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Un rapido viaggio tra i pescatori di consensi che provano anche ad irretire i branchi di “sardine”

di Gaetano Piscopo

Nei giorni trascorsi ci sono stati una serie di avvenimenti che possono condizionare le prossime scelte politiche e la durata del governo giallo rosso.

Un susseguirsi di avvenimenti. Venerdì 15 novembre la presentazione del piano shock di Italia Viva che dovrebbe tramutarsi in un decreto del governo entro il 15 gennaio sempre che si trovi l’accordo sulle opere e le infrastrutture necessarie allo sviluppo del Paese.

Lo stesso giorno la mobilitazione contro Salvini a Bologna che dà inizio al movimento delle Sardine che si sta replicando un po’ in tutte le piazze. Un movimento spontaneo che non ha bandiera se non quella di valori democratici e antifascisti.

Forse composto da tanti delusi che si sono astenuti nelle ultime tornate elettorali e che sono stati richiamati dal clima conflittuale di odio disseminato prima dai proclami penta stellati e ora dalla campagna elettorale della destra salviniana. Un monito soprattutto alle forze di centro sinistra che in questi anni non hanno saputo interpretare quegli umori e rappresentare quel popolo.

Intanto nel centro destra moderato la rincorsa alle posizioni leghiste da parte di Berlusconi sta generando malcontento e confusione sia nel suo sempre più esiguo elettorato che nei gruppi parlamentari di Forza Italia. Un esempio le dichiarazioni del Cavaliere al congresso dei Popolari di Zagabria sulla valenza degli armamenti nucleari e le politiche europee.

La sua esaltazione dei profili di Salvini e della Meloni e la scelta dei candidati alle prossime elezioni regionali in Campania e Calabria spiazzano i forzisti che non vogliono appiattirsi su posizioni sovraniste e antieuropee. Gli stessi sono divisi tra quelli che vogliono rimanere sotto la protezione del magnate e quelli che soprattutto nel sud guidati da Carfagna e Miccichè sono alla ricerca di nuova collocazione.

Un tentativo di distinguo per attrarre i dissidenti di Forza Italia lo fa Giovanni Toti. Il governatore della Liguria e fondatore di Cambiamo in un’intervista di venerdì scorso al Corriere della Sera annuncia di voler rappresentare la sinistra del centro destra!!!!!  

Ma venerdì 21 scorso è una giornata densa di altre notizie.

In primis la consultazione sulla piattaforma Rousseau per la partecipazione dei 5 Stelle alle prossime elezioni regionali. La posizione di una pausa elettorale viene nettamente battuta alimentando ancor di più il dissenso verso il gruppo dirigente che l’aveva proposta. Di Maio, allora, da una parte annuncia che saranno presentate liste penta stellate senza alleanze, dall’altro fa ricorso al supporto tutelare di Beppe Grillo che dà un assist ai due capicorrente del Pd Orlando e Franceschini che fanno appello e sperano in un’alleanza giallo rossa sui territori

Lo stesso giorno la Cassazione dà il via libera alla richiesta di 8 regioni di un referendum per abrogare la quota proporzionale alle elezioni politiche. Altra fibrillazione per il governo giallo rosso diviso tra le ambizioni proporzionaliste e i fautori del sistema maggioritario. A questo punto il segretario dem, Zingaretti seppur non rappresentando la volontà di gran parte del gruppo dirigente del partito, aderisce alla richiesta del numero della Lega, Giancarlo Giorgetti di attivare un tavolo per definire regole comuni sulla prossima riforma elettorale.

Il suo tentativo è chiaro. Il consenso in calo di 5 Stelle e la minaccia di un successo elettorale di Italia Viva di Renzi lo spingono a tentare una semplificazione con un nuovo sistema maggioritario per ritagliare al Pd un ruolo di centralità nella polarizzazione delle alleanze.

Sempre venerdì scorso Carlo Calenda con il suo gruppo di Siamo Europei dà il via ad un nuovo partito denominandolo AZIONE. Il suo esordio come leader politico è imbarazzante anche per chi come me lo ha difeso nelle sue iniziative di distinguo.

Al primo posto lui pone la coerenza. Come se questa possa essere di per sé espressione di un programma dettagliato di governo. Eppure molte delle sue analisi e proposte collimano con larga parte delle posizioni espresse dal centro sinistra. Mentre è comprensibile un suo dissenso dall’alleanza sistemica con i 5 Stelle, non si capisce a quale elettorato possa mirare per l’obiettivo lanciato del 10% per il nuovo partito.

Nei confronti di Renzi lancia una serie di insulti definendolo “bullo”, tanto per essere coerente. Eppure è stato proprio Matteo Renzi a volerlo e nominarlo ministro, a convincerlo ad aderire al Pd per esserne capolista alle Europee nel Nord-Est poco dopo alla sua adesione al partito.

La sua storia e la sua presa di distanze è ben diversa da quella di Renzi che ha dalla sua una lunga e travagliata esperienza nel Pd che lo ha visto tra i fondatori il più bersagliato sia quando era minoranza che da vincitore delle primarie.

Lui tutto questo travaglio non lo ha avuto. Non ha nemmeno provato per poco ad essere minoranza in un partito strutturato per condurre una battaglia. Alla prima occasione ha sbattuto la porta, ma lo ha fatto “con coerenza” conservando il seggio elettorale europeo ottenuto solo grazie al partito che lo ha candidato.

Ma a dir poco allucinante è la proposta della doppia tessera.

Cosa comprensibile in una associazione come Siamo Europei che non si sostituiva ai partiti, ma ne era supporto e rappresentante di un’area che si richiama a valori democratici e liberali. Ora fare un nuovo partito pensando di rappresentare quell’area politica che ambisce ad ottenere il 10% alle prossime elezioni, la doppia tessera è da definire una “marchetta” che invece di chiarire e marcare le differenze aiuta a creare ancora più confusione.

Insomma anche Calenda si è iscritto al popoloso gruppo dei dissacratori. Cioè quelli che vogliono emergere più dall’elenco dei difetti altrui che per le proprie capacità. Una lunga stagione già vissuta con il Movimento e la Lega.

Ognuno degli avvenimenti di questi giorni merita approfondimenti, ma una cosa è certa, invece della chiarezza si sta generando ancor più confusione. La speranza è che prima che gli squali possano attaccare e annientare i branchi di sardine, i messaggi delle piazze siano realmente percepiti e tradotti in azioni riparatrici. 

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