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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Italia in crisi, fine anno senza ‘botti’: per uno shock ‘cercasi’ Politica

Indici Istat, indagine Censis e valori esposti da Confindustria delineano il bilancio deficitario dell’anno appena trascorso con la previsione di un 2020 che si prefigura ancora più incerto sia sul piano economico che politico. Intanto il Mezzogiorno rimane più isolato e incrementa il preesistente divario dal resto del Paese.

di Gaetano Piscopo

“L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va …….”, come non parafrasare il testo della canzone “L’anno che verrà” di Lucio Dalla per descrivere il momento.

Un anno fa di questi giorni il governo giallo-verde approvava la Finanziaria per il 2019 con l’introduzione di elementi di discontinuità con i precedenti esecutivi. L’istituzione di reddito di cittadinanza e quota 100 dovevano rappresentare la sconfitta della povertà che fu annunciata con grande enfasi dai balconi del palazzo di governo. Ma queste scelte, avventate e senza il supporto di una reale capacità di spesa, non hanno invertito il trend dei maggiori indicatori economici e occupazionali e le provviste disposte hanno principalmente incrementato il già pesante debito pubblico.

Dopo la crisi del solleone follemente aperta da Salvini il governo cambia intonazione di colore divenendo giallo-rosso e l’unico elemento di discontinuità è quello di ricercare risorse da disporre sulla nuova finanziaria per riparare i precedenti danni.

La sintesi di questo governo è sempre Conte che ha messo in mostra tutte le sue doti camaleontiche. I precedenti provvedimenti prima tanto contestati dai nuovi azionisti dell’attuale compagine di governo, rimangono saldamente in vigore per imposizione dei grillini.

In pratica sul piano politico si registra il dato che chi ha diffuso l’illusione di poter superare il disagio economico interno scaricandolo sulla comunità europea, viene ancora premiato in termini di consenso. Mentre alla guida del Paese rimangono entità diverse che vengono costantemente messe alle strette da un processo di frammentazione e da distinguo politici che non producono certo il gradimento dell’elettorato.

Insomma l’anno appena trascorso è stato caratterizzato in gergo astrologico da una “Cattiva Posizione”, cioè in una posizione avversa e contraria alla natura del Paese.

Tutti gli analisti annunciano l’approssimarsi di un nuovo periodo di crisi congiunturale internazionale e la domanda sorge spontanea: con quali mezzi l’Italia affronterà una nuova fase di difficoltà economica?    

I dati pubblicati dall’Istat sono il termometro del difficile momento. Nei primi dieci mesi del 2019 è proseguita la fase di debolezza dell’economia italiana iniziata nel 2018. Il prodotto interno lordo, i valori di esportazione, la spesa delle famiglie, la contrazione dei consumi e dei redditi, la dinamica dei prezzi al consumo, i livelli occupazionali hanno registrato valori negativi e comunque in ribasso rispetto alle tendenze rilevate fino alla fine del 2017. Il quadro inflazionistico complessivo rimane moderato e tra gli operatori si delinea una crescente preoccupazione sulle prospettive.

Ancor peggio è messa l’economia del Sud del Paese, secondo un Check-up fatto da Confindustria-SRM il Mezzogiorno rischia una spirale recessiva visto che dopo un quadriennio di crescita l’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale torna a calare registrando ad oggi ben 30 punti al di sotto dei livelli pre-crisi.

Non basta leggere il PIL a – 0,2 secondo Svimez, per descrivere la recessione in atto. Il clima di stagnazione è accentuato dalle crisi industriali in atto, da un calo significativo degli investimenti attestati a un -32,3% rispetto al periodo precedente alla crisi, da un clima di generale sfiducia delle imprese che determina il blocco della nascita di nuove iniziative e da un significativo ulteriore calo dell’export -2,8%.

Sul piano occupazionale sono stati azzerati tutti i piccoli segnali di ripresa e ancor peggio chi è stato beneficiato dal reddito di cittadinanza non è certo invogliato a cercare un’occupazione già di per sé difficile.

Aumentano le ore di cassa integrazione, diminuiscono sensibilmente le ore effettive di lavoro per gli occupati, sono in calo tutti i dati relativi alla piccola industria e all’artigianato, mentre permane l’emergenza dell’occupazione giovanile in un’area dove lavora 1 giovane su 4 e per i più fortunati si profila l’unica possibilità, quella di emigrare.

Unico dato in controtendenza nel sud è l’export turistico con un incremento dell’1,8% della spesa dei viaggiatori stranieri. Un miracolo se rapportato al mancato intervento di innovazione delle infrastrutture, dei servizi, della logistica e dell’accoglienza.

La situazione è tale da riproporre ancora con più vigore la necessità di misurarsi con la secolare “Questione Meridionale”. Cioè la risoluzione degli antichi divari economici, infrastrutturali, occupazionali, sociali e culturali come unica possibilità di risollevare le sorti dell’intero Paese.

Per mettere mano a scelte radicali che abbiano il vero effetto Shock per la Nazione c’è bisogno innanzitutto di ridare alla politica una centralità persa. Persa per errori dei partiti stessi e per smanie movimentiste.

Bisogna uscire dalla perenne campagna elettorale fatta di facili promesse e da illusorie soluzioni che non tengono conto delle effettive possibilità di un bilancio dello Stato. Ma, soprattutto, c’è bisogno di semplificare un quadro politico fin troppo confusionario e poco identitario.

L’anno che verrà? Per il momento il cielo è pieno di nubi scure, non cii resta che sperare nella divina provvidenza.

1 Comment

  1. Mariano Sorvillo ha detto:

    Nessuno ha voglia di rimboccarsi le maniche, presi da uno sconforto depressivo che affloscia le buone volontà ed irride alle buone soluzioni,mentre i vampiri finanziari speculano sulle disgrazie altrui. Uno Stato che da molti anni ha dismesso non solo le attività sane ma ha abbandonato i settori costituzionalmente rilevanti. Sistema bancario in crisi di identità, che ha privilegiato la finanza speculativa dussanguando se stesso e l’intera economia. Un sistema politico autobruciante e che nella rigenerazione si è smarrito se non peggiorato. Uno sfascio totale. Purtroppo ci siamo sovradimensionati come paese, ed adesso come ricetta qualcuno vorrebbe amputare il paese. Parafrasando, mi pare Toto’, ” se tutto va bene siamo rovinati “. Saluti

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