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Voto alle regionali, giustizia e nuova legge elettorale hanno marcato il solco che divide il leader di Italia Viva dal suo ex partito, portando lo scontro al massimo stadio dove entrambi si giocano la sopravvivenza. Renzi si tiene le “mani libere”. Il Pd prova a rifarsi il look. Difficile finisca in parità, nel caso, sarebbe una iattura per tutti.

di Peppe Papa

E’ sfida aperta, conclamata ormai, tra Renzi e il Pd. Non si salvano più neanche le apparenze, come era facile prevedere appena si sarebbero palesati i nodi di un’alleanza di governo spuria che si tiene appesa a un filo. Voto alle regionali, giustizia e nuova legge elettorale hanno marcato il solco che divide il leader di Italia Viva dal suo ex partito, portando lo scontro al massimo stadio dove entrambi si giocano la sopravvivenza.

Renzi si tiene le “mani libere”, gioca a tutto campo in maniera spregiudicata, pronto ad incunearsi, ogni volta che gli si presenta l’occasione, tra i due principali partiti della maggioranza, prendendo posizioni che mettono in risalto la sua diversità di visione e non disdegnando, se è il caso, anche di schierarsi con l’opposizione.

Il Pd prova a rifarsi il look, il segretario Nicola Zingaretti ha riunito il partito in conclave per annunciare il proposito di dare vita a un nuovo soggetto politico che guardi ai movimenti, alla società civile e pronto a riaccogliere a braccia aperte tutti i transfughi delle precedenti scissioni a sinistra.

Intanto, per stessa ammissione di alcuni suoi esponenti di rilievo (vedi Matteo Orfini, tanto per fare un nome) si “sta grillizzando”, accondiscendendo a tutti i desiderata dei Cinque Stelle precedentemente avversati: taglio dei parlamentari, nessuna modifica dei decreti sicurezza di Salvini, del reddito di cittadinanza, di quota cento, il sì al sistema elettorale proporzionale, la resa senza condizioni – di cui forse se ne parlerà in seguito – alla legge sulla prescrizione, fiore all’occhiello M5S alla quale, in commissione alla Camera, Iv ha votato convintamente con l’opposizione.

E c’è chi, come Dario Franceschini, imperterrito continua a spingere sul tasto della necessità di una vera alleanza organica e definitiva con i pentastellati, con i quali si può sperare di vincere le prossime elezioni, a partire dalle regionali di primavera, visto che in Emilia Romagna e Calabria, dopo la pessima figura rimediata in Umbria, non è stato possibile trovare un accordo.

Ed è proprio su questo fronte che Renzi sta sparigliando le carte decidendo di appoggiare con una propria lista il candidato Pd in Emilia, Stefano Bonaccini, ma evitando di schierarsi in Calabria con Pippo Callipo, freddo con Vincenzo De Luca in Campania e decisamente avverso all’odiato Michele Emiliano in Puglia.

Su questa ultima presa di posizione, la più dirompente per le argomentazioni esposte e le polemiche che ne sono derivate, si è andata configurando una situazione fino a qualche tempo fa impensabile, una novità politica che potrebbe cambiare, o almeno mettere in seria discussione, i rapporti di forza tra Italia Viva e Partito democratico.

Parliamo dell’adesione alla lista e al candidato governatore che i renziani intendono presentare in Puglia di +Europa e Azione di Carlo Calenda e Matteo Richetti.

Un fronte liberal democratico e riformista capace di rappresentare una alternativa credibile al “populismo di sinistra” e al “nazionalismo sovranista di Salvini e Meloni”, pronto a misurarsi con le urne.

L’ex premier ne ha parlato durante “L’aria che tira”, su La7 approfittandone anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Per esempio in Puglia il Pd appoggerà Emiliano – ha detto – Guardo la storia e dico: la Puglia di Emiliano è l’emblema di un’alleanza culturale tra il grillismo e quella parte di sinistra che non amo troppo. Vi ricordate cosa diceva Emiliano di noi su Ilva? Diceva che noi ‘ammazzavamo i bambini’, quando invece il nostro unico obiettivo era rimettere a posto quella acciaieria e dare benefici ambientali alla città di Taranto”.

Infine, l’annuncio: “In Puglia, non so se vinceremo o perderemo, avremo un candidato diverso da Emiliano e da Fitto. Sarà un candidato che farà campagna per la Puglia. Il punto è chi fa le cose per creare posti di lavoro e non sussidi”.

A stretto giro è arrivata la disponibilità del segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova il quale ha osservato che se la scelta di Renzi è confermata “apre una prospettiva chiarissima a cui noi, nei tempi e nei modi consoni, risponderemo positivamente”.

Né tanto meno si è fatta attendere l’adesione entusiasta di Calenda che ha sparato in stretta successione due tweet inequivocabili. Il primo: “Bene @matteorenzi. Troviamo un candidato da sostenere insieme in Puglia contro Emiliano e il centrodestra anche con Più Europa. Adelante”. Il secondo, ancora più entusiasta e confidenziale: “Matteuccio bello però tocca che rispondi al telefono se vogliamo fare questa roba. Che devo fare, chiedo intercessione a Obama? Su diamoci una mossa”.

Insomma, se son rose fioriranno, ma tanto basta per tentare ad essere della partita, magari non in prospettiva immediata, pure qualche anima inquieta che scalpita in quel che resta di Fi e i tanti sfiduciati dalla politica che affollano il sempre più grande partito del non voto.  Vedremo come andrà a finire, siamo all’ultimo atto, difficile termini in pareggio, nel caso, sarebbe una iattura per tutti.

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