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De Laurentiis è alle strette, e sta molto probabilmente vagliando l’ipotesi di cedere il Napoli!

Per De Laurentiis questo è un momento che dopo anni fulgidi doveva pur arrivare, la sua peggior annata, del resto ha già chiesto troppo alla sua buona stella nel rapporto investimenti/ risultati sportivi, e per essere stato un neofita di un mondo difficile e scivoloso come il mondo del calcio, gli è già andata di gran lusso. Con soli 30 milioni, mai versati concretamente, ma solo messi a garanzia con delle fideiussioni, in 15 anni è stato capace di fatturare circa 2 miliardi di euro e ricavarci presumibilmente quasi un miliardo, praticamente circa 30 volte in più di quello che aveva garantito per rilevare il Napoli. Si può dire di tutto a De Laurentiis, e tante noi stessi gliene abbiamo dette, criticando più volte ed aspramente il suo modo di intrapredere e gestire un club di calcio così fortemente fidelizzato come il Napoli. Tuttavia, bisogna riconoscergli almeno dal suo punto di vists, e cioè di chi accortosi per tempo che la sua azienda di cinema stava inforcando la parabola discendente, vede nel calcio e nel Napoli l’opportunità di salvare se stesso e il suo nucleo familiare, la sua azienda primaria, e allo stesso tempo procurarsi alta redditività come neanche il suo cinema gli ha mai procurato. Chiaramente, considerando la sua visione affaristica, bisogna dire che ha avuto grande tempismo, eccellente intuizione e grande capacità di barcamenarsi in un mondo come quello del calcio per niente facile, circondato di entità molto più grandi e capaci di lui, e soprattutto circondato da un pubblico fidelizzato affatto semplice da soddisfare. Lui è riuscito fra mille pastoie politiche, lenta burocrazia e mancato decisionismo delle istituzioni e con mille sotterfugi, a ottenere per 15 anni e a costi irrisori una struttura come il San Paolo dove farci giocare la sua squadra di calcio appartenente ad un club che conta almeno 10 milioni di tifosi nel mondo e quindi intorno a quella struttura come il mitico San Paolo, simbolo leggendario della storia più prestigiosa del club, farci girare tutto il suo business, che va dagli stessi incassi milionari nella struttura ai vari diritti televisivi, di immagine, di pubblicità e di grande visibilità internazionale con i diritti della Champions che praticamente si concretizzano con un fatturato che va da un massimo di 300 milioni calcolando incassi, diritti tv in Serie A, diritti Champions, sponsor e qualche plusvalenza, ad un minimo sindacale di 150 milioni senza Champions, così come probabilmente si verificherà quest’anno. Chiaramente De Laurentiis partendo dal basso e quindi dalla Serie C, con costi minori e incassi già considerevoli per quella categoria, ha potuto capitalizzare al meglio il club e crescere progressivamente grazie alla sua particolare attenzione ai bilanci e agli obiettivi da raggiungere che sportivamente al massimo ambivano a posizioni utili affinchè approvigionarsi delle risorse elargite dalla Champions, senza mai farsi prendere dalla fregola di spver vincere scudetti o trofei prestigiosi, vista la concorrenza troppo agguerrita eattrezzata per poterla eguagliare negli investimenti. Chiaramente, se uno scudetto fosse arrivato con il minimo sforzo economico sarebbe stato gradito, perchè a tutti piace vincere, avere gloria e fama, e figuriamoci per un egocentrico come il presidente del Napoli. D’altro canto è pur vero che vincere non è mai stata un’ossessione o la priorità per De Laurentiis, che addirittura ha sempre snobbato già la sola idea di vincere uno scudetto, ritenendolo volgare in confronto ad una più stabile partecipazione, ritenendo quel tipo di euforia data dal successo, anche pericolosa dal punto di vista del futuro finanziario del club. In realtà De Laurentiis come già detto entra nel calcio perchè fiuta l’affare, conscio che il suo cinema non gli darà mai più ricchezza e popolarità come ai tempi passati della gloriosa impresa familiare, e quindici anni fa, prima che tramontasse del tutto il business del cinema, il calcio, sia in termini di di popolarità, che in termini economici gli offriva un’occasione ghiottissima per rivitalizzare sia la sua impresa industriale, il suo tenore di vita e la visibilità a cui tutti gli uomini pubblici tengono moltissimo per soddisfare se non altro il proprio ego. Grazie alla sua capacità, una buone dose di fortuna che lo ha premiato, De Laurentiis è stato capace di ottenere tutto questo. Però, come sempre poi i nodi alla fine vengono sempre al pettine e nonostante tutto ciò, il calcio così come offre la possibilità di diventare ricchi e popolari quando si fa bene, nei periodi di magra fagocita in una condizione di grande difficoltà, e rischia di trasformare tutto il bene che si è fatto nel più cocente dei fallimenti se solo non si riesce per tempo a capire e arginare il momento di vacche magre, l’annata sbagliata proprio esattamente come quella che il club azzurro sta vivendo oggi. De Laurentiis comunque, ha già dimostrato con l’intuizione di rilevare il Napoli prima che lo prendersero altri, di averci visto giusto fiutando il grande affare, siamo certi che con la stessa velocità di pensiero stia vagliando l’ipotesi di cedere il club, soprattutto in questo momento di grande crisi sportiva della squadra, peraltro provocata forse ad arte anche da lui stesso che già stava immaginando un futuro meno roseo e quindi smobiltare. Perchè pensiamo che questà sia l’ipotesi più probabile è presto detto, innanzitutto perchèDe Laurentiis ha un’età talee di tutto rispetto e seppure fosse ancora in grado di poter dare tutto se stesso, ma che non vede al momento nei figli, soprattutto il secondo, quella maturità necessaria per proseguire la difficile opera e traghettarlo al proprio posto nel difficile ruolo di presidente di un grande club come il Napoli, forse sarebbe più il caso che Edo andasse a Bari e Luigi ereditasse il Napoli, ma sarebbe comunque difficile, rischioso e complicato architettare una simile successione in corso d’opera e con una crisi in atto. Ugualmente figuriamoci se con questi chiari di luna e a a più di settant’anni De Laurentiis avesse la stessa voglia, lo stesso entusiasmo,la fame giusta e quantunque avesse anche le risorse economiche per poter resettare tutto e ricominciare l’opera in concorrenza con i colossi del calcio. Alcontrario crediamo che possa ritenersi appagato di quanto sia riuscito arealizzare, soprattutto da un unto di vista economico, ma crediamo anche dal punto di vista sportivo, perchè per quello che ci ha investito ha veramente ottenuto più di quanto meritasse e crediamo che adesso volesse vivere il resto della sua vita senza grossi rischi e stress di natura imprenditoriale così difficili, come sa esserlo l’impresa calcio. In realtà non ci sarebbero nemmeno gli stessi presupposti di quindici anni fa perchè adesso per rimanere ad alti livelli bisogna investire ingentissime somme di denaro non solo per i famosi top player, ma anche per mettersi al pari dei tempi in strutture moderne e costose e per quanto lui avesse accumulato utili e guadagni di un certo rilievo, crediamo che si farà bastare questi introiti accumulati per mantenere un tenore di vita adeguato per se e per la propria famiglia, non di cereto per rischiare questi capitali nell’incerto mondo del calcio, anche se di potenzialità redditizie, operando in un club come il Napoli sarebbero anche garantite, come del resto ha dimostrato già la sua gestione. Ma il calcio è uno sport-azienda che non si ferma mai, gli scenari cambiano repentinamente settimana dopo settimana e se i risultati spnelricavato di tutto lo show business che gravita intorno, si fa presto a calare anche nei fatturati, e poi riprendersi diventa sempre più dura. Ad esempi,o club anche più importanti del Napoli, tipo Inter e Milan, ci stanno mettendo decenni per rimettersi in sesto,senza lesinare grandi esborsi di denaro a vuoto,che ancora oggi ancora non hanno prodotto granchè in termini sia economici che sportivi, quindi presupponiamo che De Laurentiis conosca bene le difficoltà e i propri limiti e supponiamo con tutta la cautela del caso, che sta per davvero pensando all’ultimo atto quello che solo adesso potra procurargli ancora grande utile, cioè di cedere la società intera, comprensiva dei calciatori esistenti, ad ua cifra poco sotto al miliardo. Ma essendo probabilmente un’aspettativa difficilmente realizzabile per un club che pur avendo un ottimo brand, florido dal punto di vista del fatturato, senza l’ombra di un debito, per contro non offre però grandi risorse in termini di strutture e organizzazione, il che lascerebbe pensare che la cifra per cui essere più facilmente cedibile si aggiri ad un massimo di 500 milioni, ma sarebbe già grasso che cola. In tal caso, De Laurentiis dovrà essere molto bravo a fare cessioni eccellenti per ricavare di più dacerteplusvalenze e mantenere comunque la squadra a certi livelli per non svalutarne ulteriormente il valore e siamo ragionevomente certi che sono queste le strade, che il presidente più controverso della storia del Napoli, stia per percorrere. Sarà un bene o sarà un male, lo dirà il tempo e i progetti di chi erediterà questo club. Noi a questo proposito siamo ottimisti in quanto andrà via un presidente che nel suo piccolo ha sfruttato al massimo le possibilità sia per se stesso che per i risultati sportivi che è riuscito ad ottenere, ma che è arrivato ad un punto di non ritorno, mentre siamo ragionevolmente certi che chi si accollerà il notevole costo dell’acquisizione del Napoli, avrà tutto l’intento e la capacità di poter investire non solo allo scopo di rientrare dei costi dì acquisto, ma anche qualcosa in più pensando in grande per ilfuturodelclub come deve fare ogni grande imprenditore che si rispetti. Sarebbe peggio, qualora si concretizzasse questa ipotesi, se il valore del club fosse minimo perchè attirerebbe solo altri speculatori così come nel caso di De Laurentiis, Quindi la cessione a plusvalore del Napoli non sarebbe del tutto un problema se servisse a far andar via De Laurentiis perchè come spesso accade nella vita, non tutti mali vengono per nuocere, ma si faccia presto!

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