parigi e dopo un clamoroso secondo posto e quasi i quarti di Champions. Mazzarri a quel punto decise di allontanarsi da quel terrorista di presidente che gli destabilizzava le ambizioni e corse in braccio alla Beneamata Inter. Arriva Benitez, e come al solito con il nuovo arrivato grande luna di miele, vacanze insieme alle consorti, promesse di amore eterno, progetti quinquennali e bla bla bla…. Ma con il tanto garbato tecnico spagnolo, vero signore del calcio, altro che amore eterno, non durò nemmeno un anno, perché Benitez si rese subito conto che quei grandi progetti di cui avrebbe dovuto essere il grande manager , erano stati bellamente millantati e bastó la cessione di Reina e il mancato mercato fatto ad agosto per fargli capire che l’esperienza cinenatografica era già ai titoli di coda. Durò un altro anno giusto per un contratto blindato da De Laurentiis che costringeva il tecnico a rimanere ancora, senza mai aver pensato di rinnovare. Anche in questo caso, querelle infinita ben orchestrata con i giornalisti locali da sempre suoi cortigiani, oggi più noti come leccaculi, ingaggiati dal presidente, se così si può dire, per distruggere il mito di Benitez nella testa dei tifosi con un linciaggio mediatico senza precedenti. Non si era mai vista a Napoli una tale mancanza di rispetto per un grande allenatore azzurro. Benitez, per la cronaca, in soli due anni vinse due trofei e riportó il Napoli dopo 30 anni una in una semifinale europea, oltre ad aver cominciato a costruire una squadra di grande respiro internazionale che tanto bene ha fatto per anni, ma tutto questo non bastò per riconoscere a Benitez tutto il suo grande prestigio e gli ennesimi trofei vinti in carriera, gli ultimi che il Napoli ha vinto in quasi cento anni di storia. Ma ignobilmente per la critica e i giornalisti locali, il suo biennio fu definito un fallimento. Roba da non credere, e anche con lo spagnolo come oggi con un altro grandissimo allenatore come Ancelotti la rottura definitiva partí con un ritiro punitivo che non trovava d’accordo il tecnico e con il conseguente silenzio stampa. Più che casuale coincidenza ci è sempre sembrata strategia per destabilizzare. Poi arriva Sarri, emerito sconosciuto, tecnico toscano ruspante, come e più di Mazzarri, con il quale comincia la rivoluzione proletaria del comandante in tuta da metalmeccanico alla conquista del Palazzo, che fallí definitivamente nel palazzo di un albergo fiorentino dopo tre anni di insuccessi, che i tifosi più suggestionabili e integralisti definiscono ancora oggi a anni leggendari, e nonostante Sarri fu amato da tutti, fu esonerato, e prima di lui andò via un certo Higuain colpevole di aver segnato 40 gol in una stagione facendo correre il rischio a De Laurentiis che il Napoli vincesse per davvero lo scudetto ed essere costretto poi a confermarlo rinunciando a quasi 100 milioni. Invece, niente scudetto e il traditore andò via per 90 milioni e stavolta ai pazzi di Torino e alla Juventus con tanti saluti al vetriolo montati ad arte dalla solita stampa aziendalista per imbonire tifosi e salvare l’onore del presidente. In seguito altri litigi non trascurabili con Reina e la moglie per motivi simili avuti in passato con Lavezzi e oggi quelle offese a distanza addirittura contro Mertens e Callejon sempre per giustificare dolorose ma volute partenze. Insomna, tutto questo excursus per dire che De Laurentiis non fa passare una stagione se non destabilizza il mondo che lo circonda, qualora non riuscisse ad ottenere i propri scopi che poi non sono altro che incentrati sui ricavi e a difesa dei suoi tesoretti superblindati, della serie “pochi, maledetti e subito”. E pur di far girare le cose nel suo verso sarebbe capace di andare contro il mondo intero, a cominciare dai suoi tecnici ai calciatori, ma in passato anche contro sindaco, tifosi, giornalisti, dirigenti del calcio, i queli tutti hanno dovuto subire le sue offense deliranti, imposizioni, arroganze, e a quanto pare ancora non è finita, anzi stavolta con Ancelotti e i calciatori con la storia dell’ammutinamento sta per esplodergli in mano la bomba che lui stesso ha innescato a mezzo stampa e manca veramente poco alla sua deflagrazione. Ora, sinceramente se qualcuno ancora non capisce o fa finta di non capire che il vero problema del Napoli e di ogni sua crisi, sia riconducibile a De Laurentiis, sarà un problema suo, perché ormai lo hanno capito pure le pietre. Però una cosa sola è ormai certa, stavolta il vero ciclo finito è proprio quello di De Laurentiis, e forse lo ha capito lui stesso, perché sembra essere arrivato il famigerato punto di non ritorno. Stavolta non sarà facile ricostruire tutto, e non si potrà contare in eterno silla dea bendata o dal dio che governa l’imprevedibile mondo del calcio, ma serve che finalmente qualcuno si preoccupasse di levare il grande club azzurro dalle mani di questo professionista del cinema ma dilettante allo sbaraglio nel calcio. Se son sceicchi pagheranno per togliercelo dai piedi. Magaaari! Dopo quasi 17 anni sarebbe pure ora, del resto il numero diciassette a Napoli risulta sempre essere una disgrazia per chi lo cavalca, e ci sono voluti ben 17 stagioni calcistiche per capire la calamità cinematografica che ci è capitata. Auspichiamo vivamente che si materializzi al più presto un compratore, chiunque esso sia senza temere null’altro, anche perché questo è un club che ha sempre e solo prosperato grazie ai soldi dei tifosi e altri se ne sono approfittati, ma se si trova chi investirà quei soldi più i propri capitali, il futuro non potrà essere che azzurro… Non vediamo l’ora, con buona pace di tutta la famiglia Addams-De Laurentiis e dagli eserciti di giornalisti che per anni gli hanno leccato le parti basse per un posto al sole!

di Pippo Trio

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