De Laurentiis è alle strette, e sta molto probabilmente vagliando l’ipotesi di cedere il Napoli!
Gennaio 14, 2020
Prescrizione e regionali: scontro Renzi-Pd, ultimo atto
Gennaio 15, 2020

EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Bettino Craxi, tra degenerazione e manipolazione dei fatti

A vent’anni dalla morte di Bettino Craxi è necessario un percorso di revisione storica per sancire fatti, personaggi e responsabilità che hanno determinato il passaggio alla Seconda Repubblica e la genesi dell’attuale quadro politico con gli scarsi risultati che sta producendo.

di Gaetano Piscopo

Il film di Gianni Amelio “Hammamet” presentato in occasione del ventennale della morte di Bettino Craxi esule in Tunisia è stato magistralmente interpretato da Pierfrancesco Favino ed è l’occasione per discutere finalmente di un periodo che è ancora pieno di ombre e di falsificazioni.

La trama del film è improntata realisticamente sugli ultimi anni di vita di un leader, anzi di uno statista, che è stato bersaglio di una lotta di potere senza precedenti e mette in scena la sua volontà di morire libero all’estero e non sopravvivere nel Paese che lo aveva individuato come capro espiatorio di errori commessi dall’intero quadro politico presente in parlamento.

La sua immatura morte dovrà pesare ora anche sulla coscienza di quanti lo hanno condannato con giudizio sommario e hanno colto vantaggi personali dalla sua fine. Antonio Di Pietro, grazie al processo e al clamore comunicativo, tenta la carriera politica grazie al premio di un collegio senatoriale messo a disposizione da D’Alema. Insieme hanno contribuito all’azzeramento di una classe politica e non so se insieme ad altri responsabili, visti i risultati, sono beneficiati da sonni tranquilli.

Basta un passaggio del suo ultimo intervento in Parlamento il 29 aprile del 1993 per comprendere come ancora oggi c’è necessità di ristabilire la verità: I Partiti specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche e operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”.

Nessuno in quel contesto si alzò, neanche gli espositori di forche e i lanciatori di monetine. Non potevano certo alzarsi coloro che fino al 1989 avevano beneficiato di amnistie per azzerare i finanziamenti illeciti percepiti anche dall’estero. Non si alzarono coloro che Gardini nella fase processuale prima di suicidarsi aveva indicato come destinatari della maxi tangente Enimont, praticamente tutti i partiti dell’arco costituzionale.

Eppure ad essere condannati furono solo Craxi e personaggi della sinistra democristiana che avversavano il progetto di compromesso storico. Un progetto che sicuramente aveva radici più lontane e profonde della sopravvenuta necessità moralizzatrice.

Lo stesso Craxi nel luglio 1992 pronunciava: “C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. è tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna. Si è diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l’urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidità e con efficacia”.

Non si può certo negare l’evidenza, in quegli anni, di una questione morale, di un malcostume diffuso nella gestione della pubblica amministrazione che produceva sempre più corruzione e condizionamenti.

Allo stesso tempo non si può sottacere il risultato che ha prodotto Tangentopoli. La mediocrità di una classe politica inadeguata, il populismo finalizzato al consenso del momento, il condizionamento costante del potere giudiziario e quello della stampa

A Craxi, che ammetteva la responsabilità politica, non potevano contestare certo l’uso dei finanziamenti a titolo personale. Bettino non si era arricchito personalmente e non potendolo additare come semplice “mariuolo” lo condannavano perché “non poteva non sapere”.

Insomma un’indagine e delle conclusioni che hanno il sapore della unilateralità e della discrezionalità per ammissione anche di qualche giudice del pool di mani pulite.

Eppure in ragione della propria sopravvivenza quel quadro politico aveva lasciato uccidere Aldo Moro, utilizzato i servizi deviati per coprire le stragi di stato, sminuito i rapporti con massonerie e mafie, ma non è stato capace di darsi nuove regole di democrazia e non lasciarsi prevaricare dall’influenza del potere giudiziario che ancora oggi colma i vuoti decisionali e legislativi.

A pagare di più è stato uno dei maggiori statisti di fine secolo scorso. Il carisma e le peculiarità caratteriali di Bettino Craxi non lo rendevano addomesticabile e quindi andava in tutti i modi eliminato. Certo, di nemici se ne creò tanti, ed altrettanti sono stati quelli che nella difficoltà lo hanno abbandonato.

Il taglio di punti della scala mobile. La sua capacità di dialogo internazionale e allo stesso tempo di difesa dell’autonomia del Paese da volontà di prevaricazione. L’ostacolo che aveva posto all’ingresso del Pci nella Internazionale Socialista. La sua visione di riforme costituzionali e di superamento del bicameralismo. Il contrasto al compromesso storico. Il suo riformismo liberalsocialista che con attenzione ai bisogni premiava la meritocrazia. Sono solo alcuni degli esempi che lo rendevano un leader carismatico con una chiara visione di prospettiva e pertanto pericoloso per i suoi avversari politici.

Il suo pensiero e le sue proposte sono ancora attuali e valide per modernizzare il Paese salvaguardandone la democrazia, ma ritenuto ancora pericoloso dai conservatori di privilegi costruiti a spese della collettività. Certo, in un periodo così delicato, pervaso da pericolosi sovranismi, da tentativi di superamento della democrazia rappresentativa e da facili populismi che cavalcano i malumori, si sente il vuoto lasciato dalla mancanza di una classe dirigente adeguata e all’altezza del difficile compito.    

1 Comment

  1. Gino ha detto:

    Vuoi modificare i fatti accertati con sentenze?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *