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Emergenza climatica, le cozze salveranno il pianeta: ma Greta non lo sa

Dopo le Sardine, tocca alle cozze invadere le piazze e chiedere alla politica di non sporcare più il pianeta e  di mettere al bando la fabbricazione delle armi di distruzione di massa.

di Gennaro Prisco

Le cozze del Mediterraneo salveranno i mari e con i mari salveranno il mondo insieme ai girasoli che assorbono la radioattività nucleare, mentre le sardine salveranno l’Italia e le orche l’America.

Le cozze nascondono nel Dna delle armi segrete per resistere ai cambiamenti climatici. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dall’Università di Chicago con il Laboratorio di oceanografia di Villafranca Marittima in Francia.

I ricercatori, i ‘Greta Tintin Thunberg’, gli eterni adolescenti con grandi sogni nel cervello, hanno affermato che le cozze sottoposte a delle varianti genetiche permetterebbero ai molluschi di resistere all’acidificazione dei mari, dovuta all’assorbimento dell’anidride carbonica immessa in atmosfera dalle attività umane.

Che fossero delle gustose variabili genetiche i napoletani lo sapevano già, ed hanno difeso i pulitori del mare che assorbono merda, la scompongono, l’assorbono per poi presentarsi al tavolo cruda, impepata, gratinata.

Anche quando su Palazzo San Giacomo, sede del Municipio, sventolava la bandiera gialla dell’epidemia e il colera mieteva vittime nelle strade della città, i napoletani non credettero affatto che la colpa fosse della cozza, agosto 1973.

Napoli era in ginocchio. E dato che le epidemie nascono nel putrido sociale, la colpa fu data al cibo dei poveri. I pescatori si indignarono assai e per dimostrare l’innocenza del mollusco, si fecero fotografare mentre le mangiavano crude, con tutto il piacere che può provocare la vulva.

Le autorità dovettero correre ai ripari velocemente e per non smentirsi, da italiani veri, diedero la colpa ad una partita di cozze proveniente dalla Tunisia.

Eh sì, non è moderno il verbo leghista della colpa che è di qualcun altro. E’ un nostro modo di essere, gli scienziati di Chicago dovrebbero introdurre delle variabili genetiche nel nostro modo di pensare. E chissà, forse, un giorno, la maggioranza degli italiani si schiererà con le cozze del golfo di Napoli e con quelle che crescono nel mare tunisino.

La cozza con la variabile genetica digerisce gli acidi. I ricercatori hanno pescato, nelle acque della Costa Azzurra, diversi esemplari di mitile e poi li hanno incrociati per ottenere un milione di larve dotate di un’importante variabile genetica.

I risultati ottenuti hanno dimostrano che i molluschi allevati in acque più acide sviluppano gusci più piccoli, ma conservano lo stesso tasso di sopravvivenza delle cozze cresciute in acque normali. Ciò che cambia è il loro Dna. Le cozze cresciute in condizioni ambientali estreme hanno determinano una selezione delle varianti genetiche capaci di aumentare la resistenza all’acidificazione.

Questa è una buona notizia. Adesso ci aspettiamo che le cozze, oltre all’acidificazione delle acque, possano fronteggiare anche le variazioni della salinità e della temperatura.

Dopo le Sardine, tocca alle cozze invadere le piazze e chiedere alla politica di non sporcare più il pianeta e mettere al bando la fabbricazione delle armi di distruzione di massa.

La cozza non si lega.

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