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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Regionali, vince il bipolarismo: M5S ininfluente

Una chiave di lettura dei risultati elettorali in Emilia Romagna e in Calabria per descrivere gli elementi di fibrillazione persistenti negli equilibri di governo e la prospettiva delle nuove tappe elettorali in scadenza. Un dato sopra tutti: M5S ininfluente.

di Gaetano Piscopo

La lettura degli scrutini delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria è stata attraversata da sospiri, proclami e rumorosi silenzi. I sondaggi fake fatti girare negli ultimi giorni sono stati smentiti dalle urne.

In Calabria tutto era scontato per il successo di Jole Santelli, non c’erano dubbi. La successione forzata dalle indagini e da una inconsistente gestione della Giunta Regionale di Mario Oliviero è stata inefficace, poco attrattiva e non ha convinto i calabresi. Il risultato del centro destra non meraviglia anche pensando al precedente 61% del centro sinistra che ha mal governato e al 43% di consenso al M5S delle ultime politiche che si è squagliato sull’acrocoro calabrese non riuscendo neanche ad entrare nell’assise regionale.

Tutt’altra storia in Emilia Romagna. Ha vinto Stefano Bonaccini che ha avuto il coraggio e la forza di affrontare “la bestia” comunicativa in ragione del suo buon governo. Lo ha fatto affrontando nello specifico le tematiche del governo locale senza un’avversaria capace di contrapporre proposte concrete alternative.

La campagna elettorale di Salvini, tutta incentrata sui suoi cavalli di battaglia nazionali ha totalmente oscurato la presenza della candidata Borgonzoni. Al leader della Lega ora più che la critica sulla scelta del candidato viene addebitato le modalità di approccio alla campagna elettorale.

Infatti il capo del carroccio, questa volta senza la copertura come Ministro degli Interni, ha voluto alzare i toni per confermare almeno il trend conquistato alle ultime europee. Il risultato sperato di portare più gente alle urne a suo favore è stato vanificato da un movimento di ribellione alla sua invadenza: le Sardine.

Un movimento che ha avuto facile presa nella coscienza di un popolo espressione di grande senso civico, di fondamentali valori di partecipazione e difesa della democrazia. Alla Borgonzoni il suo stesso popolo ha cantato “Bella Ciao” impedendo l’assalto dei nuovi barbari suoi alleati. Dal suo canto Grillo viene scosso da incubi che gli mostrano come la città che ha battezzato il suo “Vaffa” congela il M5S in un misero 4%.

Lo aveva già capito Luigi Di Maio che pochi prima rimette il suo incarico di coordinatore del movimento, ovviamente conservando la carica di “Ministro degli Esteri”, scioglie il nodo della cravatta e lascia.   

Dopo lo scampato pericolo Nicola Zingaretti esalta il risultato. Certo ne ha buon motivo: nonostante che la sua rappresentanza in consiglio rgionale passa da 29 a 22 consiglieri riconquista il primato perso alle europee.

Nei commenti il premier Conte e i rari intervistati penta stellati cercano di assicurare che non vi saranno motivi di crisi nell’attuale compagine governativa.

Dal canto suo il Pd dovrà chiarire la propria rincorsa ad alleanze sui territori con un movimento svuotato di consensi e molto dipenderà dalla rigidità che manterrà la pattuglia grillina al Senato e alla Camera nel proseguire sulle sue richieste spesso avventuristiche.

L’abolizione della prescrizione, lo strappo del contratto di concessione autostradale, la riduzione dei parlamentari senza una ridefinizione dei collegi e una adeguata riforma elettorale, l’ostinazione a conservare quota 100 e reddito di cittadinanza, l’avvio delle opere infrastrutturali sono tutti temi che dovrebbero di fatto mettere in discussione gli equilibri di questo governo. Non ultimo nelle aule del parlamento porterà la sua dose di fibrillazione la frammentazione della pattuglia M5S.

Molto dipenderà anche da come Italia Viva interpreterà questi risultati e se si sentirà pronta ad affrontare anche elettoralmente la nuova prospettiva allargando il campo di adesione ai moderati, liberali e riformisti ad un nuovo soggetto politico che colmerebbe i vuoti di rappresentanza di una larga fascia di consenso abbandonata dallo slittamento a sinistra del Pd e dalla morsa sovranista in cui è stretta Forza Italia.

Italia Viva però non potrà sopravvivere senza un suo profilo di autonomia che la mette al riparo dalla morsa stretta dem. Un esempio per tutti è stato il sofferto assenso dato alla candidatura del giornalista Sandro Ruotolo al collegio senatoriale di Napoli del prossimo febbraio, per ottenere il diniego sulla proposta di candidatura di Federica Angeli a Roma fatta insieme a Più Europa e Azione. L’accordo napoletano prefigura scelte che potranno far nascere un’alleanza che riabiliterebbe i fallimenti dell’attuale sindaco De Magistris, le residue ambizioni dei Cinque stelle e un Pd che dovrebbe mollare l’uscente De Luca.     

Bisognerà capire se in questo momento prevarrà la convinzione che il patto sovranista e populista possa essere battuto anche elettoralmente e se c’è volontà di creare coalizioni in cui l’area liberale sia degnamente rappresentata e non prevaricata. Una cosa è certa, i risultati delle ultime regionali, detteranno l’agenda delle prossime mosse del governo e dei futuri accordi per le tappe elettorali di fine primavera.

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