ITALIA DAL BASSO (di Sergio Marrama) La crisi economica, la patologia del panico e la ludopatia
Dicembre 5, 2019
Ilva: il governo, Mittal e la verità scomoda
Dicembre 6, 2019

L’opera rock: i ‘clandestini’ di “Notre Dame de Paris” tornano a Napoli

Notre Dame de Paris, il musical campione di incassi scritto da Luc Plamondon con le musiche di Riccardo Cocciante fa ritorno a Napoli con 6 date al Teatro Palapartenope, dal 3 all’8 dicembre. La tournée, con il cast originale, e i protagonisti Giò di Tonno e Elhaida Dani, toccherà molte delle città italiane.

di Silvia Letizia Piscopo

Opera rock, ma anche importantissima critica sociale: Notre Dame de Paris è un evento che ormai da 20 anni continua a scuotere il pubblico, non solo per la sua colossale produzione, le massive scenografie gotiche e la sensibilità degli intrecci, ma anche e soprattutto per la passionalità dei temi che lo spettacolo abbraccia, sempre attuali: il ruolo dell’escluso, relegato alle porte della città, la fede, l’evoluzione culturale, l’amore carnale e quello spirituale, la poesia e l’arte.

L’opera ci trasporta da un tempo lontano in cui le cattedrali si ergevano forti e incrollabili fino alla rivoluzione rinascimentale, il passaggio di testimone di un’epoca in cui Dio vegliava attentamente sull’umanità a un’altra, dove l’uomo diventa attore dei propri tempi, con l’invenzione della stampa, la scoperta dell’America, e il fatale passaggio dalla pietra delle cattedrali alla carta.

In questo scenario vediamo portate in vita le storie di Esmeralda, del gobbo Quasimodo, del crudele arcidiacono di Notre Dame Frollo e della corte dei Miracoli, regno di zingari e clandestini, furiosi nella lotta di autodeterminazione allo scopo di diventare cittadini di Parigi a tutti gli effetti.

Non si può assistere a uno spettacolo simile senza riflettere su quanto le grandi opere letterarie (in questo caso l’omonimo romanzo di Victor Hugo, anno 1482) conservano in sé un’eredità universale che non si estingue mai.  Sono passati 200 anni dalla scrittura del romanzo, ma l’opera vive e freme ancora, anche grazie a produzioni del genere.

Forse il successo del musical Notre Dame de Paris non è unicamente dettato dall’assoluta bellezza delle sue musiche e dalla perfezione (oseremmo dire) della messa in scena, ma anche e soprattutto dalla forza con la quale scuote il pubblico, e dalla speranza – nonostante il martirio drammatico dei suoi personaggi – che l’opera instilla: la speranza che i valori intrinsechi al musical siano quelli in cui in fondo l’umanità crede.

La domanda che risuona forte nel teatro è quella del secondo atto, quando il capo dei clandestini Clopin Trouillefou, prima di sacrificarsi per la sua causa, chiede al pubblico e a se stesso “Come fare un mondo dove non c’è più l’escluso? Come fare un mondo senza povertà e frontiere?”

È anche per questa sua passionale importanza sociale che Notre Dame de Paris è certamente “una storia che ha per luogo Parigi nell’anno del signore 1482”, come canta il poeta Gringoire, ma è anche una storia che ha per luogo oggi e qui, da sempre, e per sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *