Ruotolo, DeMa, il Pd e il gioco delle tre carte: Iv lancia Graziella Pagano, poi ci ripensa
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Tutto pronto per fare la festa a Vincenzo De Luca, il governatore della Campania che non piace a nessuno e che per tanti rappresenta un vero incubo di cui al più presto liberarsi. La candidatura di Sandro Ruotolo, alle suppletive del Senato a Napoli, è il primo tassello di un’alleanza tra Pd, M5S, LeU con la compiacenza suicida di Iv per spartirsi Regione e Palazzo San Giacomo.

di Peppe Papa

Tutto pronto per fare la festa a Vincenzo De Luca, il governatore della Campania che non piace a nessuno e che per tanti rappresenta un vero incubo di cui al più presto liberarsi. La candidatura di Sandro Ruotolo alle suppletive del Senato a Napoli, attorno alla quale si è compattato il fronte di centrosinistra (Pd, Italia viva, LeU) con la benedizione di un raggiante Luigi De Magistris che ne è stato lo sponsor principale, rappresenta il primo atto di una strategia che punta, nel medio e lungo periodo, a saldare l’accordo con M5S in vista delle elezioni regionali di primavera e quelle dell’anno dopo a sindaco della metropoli partenopea.

Un tavolo apparecchiato al quale non è prevista la presenza di De Luca, anche se tutti sanno che non sarà un’impresa facile spodestare da Santa Lucia l’ex sindaco sceriffo di Salerno, il quale ha dalla sua carisma, decisionismo che piace alla gente e non pochi innegabili risultati ottenuti dalla sua amministrazione.

Tuttavia, temerariamente, hanno deciso di provarci confidando sul fatto di avere arruolato con riguardo il figlio Piero nei ranghi della “politica che conta”, oltre a potere assicurare a lui stesso un incarico nazionale di prestigio. Dove? Si vedrà. Quel che conta è che si tolga dai piedi. In caso contrario sarà guerra, pur se quasi sicuramente, senza vincitori.

Ovviamente, nessuno conferma, bollando ricostruzioni come questa con “sono fantapolitica”, o “fantasie di una mente malata”.

E quindi, Marco Sarracino, giovane neo segretario del Pd napoletano conferma che “il nome del partito alle regionali è De Luca” e che “siamo disponibili ad allargare la coalizione ma partendo da lui, sottoporremo a tutti coloro che vogliono lavorare in alleanza con noi”.

Si dà il caso che lo stesso Sarracino, appena a giugno scorso, in una affollata assemblea in una sezione del Vomero in compagnia del suo capo corrente Andrea Orlando, sostenesse l’esatto contrario. E a Roma, come è noto, non fanno salti di gioia all’idea di non poter chiudere l’intesa con i grillini per via “dell’impiastro” napoletano.

I Cinque stelle, infatti, sarebbero pure disponibili a trattare, ma solo a condizione che il governatore sgombri il campo, troppo profonde le ferite del rapporto con De Luca a suon di insulti, scontri eclatanti, reciproci ostracismi e ripicche.

La disponibilità a parlarne è venuta, come ha riportato Carlo Tarallo su Anteprima24 , da Vincenzo Spatafora, ministro dello Sport e molto vicino al presidente della Camera, Roberto Fico vero regista dell’operazione.

L’importante è non separarsi anche qui in Campania come è successo adesso per il collegio alle suppletive” ha spiegato parlando delle regionali. “Non siamo più nelle condizioni di poterci permettere queste fibrillazioni– ha ammonito i suoi – La mia posizione è che nel più breve tempo possibile bisogna mettere intorno a un tavolo entrambe le parti”.

L’importante, insomma, “è non andare da soli” e fare presto a mettersi seduti a parlare “perché secondo me c’è la volontà da parte di entrambe le parti di convincere l’altro della bontà del proprio progetto”.

Il nome del candidato comune ci sarebbe pure ed è quello del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa che sempre più spesso si sta facendo notare in Campania e ha già più volte mostrato disponibilità all’incarico.

A conferma, mercoledì scorso da Avellino, è arrivato l’endorsement di un esponente di peso M5S come il sottosegretario al Viminale, Carlo Sibilia il quale ha prima confermato che sulla Campania si sta procedendo alla individuazione di “un nome capace di superare divisioni e divergenze soprattutto con il Pd” e poi, che “Sergio Costa sarebbe un profilo indiscusso e indiscutibile, è un’ottima persona e mi auguro che tutti lo considerino tale”.

Al Pd, da quel che emerge dalle confidenze alle quali si lasciano andare in privato gli uomini dell’apparato, il generale dei carabinieri e Ministro andrebbe bene, ha mostrato moderazione, necessaria impalpabilità e sensibilità alle cose della politica. Perfetto.

A patto che lo stesso schema, ma a parti invertite, si riproponga per la corsa a Palazzo San Giacomo con un suo esponente al posto dell’uscente De Magistris. Il quale, in cambio del proprio appoggio, che ritengono chissà perché fondamentale tanto da tenerlo in partita lasciandosi imporre il suo sodale Ruotolo alle suppletive, otterrebbe un futuro in consiglio regionale evitando così la scomparsa politica e la possibilità di guadagnarsi un onorevole stipendio.

Sempreché non ci si metta di mezzo Italia Viva che alla poltrona di sindaco di Napoli guarda con interesse. Anche a costo di rischiare il suicidio politico.

Difatti, a gran parte dei renziani partenopei, al ceto medio produttivo, al mondo delle professioni, dell’impresa che si ispirano ai principi liberal democratici e riformisti professati dal leader di Rignano, aver rinunciato a una candidatura alternativa a Ruotolo, che pure era stata individuata in quella performante di Graziella Pagano poi repentinamente ritirata, non è andata giù.

Una indignazione culminata con un manifesto appello su Fb, firmato da centinaia di persone in poche ore, dei professori Biagio De Giovanni e Paolo Macry contro la scelta della sinistra e IV, ritenuta “infausta”, di allearsi con De Magistris definito “uno dei peggiori sindaci della Napoli repubblicana”.

Ma a menare le danze per Iv in riva al golfo è Gennaro Migliore il quale, ha fin da subito, sostenuto che De Luca deve fare le valigie per permettere di “allargare il campo delle alleanze”. Indispensabile questo passaggio – pur se non lo confesserà mai, nonostante sia noto a tutti – al fine personale di favorire l’aspirazione coltivata da sempre di diventare un giorno sindaco della terza città d’Italia.

Sua è stata l’iniziativa di arruolare nelle file di Iv il consigliere comunale ex fedelissimo di DeMa, Carmine Sgambati permettendo al partito di sbarcare nell’Assise cittadina di via Verdi e da lì muovere alla conquista di altri sostenitori sul territorio. Impresa che appare proibitiva, soprattutto se si perdono per strada pezzi alla prima occasione di misurare il consenso alle urne.

Ma tant’è, evidentemente a nulla è servita la lezione a Renzi, quando promise il lanciafiamme a Napoli ai tempi della sua segreteria Dem, e invece lasciò fare ai soliti capi bastone che trascinarono il partito nel baratro dell’irrilevanza in cui ancora si trova.

Intanto De Luca attende sornione, in ogni occasione pubblica snocciola dati e fatti concreti realizzati dalla sua amministrazione, ostenta sicurezza tanto da salutare con favore la candidatura di Ruotolo, l’innesco della deflagrazione che dovrebbe travolgerlo, con un “è un bravo giornalista, impegnato nelle battaglie civili, è una figura credibile”.

Non teme nessuno. E’ pronto a vendere cara la pelle, se necessario. Poi, si sa, in politica tutto è possibile, le elezioni di domenica in ER e Calabria potrebbero cambiare parecchie cose e rimettere in discussione tutto. Nessuno si salva a priori.

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