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Napoli, annata storta, ma il format “Adl style” non attrae più, servono nuovi compratori

Non è affatto vero che i cicli del Napoli di De Laurentiis si concludono ogni cinque anni, in realtà quello che sta per chiudersi è il primo ciclo durato 15 anni, il ciclo chiamato “dalla C alla Champions”, quello iniziato “senza magliette e palloni” griffato dal ” miglior presidente di tutti i Napoli della storia”. Sì, perchè è sbagliato credere che questa gestione pianifichi progetti quinquennali, ed è dimostrato dal fatto che quando si dovrebbe concludere un quinquennio si finisce quasi sempre con non completarlo mai con l’ultimo step, ma al contrario si fa di tutto per evitarlo. Ogni cinque anni si concludono gli step di crescita non i cicli, perchè in genere i progetti, i cicli si concludono o con la realizzazione completa del progetto oppure con il fallimento per non essersi realizzato. Possiamo ben dire che ad oggi il personalissimo progetto quindicinnale di De Laurentiis si è concluso definitivamente, con grandi successi economici e meno sportivi, anche se discretamente soddisfacnti. I quindici anni di gestione Filmauro si sufddividono in tre step, il primo step quinquennale è servito al presidente per portarlo dalla C alla Champions con tutti i relativi passaggi che si sono resi necessari per concluderlo, e una volta conclusosi con il ritorno in Serie A e l’approdo in Europa, il secondo step quinquennale prevedeva conquistare e rimanere stabilmente fra le prime quattro della Serie A e la conquista della remunerativa partecipazione in Champions Leagu, e per far questo, investire parte del fatturato soloed esclusivamente per allestire una squadra che in un campionato mediocre come lo sono stati negli ultimi dieci anni in Italia, garantisse questo posizionamento, senza mai farsi sfiorare l’idea,se non a chiacchiere di investire alcunchè in organizzazione, strutture, scouting e settore giovanile. Tali investimenti arebbero stati tutti costi che non avrebbero permesso a De Laurentiis di monetizzare i profitti da distribuirsi fra i membri del Consiglio di Amministrazione familare e mettere da parte quei tesoretti che puntualmente accantona giustificandoli a bilancio ogni anno come riserve di cassa, ma in realtà sono provviste per il futurodelladitta individuale, che in quesri anni ha preferito più diversificare un minimo di investimenti più in altri settori che non in quello del calcio che più gli ha fruttato. In quindici anni il Napoli versione Filmauro ha già fatturato mediamente almeno un miliardo e mezzo di euro, investendone poco più della metà per le spese di gestione tutto compreso qualcosa facendo qualche piccolo affare nell’immobliarecon l’acquisto di Palazzo Petrucci, altro nel parco ludico di Cinecittà World in società,nel settore della gelateria, del food e infine in un altro club del Sud decotto, il Bari fallito e ripartito con il figlio dalla Serie D sperando di clonare quello che si è fatto con il Napoli. Chiaramente tutto questo grazie al fatturato prodotto all’ombra del Vesuvio. Ma nonostante lacrescita economcica Il suo Napoli oggi come 15 anni fa quando lo prese, ancora non ha strutture, nessuna proprietà, tranne che quelle di calciatori a contratto, Quanto ai costi, paga per lo stadio e il centro sportivo ogni anno l’equivalente di un incasso medio di fra le circa trenta partite annuali che si giocano al San Paolo. Per rendere l’idea, il Napoli quando giocherà con il Barcellona incasserà per quella partita almeno 5 milioni, il cui unico incasso garantirà la copertura di sei anni di canone per lo stadio, praticamente a costo quasi zero. Però, non sarà un caso che ogni step quinquennale arrivato al massimo dello sforzo economico che De Laurentiis ritiene investire, si esaurisce puntualmente sul più bello, guarda caso quando il Napoli arriva ad un passo dallo scudetto e si rendessero necessari altri grandi investimenti per raggiungere il massimo obiettivo che qualsiasi grande club dovrebbe raggiungere di tanto in tanto. Tutto questo grazie al buon lavoro dei tecnici selezionati sempre fra imigliori del momento, per poi chiudere ognuno di questi step con la partenza dell’allenatore di turno e la cessione dei calciatori che più si sono distinti. E’ accaduto negli anni straordinari di Mazzarri, in cui si ottiene più volte la Champions, che si arriva addirittura secondi facendo immaginare che con qualche nuovo innesto a completare quella squadra già forte, per concludere meravigliosamente quel ciclo e invece prima Lavezzi, poi Cavani e infine lo stesso Mazzarri vanno via per azzerare quei costi che inevitiblmente sarebbero cresciuti sia come ingaggi per i tre protagonisti principali ormai arrivati al top, e per evitare ipotetici nuovi acquisti per migliorare la squadra per tentare di vincere. Allora via Mazzarri e prima ancora due dei ‘tre tenori’ protagonisti dell’exploit europeo ed ecco che il nuovo step parte da due plusvalenze che hanno fruttato 100 milioni, il risparmio dei grandi ingaggi di questi protagonisti e via con il nuovo step cominciando investendo sul nome di un grande allenatore manager come Benitez che aveva il compito in primis di far dimenticare l’amato Mazzarri e soprattutto investire sulla rifondazione della squadra, puntando su quello che rimaneva della forte squadra deltecnico toscano e quindi puntare sull’ormai maturo Hamsik, sul giovane Insigne in luogo del Pocho, e investire le plusvalenze di Lavezzi e Cavani per rifare mezza squadra e possibilmente renderla più forte in prospettiva. Grazie a Benitez arrivano calciatori da club importanti come Real, Liverpool e Psv, tutti professionisti che fino a ieri hanno permesso a De Laurentiis di rimanere in pianta stabile in Champions pur dismettendo di anno in anno a plusvalenza i soliti calciatori e più si sono distinti e ormai appetiti dai top club. Lo step cominciato con i due anni di Benitez che pur vincendo qualcosa edistintosi in Europa viene misteriosamente delegittimato e supercriticato nonostamte il grandissimo lavoro di ricostruzione e successi in brevissimo tempo, si conclude poi senza snemmeno un successo con i tre anni di Sarri che esattamente come quello di Mazzarri è uno step che si conclude rigorosamente a plusvalenza di alcuni pilastri del progetto iniziato e mai completato con Benitez, ma nemmeno con Sarri anch’egli fruttando una plusvalenza di 8 milioni di clausola per liberarlo. Di quello step sono andati via prima il deleggittimato Benitez, poi Higuain, Reina, Jorginho e appena lo scorso anno Sarri, la cui partenza èstata metabolizzata dal solito colpo di teatro di De Laurentiis con l’ingaggio di un altroi grande allenatore con il quale andare d’amoreed’accordo il primo anno facendo sognare la piazza per poi non potendoselo permettere dandogli grandi calciatori, lo si da dare in pasto ai tifosi esattamente come già fatto in passato con Benitez ed oggi ancor di più con Ancelotti, ma prima ancora cedendo pure Hamsik e Albiol, praticamente aver sottratto a quel Napoli costruito da Benitez cresciuto con Sarri e privato ad Ancelotti di tutta la spina dorsale delsecondo step iniziato dal tecnico spagnolo. Intanto di Higuain, Cavani, Lavezzi, Hamsik non ne sono stati più individuati fra i nuovi arrivati, e mentre crescevano gli ingaggi dei senatori rimanenti, cresce anche l’età degli stessi, e non essere riusciti a cedere a plusvalenza gli ormai trentenni Mertens e Callejon e neppure i più appetibili Insigne, Koulibaly, e Allan, oggi il Napoli si ritrova con calciatori ultra trentenni a scadenza di contratto che prendono 4 milioni, un Insigne ormai talmente svalutato che nessuno ha mai richiesto, che dopo un’annata del genere sarà ancor più difficile vendere, e analogamente per i più appetibili Koulibaly, Allan anch’essi in età a rischio cessione, per i quali le richieste non mancano ma sulle quali l’esoso De Laurentiis pretnde cifre ancora altissime. Insomma su queste basi e con la quasi sicura mancata qualificazione in Champions di quest’anno si profila la rifondazione e la chiusura di un’epoca più che di un ciclo,durata quindi anni. Epoca che ha sicuramente arricchito le casse societarie,la famiglia De Laurentiis ed aumentato il valore del brand azzurro, ma molto meno la bacheca del club. Ora, con i 50 milioni in meno della Champions, per De Laurentiis si profila paradossalmente la miglior annata possibile della sua gestione, che gli permetterà senza eccessive contestazioni della piazza di epurare e mettere in liquidazione i suoi migliori gioielli, riabassare radicalmente il monte ingaggi e ripartire con un progetto in prospettiva basato come sempre sull’acquisto di giovani talenti a costi di cartellino che vanno di 10 milioni a massimo 30, ed ecco perchè oggisi trattano calciatori come Lobotka, Amrabat, altri dal Verona o similari provenienti da squadre inferiori. Sembra addirittura giàpreso adesso il giovane Demme del Lipsia e via così. Di sicuro De Laurentiis per recuperare i soldi della Champions perduta cederà tutto quello che c’è da cedere, abbasserà gli ingaggi e investirà in calciatori di basso costo e ingaggi minori per ripertpetuare il prossimo ciclo dennaleche dovrà portarecome sempre in Champions con il minimo sforzo economico, senza toccare i tesoretti accumulati e sperare che alcuni di questi calciatori in futuro si riveleranno i prossimi Hamsik, Lavezzi, Cavani, Jorginho, Koulibaly eccetera. A Napoli,presumibilmente e compatibilmente alle vicende di mercato sempre in divenire, resteranno gli ancora giovani Milik, Zielinsky, Maksimovic, forse anche Fabian Ruiz che dovrà aumentare il suo valore e rendimento, poi l’investimento oneroso di Lozano, Di Lorenzo, Elmas e chissà se n pure i sempre verdi Hisay e Mario Rui per portarli anch’essi a scadenza di contratto, integrando a loro i nuovi di cui si sente già parlare. Non ci poteva essere annata migliore per De Laurentiis per cogliere l’occasione di riazzerare i costi da lui ritenuti ormai già troppo alti. La nostra tesi ragionevole è dimostrata come sempre dalla strategia dela tensione scientificamente pianificata dal presidnte ad un certopunto della stagione,urileadestabilizzare tutto l’ambiente dal tecnico ai calciatori da mandare via e leggittimare l’epurazione senza che nussuno possa rimproverargliela. Ecco perchè riteniamo essere questa la vera fine del ciclo dei quindici anni e non di cinque, perchè in effetti è un’epoca quella che sta per chiudersi e chissà che non si chiuda a Napoli anche quella di De Laurentiis. I quindici anni precedenti, in un calcio che cambia velocemente e che si alza nei costi e nelle aspettative difficilmente darà la possibilità all’ ormai ultrasettantenne presidente di poter ripetere gli stessi trascorsi, ma questo ce lo dirà l’immediato futuro. Gli allenatori ideali per il progetto De Laurentiis, sono i Mazzarri, i Sarri, forse neanche Gattuso ch serviràsolo per traghettare e non far naufragare questo Napoli, in attesa magari di un Gasperini già desiderato nella primacrisi con Mazzarri. Ma saràmolto difficile che Gasperini possa replicare in una piazza calda ed esigente come Napoli i successi in tutta serenitàottenuti a Bergamo e magari se ne guarderà bene da chi lo illuse a suo tempo, anche perchè oggi lasua Atalanta è una grande squadra a tutti gli effetti dal cercarsene un’altra da costruire. Di certo, non ci saranno più grandi allenatori come Benitez e Ancelotti che già nel ciclo precedente non ci si poteva permettere, ma che sono stati presi solo per illudere e tenere i tifosi attaccati alla squadra non certamente per costruire con loro grandi squadre che ogni grande allenatore merita di allenare. E’ impensabile non ascoltare le richieste di mercato di tecnici così importanti, oaddirittura dare ad allenatori del genere De Guzman e Lopez dopo un preliminare di Champions oppure ad Ancelotti distruggere un centrocampo pensando di rifarlo con Elmas e Gaetano. Per usare un’analogia è come in Formula Uno dare ad Hamilton un Go kart invece che una Mercedes o una Ferrari, dopodichè non ce la si può prendere con hamilton se non vince il mondiale, ma questo nell’ottuso mondo dell’opinionismo calcistico ancora non si capisce o si fa finta di non capire. ed è grazie a tutto questo favolismo servile e incompetente che quelli come De Laurentiis fanno il bello e il cattivo tempo. Ma per fortuna il calcio è galantuomo come il tempo, e alla fine si svelano tutti gli arcani, sperando solo che non sia troppo tardi.

di Pippo Trio

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