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Italia Viva: no a De Luca, meglio un ‘patto’ con i Cinque Stelle

Non è Vincenzo De Luca il candidato governatore di Italia Viva alle regionali di primavera in Campania. Divisivo, accentratore, poco incline alle alchimie gerarchiche e alla “politica politicante” come la chiama lui, meglio un profilo più moderato e inclusivo, tipo il generale Sergio Costa.

di Peppe Papa

Non è Vincenzo De Luca il candidato governatore di Italia Viva alle regionali di primavera in Campania. La conferma è venuta questa mattina, nel corso della conferenza stampa nella sede del consiglio comunale di Napoli per presentare l’adesione del consigliere comunale ex DeMa, Carmine Sgambati al partito di Matteo Renzi, da parte di due esponenti di spicco della stretta cerchia della dirigenza nazionale, Gennaro Migliore e Ettore Rosato numero due del partito.

L’imperativo è vincere, a qualsiasi costo, a partire dall’individuazione di un nome, una persona che meglio sia in grado di raccogliere consenso allargando il campo, compresi gli ‘odiati’ Cinque Stelle. E De Luca non sembra essere il più indicato.

Divisivo, accentratore, poco incline alle alchimie gerarchiche e alla “politica politicante” come la chiama lui, non può essere della partita, meglio un profilo più moderato e inclusivo, tipo il generale Sergio Costa. Il ministro dell’Ambiente M5S avrebbe il pregio di pacificare i grillini campani costantemente in cerca della rissa con l’inquilino di Palazzo Santa Lucia e convincere il Pd a prendersi il rischio di mollare De Luca al suo destino, nella speranza ‘remota’ che questi accetti la resa.

Tra pochi mesi Iv si presenterà con una lista per contribuire, nella maniera che riterremo migliore, a garantire un buon governo della Regione Campania” ha annunciato Rosato, senza riconoscere platealmente all’amministrazione attuale alcun merito e ha proseguito sottolineando che “l’obiettivo è costruire una squadra adeguata a vincere le regionali” ripartendo da uno “schieramento più ampio che metta in campo la persona più in grado di raccogliere consenso e di vincere le prossime elezioni in Campania”. 

E’ stato poi Migliore, nel rispondere a una domanda precisa proprio su Costa rivoltagli dai giornalisti, a chiarire la questione.

Bisogna rispettare i passaggi per il coinvolgimento di tutta una serie di personalità, e soprattutto dei partiti”, ha spiegato. “Per ora noi vorremmo che ci fosse il candidato che sia espressione di una possibilità più concreta di vittoria” ha proseguito, e certo De Luca non aiuta. Si è detto “preoccupato”, infatti, per gli effetti della nuova legge regionale sull’urbanistica, fortemente voluta dal presidente della Campania che “apre uno scenario che deregolamenta e, tra l’altro, cambia una buona legge fatta nel 2004”. Infine ha avvertito: “Gli ultimi mesi di una legislatura regionale non possono ipotecare i prossimi 10 anni di iniziativa e di ricostruzione di un territorio che oggi più che mai ha bisogno di essere tutelato dal punto di vista ambientale”. Amen.

De Luca però non è tipo che si abbatte, ha già fatto sapere a più riprese che non si tirerà indietro neanche morto ed è pronto a battagliare anche da solo.

Io mantengo aperto il dialogo sempre, non solo ora che si avvicinano le elezioni, con tutti, in primo luogo con i cittadini, anche quelli che hanno votato 5 stelle e centrodestra” ha scritto qualche giorno fa sul suo profilo Fb. “Io parlo con tutti i cittadini perbene che sono interessati a far proseguire il programma di svolta per la nostra regione che abbiamo avviato in questi cinque anni – ha rimarcato – e, dunque, dialogo aperto con tutti, fino all’ultimo momento utile, purché si parli di programmi, dei problemi reali delle nostre famiglie e dei fatti. Le alleanze, gli accordi di spartizione, le liste, la politica politicante non ci interessa”.

I fatti, appunto, che l’ex sindaco sceriffo di Salerno, al netto degli ‘inciampi’ che pure ci sono stati e date le condizioni di partenza, ha dalla sua parte e che tutti, anche i suoi più acerrimi detrattori non possono non riconoscere, a meno di non apparire dei demagoghi incalliti

Bilancio risanato degli oltre 5,6 miliardi di debiti ereditati dalla precedente gestione e azzeramento dal 2016 del disavanzo, l’uscita dal commissariamento della Sanità dopo dieci anni, un piano per il lavoro con i primi 3000 laureati e diplomati che a febbraio saranno assunti in 240 Comuni e enti pubblici della regione. La buona riuscita delle Universiadi cui nessuno credeva, un intervento massiccio nel trasporto pubblico con l’abbonamento gratuito, unica regione in Italia, a tutti gli studenti fino a 26 anni di età e il risanamento del comparto gravato da una situazione debitoria di oltre 800 milioni di euro.

L’acquisto di 24 treni per le linee di Trenitalia con altri 37 in arrivo e 1000 autobus, di cui 250 già consegnati e in circolazione, oltre la rivitalizzazione dell’Eav, un’azienda praticamente in default, che tra enormi difficoltà è ritornata in attivo promettendo un futuro roseo in termini di occupazione e servizi. Infine, l’avvio del programma per 250 milioni di investimenti del Piano Casa e la nuova legge in discussione sull’ambulantato e il commercio.

Ce n’è abbastanza, insomma, per rendere come minimo problematica una alternativa credibile alla sua candidatura per il centrosinistra, nonostante la voglia di sbarazzarsi dell’ingombrante personaggio. Anche in considerazione dell’appeal personale di cui gode che è trasversale, capace di raccogliere consensi pure dalla parte avversa, la quale al momento, tra le altre cose, non sembra passarsela bene.

Normalmente basterebbe questo per scoraggiare chiunque dal provarci. Ma si sa, a sinistra c’è una particolare predisposizione a farsi del male e questo caso non fa eccezione.

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