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E’ finito il ciclo di De Laurentiis, non quello del Napoli!

Come a Torino per Cairo e a Roma per Pallotta, presumibilmente anche a Napoli sembra finito il ciclo di De Laurentiis. Di certo non è finito quello della squadra e del club, che come sempre hanno ampi margini di miglioramento se gestiti nel modo adeguato, con grande competenza e risorse economiche. A Napoli come già dimostrato sia con Ferlaino che ancor di più con De Laurentiis già basterebbero e avanzerebbero le risorse di autofinanziamento dei tifosi, visto il maggior bacino di utenza rispetto a quello del Torino e di altri, che consentono al club azzurro una maggiore provvidenza dai diritti televisivi. Del resto se un grande imprenditore dell’editoria come Cairo o un discreto capitalista come l’americano Pallotta si stiano per convincere di non essere in grado di potersi posizionare ai massimi livelli nel calcio italiano ed europeo, nonostante avessero alle spalle aziende più solide e capitali sicuramente più considerevoli rispetto a De Laurentiis in netto calo con la sua azienda di cinema, figuriamoci come il presidente del Napoli potesse reggere il confronto con le big potendo contare solo sulle risorse autofinaziate dei tifosi che in parte vanno nelle sue tasche o da quelle che riesce a raggranellare da quelle che elargisce il mondo del calcio grazie a sponsor e diritti . Se a Napoli, come del resto in Italia, escluse Juventus Inter e Milan, non si riesce a capire che per formare un grande club di calcio moderno ed essere competitivi nei tornei più prestigiosi prima ancora che investire in top player, bisognerebbe farlo almeno nelle strutture, nell’organizzazione e nei settori giovanili, diversamente, si rimarrà sempre al palo e doversi poi accontentare delle briciole. Chiaramente, tutte le componenti dell’organizzazione devono adeguarsi al modello europeo, e questo modello più di tutti è rappresentato dal movimento del calcio britannico, di gran lunga il migliore. ma anche quello spagnolo e tedesco che ormai sono almeno dieci anni avanti al nostro stile e modo di fare calcio, fermo ancora agli anni 80′, grazie ai quali ancora campiamo di rendita per i successi avuti dalla nazionale campione del mondo, al grande Milan, alla solita Juventus fino al triplete dell Inter di Mourinho, dopodiché non si riesce più a mettere una scopa nel vecchio continente. E ora che il calcio anche in Italia cambi, serve urgentemente una grande riforma sul modello europeo, a cominciare ad occuparsi di una legge per gli stadi, sulla sicurezza all’interno e all’esterno di queste strutture che devono essere moderinzzate e mettere mano ad una più equa ditribuzione delle risorse per consentire il rinnovamento e la competitività a tutti, per evitare i soliti monopoli politici ed economici a salvaguardare sempre e solo i club più grandi in ordine decrescente e in proporzione ai bacini d’utenza. Chiaramente tutto questo non basterebbe se tutto il movimento calcio anche dei campionati minori e quelli dei settori giovaìnili dino al femminile, in grande ascesa in Europa, non dovessero essere sviluppati parallelemente, sia per una più alta qualità del prodotto sportivo interno che per un maggior appeal mediatico e spettacolare del calcio espresso in confronto a quello più appetibiler di paesi come Inghilterra e Spagna su tutti. Questo sarebbe finalmente possibile solo se si cominciasse a imporre delle regole rigorose a tutto il sistema calcio italiano sia per evitare fallimenti economici del passato, sia per quelli sportivi del presente, perchè è evidente che se neanche la Juventus riesce ad acquistare i più grandi top player se non prenderli solo a fine carriera e non vincere in Europa pur essendo il club italianio più ricco, organizzato e strutturato alla pari con i maggiori club europei, vorrà dire che è proprio tutto il sistema italiano che non funziona, e non funziona a tal punto, che diventa controproducente per la stessa Juventus che lo domina da anni, visto che non riesce allo stesso modo di dominare in Europa. E allora tutto questo a chi serve, se neanche la Juventus in Europa riesce o ad accaparrarsi i futuri top player che preferiscono altri club e quindi non vincere mai la Champions? A chi giova avere un campionato monotematico che serve solo a distribuire le risorse dai diritti televisivi, che elargisce i suoi premi sempre alle solite e al massimo servire alla Juventus solo ed esclusivamente per rimpinguare la propria bacheca nazionale, vincendo campionati su campionati che non sono neanche allenanti per affrontare al meglio le big europee? Sarebbe ora che in Italia tutta l’organizzazione e anche i governi si rifletta sul prodotto del nostro calcio, che è pur sempre fra le maggiori industrie del paese, e a maggior ragione si rifletta a Napoli, dove non basta più un presidente come De Laurentiis, che pur è servito per ridare risalto ad un club che stava scomparendo nelle falde di un fallimento, ma che viste le sue politiche non basta più per assecondare la potenzialità e la crescita esponenziale che una piazza come Napoli, merita. Se presidenti come Cairo e Pallotta, e prima di loro i magnati Moratti e Berlusconi con le nuove logiche del calcio hanno capito che non potevano incidere più di tanto in regime di fair play finanziario, a maggior ragione devono capirlo ancor di più i De Laurentiis, i Preziosi e i Cellino. Il calcio non può essere utilizzato da questi personaggi solo per fare esclusivamente mercanteggio, ed a noi più di tutti ci interessa che lo capisca De Laurentiis che nonostante il buon lavoro fatto per riportare il Napoli nei posti che merita in Italia e in Europa, non ci sembra più in grado di poter sostenere il tenore di una vera e definitiva crescita del club azzurro, in parte, perchè colpevole di non aver nel recente passato saputo approfittare di questi anni di vuoto lasciato dai grandi club milanesi e romani che gli hanno consentito una maggiore partecipazione in Europa e quindi di approvvigionarsi alle risorse economiche della Champions e della sua vetrina, che gli ha consentito fior di plusvalenze, di raggiungere un certo appeal e notevoli fatturati, che però non sono stati reinvestiti per continuare la crescita del club strutturandolo, ma solo mantenendo quello status di medio o piccolo club che fa quel tanto di utili, che consente compatibilmente a lui un certo tenore di ricchezza e al club di galleggiare sempre ai margini della vetta finché gli sarà possibile. Ma Napoli ha potenziali molto più importanti che le laboriose e parsimoniose politiche imprenditoriali in stile totalitario di De Laurentiis. Ma non stiamo qui per indagare e fare le pulci al presidente del Napoli riguardo alla sua legittima attività imprenditoriale, magari lo faremo in un altro contesto e momento e neanche vogliano arrogarci il diritto su come gestire le sue finanze e proprietà, ma siamo qui per discutere di quale dovesse essere il posto del Napoli allì’interno del movimento calcistico italiano e mondiale. E’ ormai evidente come il sole a mezzoggiorno che in questa congiunzione del calcio europeo che va sempre più verso una Superlega dei più grandi clu del continente, che un personaggio come De Laurentiis, lo stesso Cairo e Pallotta non sono più adeguati per potervici ambire e far parte di quel gotha. Ma al contempo e all’interno stesso del calcio italiano, il Napoli non può rimanere eternamente dietro alla Juventus e di nuovo dietro a Inter e Milan se non Lazio e Roma e persino dietro ad Atalanta e Cagliari. dopo aver avuto la fortuna di potersi ricostruire senza l’assillo dei debiti e accedere alle maggiori risorse, se poi queste risorse non investite in tutta la struttura societaria. Aver fatturato centinaia di milioni, quasi 2 miliardi in sedici anni, non può essere servito a De Laurentiis solo ed esclusivamente per salvare le proprie attività imprenditoriali o ad arricchirsi, perché sarebbe stato un grande spreco. Perché aver avuto la possibilità e anche la fortuna di poter portare il Napoli in posizioni più adeguate, doveva servire di pari passo, con competenza e lungimiranza a strutturare il club, a investire nel settore giovanile, e magari anche a vincere qualcosa per aumentarne il prestigio, l’appeal mediatico, visto che se ne è avuta la grande opportunità vista la mediocre concorrenza che non fosse quella della Juventus. Ma se non si è riusciti a far questo, malgrado le grandi occasioni avute nel recente passato, oggi ci sembra addirittura impossibile vista la crescita esponenziale delle milanesi e anche di club minori come Lazio, Atalanta e persino del Cagliari che investono soprattutto nelle strutture e nei settori giovanili. Per non dire della crescita costante di altri club in Europa come Ajax, Lipsia, Salisburgo che dai vivai fondano tutte le loro fortune e successi quanto meno a livello nazionale. E allora è chiaro che adesso dopo un calo verticale delle prestazioni sportive del Napoli comunque legate a scellerate scelte societarie di mercato diventa faticoso se non quasi impossibile riportare il Napoli a certi fatturati e a certe posizioni senza avere altre risorse strutturali e organizzative alle spalle . È chiaro che un presidente come De Laurentiis per quanto attento al settore amministrativo, meno nel settore sportivo non basterà più, nonostante lo avesse acompagnato in questi sedici anni anche una buona dose di fortuna tipica del principiante, forse anche meritata per le grande capacità intuitiva di certe scelte , ma sicuramente non più adeguata alle esigenze di un club come il Napoli che merita di scrivere altre pagine importanti anche nella storia del calcio di pari passo a quelle sicuramente più importanti che la storia ha detto di questa antica metropoli fra le più suggestive e importasnti al mondo. Non si esaurirà mai il ciclo del Napoli, perchè Napoli come Roma è una citta eterna ed eterno deve essere anche il club di calcio che rappresenta la città. Ad oggi è solo finito inevitabilmente e inesorabilmente il ciclo di chi governa il club azzurro, come del resto sta finendo il ciclo di chi governa la stessa città e se si vuole migliorare la storia, ambedue i cicli vanno ormai considerati il passato seppure ancora attuali, e guardare al futuro con altre ambizioni, aspettative e speranze, perchè il mondo va avanti, anche quello del calcio e la vita continua senza alcuna possibilità di fermarsi. Oggi il Calcio Napoli è un club ormai fermo, che si crogiola ancora nelle sue logiche arcaiche del recente passato seppur discretamente positivo, ma che non hanno più modo di esistere. De Laurentiis avrebbe dovuto approfittare qualche anno fa delle indicazioni di un grande manager come Benitez che gli rifondò in pochi mesi la buonissima squadra “italiana” di Mazzarri e farla diventare più internazionale. Quello zoccolo duro di squadra messa su dallo spagnolo con alcuni campioni del Real Madrid come Higuain ed Albiol , del Liverpool con Reina e con qualche giovane talento individuato in Europa e in Italia come Ghoulam, Mertens, Koulibaly, Jorginho, pur avendo realizzato buoni risulatati sportivi , fino ad oggi quella squadra non è mai stata completata, sia nel periodo di Benitez, che l’aveva ricostruita e internazionalizzata, che in quello di Sarri che non ha saputo integrarla con altri campioni o anche da Ancelotti a cui è stata imposta sempre la solita linea aziendalista che ha penalizzato solo l’allenatore come allora con Benitez. Tutto ciò ha fatto si che oggi il Napoli non solo ha lasciato per strada, cedendo ad altri alcuni pilastri di quella squadra di Benitez, quindi i vari Higuain, Reina, Jorginho, Hamsik, Albiol, ma non ha nemmeno saputo sostituirli al meglio, quando invece agli stessi avrebbe dovuto affiancare almeno altri due o tre campioni invece delle miraidi di acquisti di giocatori di medio e basso livello utili solo alle solite logiche mercantili. Non aver approfittato di aver ingaggiato due fra i più grandi allenatori e manager del calcio mondiale, presi solo come specchietto per le allodole, invece di assecondarne le richieste su calciatori da prendere, oppure come consigliava Benitez di pianificare un business plan e un progetto che almeno prevedesse il miglioranento delle strutture e investire maggiori risorse nel settore giovanile, è risultato oltremodo penalizzante. Se solo si avesse dato maggior tempo al lavoro di Benitez avrebbe consentito a questa squadra quasi sicuramente di continuare a vincere qualcosa, così come del resto con il tecnico spagnolo si era già fatto, ma contempoiraneamente far crescere il club sia nelle strutture che nell’immagine e l’appeal internazionale visti i uonissimi risultati in Europa. purtroppo però anche oggi si è persa un’altra occasione per crescere esonerasndo Ancelotti che malgrado un periodio negativo non di cerrto per sue responsabilità esclusive, sarebbe sicuramente più in grado di ricostruire la squadra e migliorare il club, che non Gattuso, senza nulla togliere, ma che è sicuramente meno esperto e capace a 360° di poter incidere come avrebbero potuto fare sia Benitez che Ancelotti. Ormai serve a poco piangere sul latte versato, ma siamo fraginevolmente consapevoli che la svolta, quale che sia ci sarà comunque, e sta non solo a De Laurentiis coglierne il momento, ma a tutto l’ambiente azzurro, quindi i calciatori, i tifosi e i giornalisti, per far si che finalmente si traducessero in realtà quelle che sono da sempre le aspettative e il destino che un club come il Napoli merita avere. Se non si cogliesse l’attimo fuggente adesso, nel nuovo anno, che il ciclo De Laurentiis più che del Napoli si sia esaurito, e allora non ci resta che aspettare più pericolosamente che sia il destino a stesso a decretarlo, e statene certi, sarà inevitabile e inesorabile con gran de incertezza sugli effetti collaterali che provocherà!

Pippo Trio

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