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Reddito di cittadinanza, flop occupati e stop al piano Parisi che costa troppo: il prof pronto a lasciare

Reddito di cittadinanza, niente dati sull’avviamento al lavoro dei beneficiari. Quello che si sa, è che le prime erogazioni del sussidio sono partite a maggio e che in alcune regioni, soprattutto al sud, non sono ancora terminati i colloqui per la sottoscrizione dei patti per il lavoro.

di Peppe Papa

Reddito di cittadinanza, niente dati sull’avviamento al lavoro dei beneficiari. Quello che si sa, è che le prime erogazioni del sussidio sono partite a maggio e che in alcune regioni, soprattutto al sud, non sono ancora terminati i colloqui per la sottoscrizione dei patti per il lavoro. Nel frattempo prosegue la inquietante querelle sulla piattaforma informatica di incrocio tra domanda e offerta, di cui dovrebbe già essersi dotata l’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) e che invece non decolla, perché la ‘app americana’ promossa dal presidente Mimmo Parisi e di sua proprietà, è stata bloccata dal cda della stessa agenzia.

In alto mare, insomma, benché finora siano stati spesi oltre tre miliardi per l’erogazione del contributo a famiglie e pensionati, pari a circa 2milioni e mezzo di persone, con un importo oscillante tra i 554 euro in Campania e i 366 nel Trentino. Senza che di posti di lavoro si sia vista l’ombra.

Secondo il ‘Messaggero’, facendo riferimento a fondi sindacali, fino a inizio dicembre non sarebbero stati più di mille gli occupati, dato smentito però da Parisi che al ‘Fatto Quotidiano’ ha parlato invece di 18mila senza altresì citare alcuna fonte di riferimento consultabile. E proprio per dirimere la questione era stata convocata una conferenza stampa, che doveva tenersi questa mattina, poi saltata per lo stop improvviso imposto dal ministero del Lavoro di cui se ne ignorano i motivi.

Una decisione probabilmente figlia della confusione in cui è precipitata la vicenda, conseguente alla fine del precedente governo giallo-verde e l’avvio di quello attuale giallo-rosso con l’addio forzato di Luigi Di Maio al Dicastero di via Veneto, principale sponsor del professore italo americano ideatore del modello di piattaforma da lui stesso messo a punto e venduto, che “brillantemente” aveva funzionato nel Mississipi.

Questione, quella della app “Italy Works” del professor Parisi – il software che dovrebbe far girare il sistema – su cui si è impantanato l’intero meccanismo del reddito di cittadinanza, un affare sfumato che, a prescindere della bontà del provvedimento di cui non si vedono ancora i risultati e chissà mai se ci saranno, potrebbe mettere la parola fine all’avventura che prometteva di sconfiggere per sempre la povertà nel nostro Paese.

Tutto è precipitato quando, una consulenza richiesta dal cda di Anpal alla società Ernst & Young per verificare costi e progetto presentati da Parisi, ha rilevato che la stessa cosa si sarebbe potuta sviluppare sulla piattaforma dell’Agenzia già esistente, spendendo meno di un milione di euro a fronte dei 25 necessari per quello del presidente.

Tanti soldi risparmiati che hanno fatto saltare dalla sedia la stessa neo ministra del Lavoro, pure lei Cinque Stelle, Nunzia Catalfo che si è precipitata con il suo staff negli uffici di Anpal per verificare di persona la funzionalità del sistema informatico attualmente in uso.

Per Parisi, dunque, sembra si metta male. Se il suo piano venisse definitivamente bocciato, non gli resterebbe altro da fare che preparare i bagagli e tornarsene a casa, dove pare che l’aspettativa chiesta alla Mississippi State University termini il prossimo febbraio. Troppo poco tempo, per come procedono le cose politiche in Italia, per prendere una decisione che riguarda il proprio futuro. Allora bye bye, come non detto, sarà per la prossima volta. Di sicuro nessun lo rimpiangerà.

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