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Altro che De Laurentiis, i grandi presidenti sono Lotito, Percassi e Vigorito

Nel mondo del calcio mediatico spesso si parla a sproposito, girano maree di bufale, leggende metropolitane, basta che uno racconta una favola e tutti a ripeterla all’infinito, una delle quali è stata raccontata sul presidente del Napoli, eletto sin da 16 anni fa a salvatore della patria, quando invece nulla fece in quella torrida estate del 2004 per salvare il vecchio Napoli dal fallimento, bensì ne aspettó la morte, al contrario di altri neo presidenti, uno su tutti Lotito, che subentrando a Cragnotti rilevo il club romano accollandosi più di 200 milioni di debiti. Per anni e ancora oggi a Napoli e non solo gira questa leggenda metropolitana su De Laurentiis come il più grande presidente della storia del Napoli, raccontando a tal proposito la falsità più macroscopica che si potesse raccontare in un mondo come quello del calcio già così pregno di bugie, ma questa ha raggiunto limiti intollerabili data l’evidenza dei fatti. Si è raccontato romanzando di un personaggio visionario che ha cominciato senza avere nemmeno magliette e palloni, a nostro avviso colpevolmente, perché chiunque volesse intraprendere anche solo partecipando ad un torneo Intersociale ma anche di quartiere, la prima cosa che farebbe è acquistare le magliette palloni e si preoccuperebbe di affittare un campo per allenarsi. De Laurentiis con la sua nuova Napoli soccer, che a detta sua avrebbe potuto chiamare anche Campania o con altri nomi, non solo non fosse dotato di magliette e palloni ma neanche intendeva pagare per l’affitto di un campo per allenarsi e neanche per giocare. Praticamente il suo Napoli girovagava per la provincia in cerca di spazi e campi di gioco che lo avrebbero ospitato a gratis, stesso discorso anche per lo stadio San Paolo che gli fu dato gratuitamente per tre anni dall’allora sindaco Iervolino e a seguire regolando il rapporto commerciale con una convenzione regalo. A De Laurentiis hanno praticamente consegnato uno dei club di calcio più importanti al mondo per poche decine di milioni, azzerato dai debiti e con un portafoglio clienti sicuro di alcuni milioni di tifosi sul territorio e altre decine sparsi per il mondo, il tutto senza alcuna difficoltà o bando di gara per accaparrarselo perché il club gli fu direttamente consegnato da Franco Carraro, allora potente dirigente della Federazione gioco calcio italiano. De Laurentiis nel corso degli anni e a quelle vantaggiosissime condizioni è inevitabilmente cresciuto, soprattutto grazie al grande bacino d’utenza che gli permetteva di accedere senza alcuno sforzo e impiego di capitali suoi, alle risorse economiche che i diritti televisivi elargivano per decine e decine di milioni ai club italiani di calcio più seguiti. Praticamente il Napoli senza far nulla di che, può contare ad ogni inizio stagione ed esercizio ad un incasso sicuro di circa settanta milioni di diritti Tv, una ventina fra abbonamenti e biglietti e una trentina fra sponsor e marketing. Praticamente solo perché si chiama Napoli il club può contare su un fatturato minimo di 150 milioni comr vera e propria rendita di chi ha ereditato d rilevato il club. Cioè, a De Laurentiis è bastato presentare 30 milioni di fidejussioni bancarie per impossessarsi di un club che mediamente incassa 150 milioni all’anno. Non c’è che dire, un grandissimo affare, soprattutto per uno come lui e la sua azienda di cinema ormai in crisi galoppante. Il Nspoli è stato indiscutibilmente la salvezza di De Laurentiis e della sua azienda familiare, e questa è una chiara ed inequivocabile verità.

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