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SENZA BUSSOLA (di Gennaro Prisco) I napoletani, gli ‘zucconi’ che mandano in parlamento e le Sardine

I napoletani sono dei famosi chiacchieroni e dentro le chiacchiere, tra una battuta e l’altra, mandano in Parlamento i migliori chiacchieroni tra loro. Quelli dalla lingua sciolta, dalla cazzimma cardiaca e dai soldi facili. Che poi si professino di destra o sinistra, conta poco.

di Gennaro Prisco

Chi non è zuccone, si salva da solo. O verrà salvato dalle Sardine, che sono emerse dal mare nostro per cambiare, deviazioni e trame permettendo, davvero il verso alla storia italica ed europea, nel senso positivo che indicano le parola umanità, responsabilità, garbo, inclusività, pari opportunità, lotta alla povertà, salute, fratellanza e sorellanza.

L’ Italia è nel punto più basso della propria crisi di prospettive ed è popolata da partiti i cui  leader sono, per lo più zucconi di successo che si inebriano del loro stesso potere e  come drogati, alla prima sconfitta vanno in astinenza e barcollando cercano, associando propri micropartiti di tornare ad essere zucconi di successo con zero possibilità di raggiungere l’obiettivo di dimostrare all’universo le proprie capacità.

Questi zucconi sono stati partoriti dal crollo del muro di Berlino e dalla fine della guerra fredda tra occidente e blocco sovietico. In Italia, nazione dal purgatorio affollato, senza più il dopoguerra politico di riferimento, è accaduto, che per salvare se stessi dentro un sistema profondamente corruttivo e malavitoso, la maggioranza ha  seguito il pifferaio magico di Arcore, Sua Emittenza, fino a scendere in piazza contro i pretori che, alla fine degli anni ottanta e all’inizio dei novanta, oscuravano le sue reti per poter continuare a vedere la soap opera “Anche i ricchi piangono“.

Ecco, dopo la seconda liberazione dell’Europa dagli effetti geeopolitici della seconda guerra mondiale, l’Italia dei zucconi sotterò nel proprio giardino la questione delle questioni: quella morale e sdoganò a sistema ogni forma di corruzione con l’approvazione in Parlamento di leggi ad personam in nome e per conto dell’immunità.

Nella nostra terra gli zucconi abbondano più che altrove, poiché convivono sotto lo stesso tetto, a volte con relazioni promiscue, zucconi istituzionali e zucconi criminali.

I napoletani sono dei famosi chiacchieroni e dentro le chiacchiere, tra una battuta e l’altra, mandano in Parlamento i migliori chiacchieroni tra loro. Quelli dalla lingua sciolta, dalla cazzimma cardiaca e dai soldi facili. Che poi si professano di destra e di sinistra, conta poca.

Ma i chiacchieroni non son solo quelli che vanno di qua e di la. In consiglio comunale ci hanno mandato i chiacchieroni antagonisti e un sindaco logorroico. Nell’aula del consiglio metropolitano di Napoli i chiacchieroni con la cassa. Nel consiglio regionale i chiacchieroni stile Montecitorio e a Santa Lucia lontano da te non si può stare  il chiacchierone che fa fatti buttando il sangue dove coglie coglie.

Chi si oppone a loro? Chi ai  zucconi dal consenso da stadio e ai zucconi dei centri sociali? I primi hanno cominciato i propri cori gridando Forza Italia, poi si è uniti come Fratelli d’italia, e infine si sono legati tra loro con la catena di sant’Antonio fino dentro il campo degli zucconi di governo che sotto i nostri occhi hanno raggiunto consensi altissimi e squagliamenti repentini.

Mentre siamo occupati ad occuparci degli zucconi e chiamati a votare lo zuccone o la zuccona meno zuccone o zuccona degli altri zucconi, gli abitanti  non si accorgono che sul paesaggio, vista sul golfo del mediterraneo, c’è la guerra.

Dove è finita la piccola flotta di velieri e gommoni e barche disposti ad andare a soccorrere i civili che in Libia, in Siria  in altri cento posti del mondo vengono bombardati e costretti a darsi alla fuga, a vivere a milioni nei campi profughi, o morire in volo nascosti nel carrello di un aereo?

Ah, saperlo! Ah poter discernere con un po’ di chiarezza. Se questo movimento nuovo che si sta affermando metterà  fuori gioco gli zucconi, chissà, forse, la politica democratica e laica, si affermerà come servizio reso alla comunità dagli individui che hanno strutturato dentro se stessi il valore delle scelte politiche che sono corrispondenti al fatto che le esistenze non possono essere vissute né da disperati né da martiri.

Tutto il contrario di ciò che è oggi la realtà per le vie della bellezza e dell’accoglienza. Ripeto: dov’è la flotta? Dove sono i capitani, i timonieri, i marinai e le truppe colorate? Nella fantasia del sindaco che è al potere mentre la città è invasa dai turisti che aumentano in modo sproporzionato i rifiuti e la Libia è un teatro di guerra civile, di guerra globale, di imperi (Russo, Ottomano, Persiano, Americano ) che si nascondano dietro bande e milizie, dietro Sarraj, dietro Haftar mentre  l’Italia, che ha in Libia una lunga storia di presenza e di interessi, è lo specchio di un Europa senza esercito e senza politica estera che balbetta richieste di un confronto politico per riportare la pace tra i contendenti.

Quanti conflitti ci sono sulle sponde del mediterraneo, quanto sangue innocente che non nutre la terra arida dovrà ancora essere versato? Per quando ancora non ci sarà acqua e cibo per tutti?  Quanti cristiani ancora devono nascere per morire il più in fretta possibile? Quanti italiani comprendono nel profondo di sé che la favola del benessere può finire, anzi è già finita da un pezzo, poiché non si può fermare il vento con le mani?

Le Sardine di Napoli stanno organizzando una manifestazione per la pace che dovrebbe tenersi il 25 gennaio 2019 a piazza San Domenico. Lo si è appreso il 10 gennaio 2019 dai vertici del movimento a Napoli, che hanno lanciato l’idea per sottolineare l’impegno delle Sardine per i messaggi di pace e fratellanza. Non se ne sente parlare molto perfino sui social eppure bisogna andare per fare comunità non solo dietro a San Gennaro, il Cardinale e la Madonna, ma per affermare che l’Italia ripudia la guerra, la violenza, l’odio razziale, l’emarginazione delle diversità.

E’ probabile che quel zuccone del sindaco parteciperà  insieme ad altri del suo calibro. Lo farà perché è colui che afferma, che Napoli, è una città felice, non depressa e che la sua allegria è contagiosa. Ed invece una città che ha la guerra in casa e il più alto numero di persone in cura per l’igiene mentale.

Il 25 gennaio 2019 in piazza passeranno anche i turisti portando con sé  l’odore di frittura del centro storico, la sporcizia che è sulle strade e i marciapiedi, il singhiozzo allegro di tutto ciò che ci fa essere un popolo incline agli eccessi nel bene e nel male.

La città ha un estremo bisogno di equilibrio, di armonia, di investimenti importanti per conservare la sua  meraviglia dentro e fuori le mura del tempo. E per farlo ci vogliono uomini e donne consapevoli che le anime della città  si sono perse tra le stese finte e vere, sotto le bombe poste sotto le autoambulanza e nello scempio che non risparmia la scuola, il pronto soccorso e i cimiteri.

Gli zucconi hanno sporcato  la corteccia cerebrale della nostra terra e della nostra Nazione. La pace dentro di sé è la cura, uguale a quella di cui hanno bisogno le città violente e i Paesi in cui si combattono guerre civili e si confrontano gli imperi contemporanei.

Ripulire la nostra corteccia cerebrale per riprendere tra le mani esistenze e come uscire dall’alcolismo, dalla stupefazione chimica, dalla ricerca ossessiva dell’annullamento di sé stessi nel proprio corpo d’uomini e donne.

E’ un percorso lungo e accidentato, ma se ne può venir fuori se c’è la forza di volontà, e in politica questa forza è data dallo studio, dalle idee, dalle visioni pacifiche. Perché, una volta ripulita la corteccia,  deve restare pulita, perché se si sporca di nuovo non si guarisce più.

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