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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Prova da leader per Renzi: fare di ‘Italia viva’ un vero partito

Il fallimento del sistema maggioritario ha prodotto da una parte il continuo frammentarsi della rappresentazione politica dall’altra la tendenza a sviluppare dibattito e proposizione solo con i social. I partiti liquidi spesso assenti sui territori non aiutano a formare una nuova classe dirigente. Un banco di prova fondamentale per l’ambizione di ‘Italia viva’ di rappresentare il riformismo liberale.

di Gaetano Piscopo

A partire da Tangentopoli i partiti hanno sempre più perso il loro legame diretto con l’elettorato.

Certo il clima di criminalizzazione delle forze politiche è stato terreno fertile per la nascita e la crescita di movimenti che spesso sono attraversati da populismi che mascherano il più pericoloso qualunquismo. Gli stessi movimenti che una volta al potere si snaturano misurandosi con la realpolitik.

È stato cosi negli anni novanta con Forza Italia che doveva fare la rivoluzione liberale, è così oggi con il Movimento 5 Stelle che doveva scardinare e sostituire le incrostazioni del vecchio sistema politico.  

A mettere in discussione il ruolo e l’esistenza dei partiti è stato anche il prevalere di nuovi protagonismi.

Il sistema giudiziario, i giornalisti e gli opinionisti cercano sempre più di sostituirsi alla democrazia parlamentare e alla rappresentanza politica orientando e condizionando gli umori dei cittadini partendo dalle loro rabbie e delusioni e spesso alimentandole ad arte.

Ovviamente il risultato è la crescita dell’astensione da una parte e dall’altra un fenomeno migratorio costante del consenso. Segnale di grande incertezza e azzeramento dei valori fondanti della democrazia partecipata.

Il referendum del 1993 sulla riforma elettorale, introducendo il maggioritario aveva semplificato il sistema delle alleanze con due poli che si confrontavano in una logica di alternanza. I correttivi successivi hanno creato una casta di nominati in liste bloccate che spesso non hanno avuto legami con l’elettorato di riferimento territoriale.

Le semplificazioni proposte nel referendum del 2016 non sono state colte e l’insuccesso di quelle proposta di riforma apre nuovi ed inesplorati percorsi. Lo scenario futuro dovrà essere fondato sul presidio delle diverse posizioni politiche sia sul piano nazionale che quello locale.

Da una parte la destra ha una rappresentazione sempre più sovranista con Lega e Fratelli di Italia arroccati su posizioni insistentemente più radicali e antieuropee. Dall’altra la sinistra preminentemente rappresentata dal Pd che ha lasciato la strada tracciata da Renzi di un partito moderato capace di più ampia attrattiva e che si pone l’obiettivo di allearsi anche sui territori con ciò che rimarrà del Movimento 5 Stelle.

Oltre queste due forze c’è uno spazio enorme non presidiato che attecchisce sia nell’area del non voto che in tutti i moderati che non sono oggi rappresentati.

Matteo Renzi con il lancio di Italia Viva ha avuto questa intuizione, ma oggi è alla vera prova di leader.

Per non vanificare la coraggiosa scelta Italia Viva ha diversi obblighi.

Prima di tutto scegliere una classe dirigente anche sui territori capace di essere punto di riferimento al di là delle ambizioni correntizie e di condizionamenti dei portatori di tessere e voti. In secondo luogo creare i luoghi fisici e concreti di confronto e di costruzione della progettualità politica. Le sedi locali, provinciali e regionali. Credo sia vitale per questo nuovo soggetto politico riattrarre alla militanza nuove energie per poter scegliere una rinnovata classe dirigente. Ma soprattutto con l’organizzazione del partito deve saper misurarsi sul piano elettorale ed essere presente nelle competizioni locali e regionali della prossima stagione.

Matteo Renzi deve fare ancora di più senza temere di perdere la sua acclarata leadership. Deve rendere contendibile il gruppo dirigente di Italia Viva a tutti coloro che pur rivedendosi nelle posizioni e nei contenuti di questo nuovo soggetto, possono sentirsi tagliati fuori da un gruppo monolitico e fidelizzato.

Il successo di Italia Viva dipenderà da una nuova capacità attrattiva e il gruppo dirigente dovrà essere capace di dialogare con una serie di forze e gruppi che si stanno moltiplicando in questo periodo.

Da quanti in Forza Italia non hanno più prospettiva di visibilità nella morsa di un’alleanza di centro destra a trazione sovranista, a quelli che nell’attuale Pd mal sopportano la svolta verso un riformismo socialista più marcato e identitario. Anche nella Lega ci sono piccoli distinguo e segnali di nervosismo tra i dirigenti più moderati che sono costretti a digerire il successo comunicativo ed elettorale di Salvini.

Senza dimenticare l’affollamento di gruppi che si richiamano a valori similari come +Europa di Emma Bonino, ‘Azione’ di Carlo Calenda e Matteo Richetti, ‘Voce libera’ della pasionaria di Forza Italia Mara Carfagna, ‘Fare’ dell’ex sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, ‘Italia in Comune’ del primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti.

Insomma, la vera scommessa per Italia viva non solo sarà quella di strutturarsi per presidiare i territori, ma anche quella di poter essere una vera attrazione di sintesi per il riformismo liberale.

4 Comments

  1. viotto antonio ha detto:

    …io un po’ temo la riproposizione di un partito “classico” alla pd, tanto per intendersi. probabilmente è più valida una via di mezzo tra lo strutturato e il leggero, mentre concordo con la necessità di gruppi dirigenti visibili e riconosciuti. Mi pare però che questo stia avvenendo spontaneamente anche se si deve procedere non solo per cooptazione. Nei territori le presenze ci sono e ciò che ci serve e’ alimentare continuamente l’elaborazione politica anche iniziando dai temi locali…

  2. Alda ha detto:

    Abbiamo uno statista che con tanto coraggio ci sta provando. Si il futuro del Paese è progressista, a Matteo Renzi l’onere e l’onore di rimettere in carreggiata un Paese che sta allo sbando!

  3. massimo ha detto:

    Sì, anche io credo che il nocciolo sia nella creazione di una nuova classe dirigente, pulita, preparata, motivata, combattente. Matteo Renzi ha già dato dimostrazione di saper individuare persone all’altezza e soprattutto ha avuto la grande intuizione di puntare sulla formazione politica per ricreare un grande appeal della Politica stessa, quella autentica. Il problema è però,secondo me , che lui deve uscire da una gabbia solipsistica, in cui, attenzione, GLI ALTRI, I SUOI AVVERSARI destra e sinistra , lo hanno voluto mettere. Il problema non è se Matteo sia un leader (ormai è fin troppo chiaro anche ai suoi nemici), il problema non è SE Egli abbia o no forza attrattiva (la ha), il problema è che altri personaggi, altre idee, ispirazioni e valutazioni si accostino a lui, MOTU PROPRIO, come effetto di una vera e propria rivoluzione culturale e politica. E’ questo che manca fortemente, in epoca ahimè di perdurante oscurantismo populista, : un terreno di crescita della nuova cultura liberale e riformista. Un’opera immane , che da solo Renzi non può fare , se a lui non si associa una poderosa ondata di rinnovamento della Politica TUTTA, e dello stesso paradigma fondante della Politica stessa.

  4. Gaetano Piscopo ha detto:

    Ha ragione Antonio, una riedizione di un partito come il PD che fa convivere culture e sensibilità diverse sarebbe follia. Ci vuole un partito comunque strutturato sui territori e allo stesso tempo moderno.
    Certo Alda, Renzi è oggi l’unico leader che ha il valore aggiunto per guidare un processo liberale e riformista.
    Come dice Massimo però questo è possibile se Matteo riesce a uscire da un isolamento politico e culturale ed allargare la sua cerchia a intellettuali e personaggi che sappiano contrastare il dilagare del populismo e del sovranismo

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