Ancelotti ha sbagliato, un grande tecnico non si declassa mai ad allenare in un club minore…
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De Laurentiis, Ancelotti, calciatori, giornalisti e tifosi, tutti sull’orlo di una crisi di nervi…

Tutti contro tutti, ormai il Napoli inteso come club, presidente, allenatore, squadra, tifosi vivono tutte le contraddizioni e l’incapacità di un personaggio come De Laurentiis di essere a capo di una società di calcio, che con i suoi metodi dittatoriali ha provocato una crisi da cui difficilmente se ne uscirà fuori. Una crisi ormai talmente evidente che rischierà di far precipitare anche la più che concreta possibilità di andare avanti in Champions, mandando in malora già prima di natale tutta la stagione. In questa situazione chi più di ogni altro ci sta sguazzando per dovere di cronaca, ma anche per sfruttare i vantaggi populistici dell’opinione sommaria, sono soprattutto i giornalisti che vanno a nozze quando c’è da pescare nel torbido e aumentare lettori e ascolti. In questo gioco al massacro il più responsible è sicuramente De Laurentiis che grazie ai suoi progetti soprattutto economici più che quelli gestionali e tecnici, conditi da un autoritarismo che non ricordiamo nemmeno nel calcio anni 80′ con presidenti tipo Anconetani, Sibilia, Costantino Rozzi, a differenza che quei vecchi presidenti di una volta tenevano più all’aspetto sportivo che non a quello economico come invece per De Laurentiis che ha cominciato a sbroccare di brutto contro i calciatori, non tanto perchè tenesse a vincere lo scudetto o dovesse raggiungere un obiettivo sportivo, che non fosse veder sfuggire la zona Champions che solitamente gli frutta una sessantina di milioni all’anno, oltre a tutti gli altri benefit in temini di visibilità e appeal sponsoristico. Inoltre, il presidente paventando una stagione di vacche magre ha subito chiarito al suo solito modo volgare, che non ci saranno rinnovi di contratto al rialzo per chi è in scadenza e che qualcuno fra i pezzi pregiati a fronte di un’offerta consona potrà tranquillamente partire. Insomma il miglior modo per accendere più micce nello spogliatoio in attesa di deflagrare, e con l’imposizione del ritiro, provocando naturalmente le reazioni scomposte soprattutto della squadra e contemporaneamente delegittimando un grande allenatore come Ancelotti a cui è stata data una macchina scassata piena di pezzi mancanti o malfunzionanti, infine riducendolo e mortificandolo ad una gogna mediatica che non merita, non fosse altro perché Ancelotti è stato sempre fedele alla società e ridurlo ormai ad unico capro espiatorio e averlo sovraesposto suo malgrado al pubblico ludibrio di tutti, quindi di squadra, tifosi e critica è veramente ingiusto. Eh già, proprio la stampa e gli opinionisti, che pur non facendo mai testo a livello tecnico e gestionale vista la diffusa incompetenza e le loro opinioni cangianti come il vento non incidono mai più di tanto. Gli stessi giornalisti incidono però moltissimo quando c’è da spargere benzina sul fuoco di un ambiente già infiammato di suo, blandendo ed istigando il mondo del tifo al solo scopo di trarre i massimi vantaggi in termini di audience e visibilità personale. La costruttività in situazioni del genere più che altro diventa un ossimoro, sembra che a nessuno di tutte le parti coinvolte interessi una pacificazione ed è incredibile visti gli interessi in ballo. Ma nonostante tutti ci perdessero è veramente masochistica questa autodistruzione di massa in cerca dei colpevoli da condannare invece che individuare cause, rimedi e responsabilità ma soprattutto di chi deve assumersele. Eppure è tutto molto chiaro che le cause di questa progressiva crisi partono da lontano dal mercato di gennaio scorso e la partenza di Hamsik via via fino ad agosto e a questo epilogo provocato ad arte per mascherare le responsabilità di un presidente sempre molto solerte a cambiare progetto tecnico se non combacia con il suo progetto economico. Diversamente non si spiegherebbe che sistematicamente ad ogni fine ciclo provoca il corto circuito fra lui e i tecnici e calciatori che si sono succeduti. Ormai è una costante che ogni ciclo di questa società debba concludersi con il licenziamento o la fuga del tecnico di turno e l’epurazione o la cessione dei calciatori simbolo massimizzando i guadagni anche nei momenti di crisi fra risparmi di ingaggi e cessioni a plusvalenze. È successo con tutti, da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri e ora con Ancelotti, come pure da Cavani a Lavezzi, da Higuain a Reina, da Hamsik e Albiol e prossimamente con Mertens e Callejon e chissà chi altri. Ma prima di arrivare a tutto questo vi erano già i sintomi che prima o poi sarebbe arrivata la crisi definitiva, e sarebbe un suicidio collettivo quello in cui ognuno accusa l’altro senza porsi il problema di rimediare agli effettivi errori. Cosa si potrebbe fare per tentare di risistemare tutto? A nostro modestoavviso intanto sarebbe fondamentale che le parti si riavvicinassero concretamente, perchè continuare con ritiri punitivi in cui ognuo si chiude in se stesso, oppure organizzare queste riunioni che lasciano il tempo che trovano perchè a tutto servono tranne che a pacificare , visto che finora sono servite solo per esacrbare ancora di più gli animi,rimproverare o ribadire le posizioni di ognuno, mentre invece occorrerebbe un mea culpa generale, una comunicazione meno criptica, che si presta sempre a mille interpretazioni, e ripartire con calma e serenità, perchè c’è ancora tutta una stagione in gioco. Poi, se invece a qualcuno interessa rompere definitivamente il giocattolo perchè non gli conviene più giocare e allora è un altro discorso, e in quel caso non può che arrivare solennemente il punto di non ritorno per chiunque dei protagonisti. Che se ne assumano le responsabilità del caso, perchè chi è esterno alle questioni nulla può, al massimo potrà contribuire alla confusione pilotata ognuno secondo i propri interessi e null’altro che possa salvaguardare squadra e tifosi, gli uni perchè andranno via e non saranno più problemi loro, e i tifosi perchè poi saranno gli unici come sempre, a dover soffrire le conseguenze, che peraltro a loro volta, sfogando le loro frustrazioni hanno provocato, in questo gioco al massacro.

Pippo Trio

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