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Ancelotti ha sbagliato, un grande tecnico non si declassa mai ad allenare in un club minore…

Ancelotti è un generoso, dopo aver vinto tutto in tutti grandi club europei ha deciso di provare a farlo in una grande piazza come Napoli, dove però non si vince da oltre trent’anni, e per tentare l’impresa si è dimezzato lo stipendio, perchè altrove gli avrebbero dato perlomeno il doppio, accettando tutte le condizioni di un presidente come De Laurentiis molto bravo a sedurre i suoi tecnici affinchè accettare la sfida. Per fare tutto ciò Ancelotti ha dovuto ‘colpevolmente’ sposarne in toto il progetto qualunque cosa gli avrebbe riservato. E’ stato un rischio che Ancelotti non ha troppo calcolato, forse perchè presunzione talmente sicuro delle sue capacità ed esperienza dal fargli credere che sarebbe stato più agevole portare alla vittoria una squadra che precedentemente con un tecnico infinitamente inferiore a lui come Sarri, è arrivata a sfiorare lo scudetto, pur non vincendo nulla in tre anni. Altro aspetto che deve aver fuorviato Ancelotti e che lo ha abbagliato è stata la fama positiva di questo presidente raccontato dalla stampa come un visionario che con la sua genialità imprenditoriale ha salvato il Napoli dopo il fallimento e lo ha portato dalla C alla vetta del massimo campionato italiano e fra i primi venti club in Europa. Ma il tecnico di Reggiolo voglioso come era di tornare ad allenare in Italia, di farlo in una città splendida come Napoli peraltro dove ci vive la figlia e poterlo fare insieme al figlio, il genero e tutto lo staff, deve avergli indorato più del dovuto la pillola amara di farlo in un club senza le strutture e all’organizzazione a cui era abituato al Milan, alla Juventus, poi al Psg, al Chelsea, al Real Madrid fino al Bayern, accettando di farlo insieme a questo presidente visionario che possiede una società di calcio senza alcuna struttura impiantistica e dirigenziale. Ad Ancelotti questa deve essergli sembrata l’unica vera sfida veramente stimolante, come quei grandi medici di frontiera che vanno ad esercitare la professione nel sud del mondo senza grandi strutture e attrezzature a salvare esseri umani in condizioni non proprio agevoli, perchè per Ancelotti riandare in uno dei soliti grandi club inglesi, tipo Arsenal o Tottenham piùttosto che andare ad arricchirsi noiosamente in Cina era preferibile farlo nella città e il club più atipici che ci sono nel mondo del calcio, sia per l’isteria ambientale e sia farlo in un club professionistico come nessun altro fra i grandi club, perché e forse l’unico fra tanti che non possiede uno straccio di struttura societaria, neanche una sede, che non ha altre figure dirigenziali di un certo spessore che possano coadiuvarlo oltre al presidente e lui stesso , perchè le altre figure esistenti servono solo a fare da portavoce, gli esecutori di ordini e talvolta fare persino da facchini e body guard. Un grande allenatore è come un grande pilota di formula 1, per andare al massimo a cui è abituato ad andare deve sempre scegliere la migliore scuderia, la migliore macchina, la migliore organizzazione, lo staff più performante. Hamilton deve correre in Mercedes, se dovesse cambiare deve andare alla Ferrari, ma non può di certo partecipare per vincere andando in una scuderia di go kart con uno staff di onesti meccanici, piuttosto che con ingegneri costruttori di macchine. E’ molto semplice, quello che sta capitando ad Ancelotti a Napoli, ed è quello che capitò ad un altro grande manager come Benitez che sbaglò a venire a Napoli alla corte di un presidente che prima ti mette sull’altare e poi ti scatena stampa e tifosi contro ala prima crisi, per mascherare le sue malefatte. Giardiola al City, che non è di certo il Napoli, guadagna 30 milioni l’anno, ha un club che funziona come un orologio svizzero, strutture, grandi calciatori e sta a 11 punti dal Liverpool eppure nessuno lo mette in discussione, sicuramente finirà l’anno e poi ognuno per la sua strada, ma nessuno si sognerà mai di distruggere una stagione mettendolo in discussione ferocemente come si sta facendo con Ancelotti da noi. Il problema del Napoli non è mai stato il settore tecnico di allenatori e calciatori che si sono succeduti, perchè entrambe le categorie, ha sempre dato più di quanto potessero, esclusi Ventura e Donadoni che hanno avuto troppo poco tempo per dimostrarlo, ma il resto tutti si sono comportati al di là di ogni limite sia di squadra che di club. Oggi, discutere gente come Mertens e Callejon che si sono sempre comportati in modo esemplare ed offenderli e pensare di epurarli quando il primo sta per diventare il più grande goleador della storia del Napoli e il secondo che con centinaia di presenze consecutive in squadra ha contribuito in modo significativo ai risultati degli ultimi cinque anni del club, è veramente una follia. Il vero problema del Napoli, mascherato dai buonissimi risultati di squadra e tecnici avvicendatisi, ottenuti sia per bravura, abnegazione dei protagonisti ma soprattutto da una discreta fortuna, come dicevamo, hanno nascosto o mitigato i grandi limiti di un club gestito alla vecchia maniera della ditta individuale a conduzione patriarcale e quindi familiare. Perchè difficilmente un club a questi livelli possa distinguersi dagli altri, vincendo senza alcuna organizzazione e struttura. Il Napoli oggi è un club dai concetti moderni millantati dal suo proprietario, ma dalle strutture e l’organizzazione vecchia dei club di calcio anni 80 mentre tutti gli altri oggi sono quotati in borsa, si strutturano, hanno settore giovanile e fanno grandi investimenti. Non si fa industria senza avere i capannoni o strutture moderne per fabbricare i prodotti… Non si fa industria senza fare investimenti, basandosi esclusivamente sul piccolo o grande commercio al mercato, comprando e vendendo tanto per mercanteggiare e fare profitto. Ancelotti come Benitez, avrebbe dovuto capire che non sarebbe andato a fare il capitano o il manager coach di un’industria calcio come gliene sono capitatate in passato, e oggi si ritrova a fronteggiare una crisi che sta solo contribuendo a rovinare la sua immagine di grande allenatore pluridecorato al mondo, E di essere indicato come il principale responsabile di una crisi soprattutto a causa di altri, stretto così come è fra il proprietario del club e la squadra da un lato, poi la stampa e i tifosi dall’altro. Difficile che ne fuoriesca indenne. Non gli resta che tentare l’impossibile obiettivo di arrivare più avanti possibile in Champions e vincere almeno una coppa Italia, qualora resistesse a non essere stritolato nell’isteria generale. Conosciamo il mondo del calcio e sappiamo che in questi casi vi è bisogno di trovare il solito capro espiatorio nella figura del tecnico e salvare i calciatori o il più colpevole di tutti qindi il proprietario del Club, Aurelio De Laurentiis, quello che finora ha fatto più danni con i suoi deliri dittatoriali a mezzo stampa con tutto il codazzo dei suoi cortigiani a proteggerlo da ingrati calciatori e tecnici pluridecorati improvvisamente rincoglioniti i cui curriculum devono esserseli scritti loro al computer perché nessuno gli riconosce più quelle qualità.Tutto questo è molto triste e squallido per quanto fuorviante, ma questa è l’immagine, il ritratto più fedele di questo casino che arriva da Napoli e Castelvolturno, passando per Roma.

Pippo Trio

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