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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Fondazioni, il caso Open tra intimidazioni e minacce

Quando il potere giudiziario e la manipolazione dell’informazione condizionano l’opinione dei cittadini si è in presenza di una vera regressione democratica. Forse è ora di far emergere regie occulte e responsabilità e porre fine a un trentennio scellerato di supposizioni e semplificazioni mediatiche.

di Gaetano Piscopo

Siamo alle solite. Prendi due magistrati che ipotizzano un reato, fai in modo che la notizia filtri in anteprima sui giornali, costruisci sopra ipotesi con suggestioni e la ricetta e pronta: linciaggio e condanna.

L’ultimo esempio è di questi giorni e guarda caso colpisce Matteo Renzi mediante la Fondazione Open che ne ha finanziato le attività fin dal 2012 sotto il nome di Big Bang.

Una fondazione che ha raccolto contributi destinati alle iniziative politiche a partire dalla Leopolda e poi alle primarie e ai referendum. Fin qui tutto lecito, fin quando qualche inchiesta zelante cerca di mettere in relazione un finanziatore di Open, l’imprenditore Riccardo Maestrelli, con un prestito personale fatto dallo stesso proprio a Renzi.

Che l’imprenditore fosse suo amico e sostenitore giustifica sia il finanziamento alla Fondazione che il prestito regolarmente restituito nei cinque mesi successivi e frutto di una scrittura privata correlata all’acquisto di una villa a Firenze. Lo stesso finanziamento transitato sui conti dell’ex premier è stato oggetto di segnalazione della Banca d’Italia senza ipotesi di reato visto che ne è stata dimostrata l’origine, la destinazione e la natura.

Agli stessi scettici che hanno dubbi sulla capacità reddituale di Renzi, dovrebbe essere ricordato quanto sia stato criticato per aver girato il mondo, dopo le sue dimissioni, come relatore pagato in diversi eventi e come conduttore televisivo di un programma sui beni culturali di Firenze.

Quello che fa venire dubbi ed enormi perplessità è il fattore temporale. Se l’attività di Open era illecita, e a mio avviso che ne ho letto statuto e bilanci, non lo è, perché emerge dopo sette anni? Forse la risposta è contenuta nel nuovo protagonismo del leader fiorentino con la sua crescente Italia Viva.

Le Fondazioni legate ai partiti non sono nate oggi, ma hanno una lunga tradizione negli ultimi decenni, eppure nessuno si è posto prima il problema di come sono state gestite e finalizzate. Nessuno ha impedito che un imprenditore sia stato leader di una forza politica e Presidente del Consiglio. Ma non per il suo chiaro conflitto di interesse, non per i vari reati imputatogli, ma per un’imputazione relativa al finanziamento al suo partito e i suoi alleati come “finanziamento illecito e traffico di influenze”.

Chi grida allo scandalo se una società privata è proprietaria di una piattaforma che gestisce e orienta e determina le scelte di una forza di governo, il Movimento 5 Stelle?

Chi ha visto che fine ha fatto l’enorme patrimonio immobiliare gestito prima dai partiti e acquistato con i finanziamenti dello stato, ma successivamente dagli stessi messo al riparo nelle casseforti di fondazioni costituite prima delle loro estinzioni e fusioni?

Se il compito di una Fondazione è raccogliere finanziamenti privati e non dello Stato per sostenere l’attività di un’associazione e di un partito, della formazione dei suoi quadri, della diffusione dei propri progetti e proposte, degli eventi e delle campagne di comunicazione e tutto questo in modo trasparente e partecipato a me sembra un valente e fattivo contributo di democrazia e di libertà.

Diversamente l’attività politica rimane appannaggio di pericolosi avventurismi e di dannosa mediocrità.    

Certo se l’uso del finanziamento pubblico è stato reso illecito si è privilegiato chi poteva garantirsi strumenti di agibilità finanziati da palesi conflitti di interessi e non gli altri.

Se in passato si è fatto man bassa di contributi pubblici snaturandone la loro destinazione è stato facile per i populisti salvatori della patria colpire tutti indiscriminatamente e ledere il diritto democratico ad organizzare e sostenere l’attività politica.

La storia degli ultimi decenni è passata dal finanziamento dei partiti da parte di americani e russi, al finanziamento pubblico incontrollato di cui hanno beneficiato politici, stampa, associazioni e tutti hanno fatto incetta di fondi dello Stato.

Poi l’avvento di Tangentopoli invece di porre regole più restrittive e trasparenti ha distrutto e azzerato un intero quadro politico, avviato una nuova stagione i cui protagonisti sono stati peggiori dei precedenti e alimentato un sentimento di totale sfiducia verso la politica.

A tal proposito bisogna ricordare uno degli interventi più significativi della storia parlamentare del dopoguerra, quello di Bettino Craxi che è rimasto un monito con tante domande ancora senza risposte.

Luigi Di Maio ha proposto una commissione parlamentare, ha lanciato la sfida, e bene ha fatto Renzi ad accettarla per estenderla a tutte le inadeguatezze ed i conflitti permanenti nella politica. Il rischio è che il tutto sfumi nell’indifferenza totale per non intaccare sottili e delicati equilibri. C’è da augurarsi che ai propositi questa volta corrispondano risposte chiare e azioni concrete.  

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