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Il Pd cerca una soluzione di alleanza con 5 Stelle per le prossime elezioni regionali campane, dichiara fedeltà di continuità al governatore De Luca e concretizza un accordo con DeMa per candidare Sandro Ruotolo all’elezione suppletiva senatoriale di Napoli. Quale sarà la posizione di Italia Viva?

di Gaetano Piscopo

“Questa vince, questa perde” Era il vocio che risuonava sui marciapiedi di Piazza Garibaldi per attrarre i “cafoni” della provincia e qualche turista sprovveduto ad un gioco destinato ai polli da spennare.

Sembra che per qualcuno il tempo non sia trascorso, che le dure lezioni elettorali non siano servite e che ci si può permettere di fare scelte senza dover dare conto della propria coerenza.

Alle ultime elezioni nazionali si è assistito al successo dei pentastellati, che in ragione di contratti e varianti in corso d’opera, hanno giustificato diverse alleanze mai preannunciabili e il sodalizio post Salvini a Palazzo Chigi sembra essere variato più nell’aspetto cromatico che nelle scelte di governo.

Dopo tutto ciò la politica è attraversata ancor più da un drammatico decadimento in termini valoriali e partecipativi.

Il paradosso però è tutto napoletano e il Partito democratico ne è l’emblema facendo scelte che fino a qualche ora prima sembravano impossibili e che fanno prefigurare scenari ancor più sorprendenti.

Il preannuncio della candidatura del giornalista Sandro Ruotolo alle elezioni suppletive nel collegio uninominale Campania 7 al Senato, corrispondente a parte del comune di Napoli e previste per il 23 febbraio, fa parte di questo primo atto.

Ruotolo è un candidato pattuito con il sindaco De Magistris e dopo averlo fortemente criticato per quasi dieci anni definendolo la peggiore guida della città dal dopoguerra la cosa è imbarazzante.

Figuriamoci cosa mai potrà accadere sul piano regionale. Infatti, l’avvio di un percorso di dialogo con DeMa è tutto a discapito dell’attuale soluzione di sintesi alle regionali rappresentata da Vincenzo De Luca.

L’attuale governatore che pure vanta diversi risultati ottenuti con il suo esecutivo, per il suo ingombrante decisionismo e la sua visione egemonica portata anche nel Pd regionale è sempre stato mal digerito dai dirigenti e dai capi bastone napoletani del partito.

Nel frattempo, come se non bastasse, sono avviate le trattative con il terzo tavolo. Quello con i pentastellati più vicini a Roberto Fico per intravedere possibili comuni soluzioni alle elezioni regionali in Campania.

L’asse neo giustizialista Grillo-Zingaretti in questo modo potrà essere rinfoltito con il nuovo accordo con l’ex pm De Magistris per dare forma e continuità ad una cordata auspicata dagli anchorman di La7 e da Marco Travaglio che da tempo ne sta tessendo la tela.

All’indomani del voto contrario in Commissione Giustizia all’orientamento dell’asse Pd-5Stelle sulla prescrizione sembra che queste scelte siano tutte orientate a frenare le ambizioni di Italia Viva.

In tutto questo trambusto facendo una rapida escursione nel mondo dei Comitati di Azione Civile che hanno scelto di dare vita un nuovo soggetto politico questa è la domanda più frequente: Qual è la posizione e la visione di Italia Viva?

Una domanda che nasce dalle preoccupazioni espresse sui social e che vuole evitare che questa nuova esperienza sia “uno schema politicista funzionale alle ambizioni di pochi che, senza politica, rischia di trasformarsi in un mercato incomprensibile ai più”.

In attesa che l’1 e il 2 febbraio venga annunciata la strutturazione e organizzazione del partito sui territori sono diverse le perplessità che vengono rivolte ai quadri di riferimento di Iv.

A fronte di una candidatura cosi marcatamente divisoria come quella di Sandro Ruotolo a Napoli perché non continuare a sostenere una propria candidata come Graziella Pagano per rompere questo nuovo asse Pd-DeMa nascente?

Sarà mai possibile prevedere un’alleanza con 5Stelle per le prossime elezioni regionali visto il divario enorme persistente di posizioni sia sulle scelte nazionali che sulle politiche territoriali?

Perché non cominciare anche in Campania, come in Puglia, un percorso di dialogo con le forze più vicine alle posizioni di Italia Viva per affrancarsi dallo slittamento sempre più a sinistra del Pd?

Come sarà organizzato il partito in Campania, con quali soggetti politici e quale sarà la barriera d’ingresso?

Da queste risposte dipenderà il radicamento che Italia Viva potrà avere a Napoli e in Campania e la sua prospettiva politica.

Questa volta Matteo Renzi non può decidere, come in passato ha fatto da segretario del Pd, di non mettere in campo una nuova e adeguata classe dirigente a Napoli.

Se prima gli era impedito dai detentori di tessere e consensi del suo vecchio partito, oggi ha davanti a sé la possibilità di far nascere un nuovo modo di interpretare l’impegno politico e l’appartenenza ad una comunità. Quella di un partito strutturato e presente sul territorio che deve saper misurarsi con le contraddizioni e le potenzialità di una realtà complessa come quella napoletana ed essere un punto di riferimento per moderati, riformisti e liberali  

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